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Al-mu'allakat

domenica 29 gennaio 2012

Son così chiamate sette odi composte presumibilmente tra il VI e VII sec. dell'era cristiana in Arabia e tal silloge è considerata la più famosa opera letteraria rappresentativa della Giàhiliyya, il periodo dell'ignoranza, come gli Arabi indicano l'epoca preislamica. Sembra che tali poemi fossero i vincitori di tenzoni poetiche tenute all'annuale fiera di Ukàz. Trascritti in lettere d'oro si dice venissero appesi, come segno distintivo, alle pareti della Ka'aba, santuario già prima dell'Islàm, alla Mecca. Esse furono raccolte nell'VIII sec. dal filologo Hammàd ar-Ràwiya, che secondo certa critica ne fu pure l'autore spacciandole poi per antica poesia.

La prima mu'allaqa (sing. di muallaqàt), tanto in ordine di tempo che di valore poetico, è considerata quella di Imru -al-Qays, l'errabondo e avventuroso figlio del re di un precario regno nord-arabico, "capo dei poeti del fuoco dell'inferno" agli occhi del primitivo puritanesimo islamico. Il suo poema, che come le altre muallaqàt comincia col ricordo dell'amata, è puramente egocentrico e noto per le forti descrizioni della natura, fra cui, grandiosa, la rappresentazione di un temporale; per quella del suo destriero e per la franchezza dei suoi passi erotici. Sulla lunga e minuziosa descrizione della cammella e del proprio valore in taverna si impernia la m. di Tàrafa, "il poeta della filosofia personale". In Zuhayr  prevale l'argomento sentenzioso, l'esortazione alla generosità, all'amore, e alla lode dei capi arabi che fecero cessare la lunga guerra tra due grandi tribù, gli Abs e i Dhubyàn. Per le espressioni di mitezza, i consigli e le massime che contiene questa m. si differenzia decisamente dalle altre. Di alto valore poetico è la lirica di Amr ibn Kulthùm in cui prevale il fakhr, il vanto dei meriti della propria tribù, i Banu Taghlìb e si usa contrapporla alla m., artisticamente inferiore, di Hàrith ibn Hìlliza rtenente alla tribù rivale, i Banu Bakr, che egli ovviamente esalta confutando le calunnie degli avversari. In quella di Labìd troviamo la rappresentazione di scene di vita animale e in particolare la descrizione dell'asino selvaggio, sfociando poi nell'autoencomio e in quello per la propria tribù. Nel suo poema  Antara canta il fakhr e il proprio valor guerriero, il suo disprezzo per i pericoli e la morte. A queste sette muallaqàt ne vengono spesso aggiunte altre tre: quella di Nàbigha, specialista nell'encomio; quella di A'asha che descrive l'amata, il vino, i viaggi; quella di Abìd con le sue raffigurazioni della cammella e del cavallo.

GLOSSARIO
* Ukàz è il nome del principale mercato del Hijāz fino all'affermarsi pieno dell'Islam nella Penisola Araba. Si trovava a SE di Mecca, fra Nakhla e Tā'if, nel territorio dei Hawāzin.
Kabascritta Ka'aba, ossia cubo, è una costruzione che si trova al centro della Mecca e costituisce il luogo più sacro dell'Islam.
* Mecca ovvero Makka al-Mukarrama ("Makka l'Onoratissima"), in antico Mokaraba, è una città dell'Arabia Saudita occidentale.
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