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Dal Latino all’ Italiano: i mutamenti fonetici

lunedì 30 gennaio 2012

LINEAMENTI DI GRAMMATICA STORICA DELL’ ITALIANO
 dal latino all’ italiano: i mutamenti fonetici
VOCALISMO TONICO LATINO VOLGARE I (lunga)> i 
I
(breve) E (lunga) > e (chiusa)
E (breve) > e (aperta)
A (lunga e breve) > a
O (breve) > o (aperta)
O (lunga) U (breve) >
U (lunga) > u

VOCALISMO TONICO ITALIANO I (lunga)> i 
I (breve) E (lunga) > e (chiusa)
E (breve) > je (sill lib) ; e (aperta in sill. implic)
A (lunga e breve) > a
O (breve) > wo (sill. lib) ; o (aperta in sill. implic.)
O (lunga) U (breve) > o
U (lunga) > u
VOCALISMO TONICO SICILIANO I (lunga e breve) E (breve) > i
E (breve) > e (aperta)
A (lunga e breve) > a
O (breve) > o (aperta)
O (lunga) U (lunga e breve) > u
VOCALISMO ATONO ITALIANO
I (lunga) > i 
I (breve) E (lunga e breve) > e
A (lunga e breve) > a
O (lunga e breve) U (breve) > o
U (lunga) > u
Il latino aveva 10 vocali (a, e, i, o, u), brevi o lunghe; le vocali latine in posizione tonica erano 10.
A sx le vocali palatali (i, e).
A dx le vocali velari (o, u).
Al centro la a.
In italiano le vocali seguite da consonante semplice sono lunghe; seguite da consonante doppia sono brevi.
Quando il latino si diffuse in Europa e Africa, il senso della quantità cominciò a perdersi.
Nel latino volgare, la differenza tra lunghe e brevi non sopravvisse; rimase solo quella tra vocali aperte o chiuse.
La quantità si trasformò in timbro.
Una sillaba libera o aperta termina per vocale.
Una sillaba implicata o chiusa termina per consonante.
e / o toniche brevi latine in sillaba libera hanno portato a ie / uo;
in sillaba implicata hanno prodotto e / o aperte.
E / o brevi atone hanno dato e / o.
Le parole latine avevano un accento musicale (innalzamento della voce).
La legge della penultima sillaba accentata valeva su parole di almeno 3 sillabe; sulle parola bisillabiche l’ accento si trovava, comunque, sulla penultima sillaba.
Vocale breve in sillaba libera > sillaba breve;
Vocale lunga in sillaba libera > sillaba lunga;
Vocale breve in sillaba implicata > sillaba lunga;
Vocale lunga in sillaba implicata > sillaba lunga.
In italiano l’ accento divenne intensivo ( forza articolatoria su sillaba accentata).
Fenomeni del vocalismo: • Monottongamento di au / ae / oe (sono i 3 dittonghi del latino classico, che hanno prodotto monottongandosi, rispettivamente o / e / o).
           • Dittongamento toscano di  e / o toniche in sillaba libera ( dittongatisi in  ie / uo ; non 
              si produce in sillaba implicata). 
           • Regola del dittongamento mobile (ha interessato parole diverse che fossero corradiali, in
              molti verbi è andata perduta).  
Nell’ italiano attuale il dittongamento non compare nelle parole in cuoi e / o seguono il gruppo di consonante + r. a metà ‘400, si diffuse la riduzione di ie in e; a metà ‘500, si diffuse la riduzione di uo in o; le forme dittongate sopravvissero fino all’ 800, nella lingua degli scrittori più tradizionalisti. Nell’ italiano attuale sono in forte declino le forme con il dittongo uo preceduto dal suono palatale gi / dgi /gli /gni. Una forte spinta all’ abbandono del tipo uo venne da manzoni dopo la revisione linguistica dei promessi sposi. Le forme senza dittongo sono dovute all’ influsso del siciliano antico.
• Anaforesi: innalzamento di suono (e / o in posizione tonica passano a i /u; fenomeno tipicamente
fiorentino; avviene in 2 casi:1) e tonica in i seguita da gl / gn); e / o toniche si chiudono in i / u se
sono seguite da nasale velare enk / eng / ong (no onk!).
• Chiusura di vocali toniche in iato: e /o aperte o chiuse toniche, se precedono vocale diversa da i, formano iato e tendono a chiudersi estremamente in i /u.
• Chiusura della e protonica in i; il fenomeno è stato uniforme nei monosillabi con e, in cui la e si presenta in posizione protonica sintatticamente.
      • Chiusura della o protonica in u.
      • Chiusura della e postonica in sillaba non finale ( in parole di almeno  sillabe).
      • Passaggio di ar intertonico e protonico in er: nelle parole uscenti in –eria (derivato da –aria); -arello>-erello; -areccio>-ereccio; il fenomeno si è indebolito con il tempo, imponendo nuovamente oggi la forma  – ar in derivati dal romanesco o romano.
     • Labializzazione della vocale protonica: in alcune parole, e / i, seguite da p / b / f / v / m, sono state attratte nell’ orbita articolatoria di queste, divenendo o / u.
Fenomeni del consonantismo: • Consonanti conservatesi nell’ italiano: d / m / n / l / r / f.
• Assimilazione consonantica: regressiva, quando tra consonanti di difficile pronuncia, la seconda assimila a sé la prima (  cs / ct / dv / mn / ps / pt), progressiva, quando la seconda è assimilata dalla prima (nd / mb); il fiorentino ha conosciuto solo la regressiva, diversamente dai dialetti centro meridionali.
• Caduta di consonanti finali: sono cadute m / t; mentre la s, nei monosillabi si è palatalizzata in i, oppure si è assimilata alla consonante iniziale della vocale successiva (raddoppiamento fonosintattico); nei polisillabi, prima di cadere, la s ha palatalizzato la vocale precedente.
• Palatalizzazione dell’ occlusiva velare: nel latino tardo, davanti e  , le velari k / g si sono palatalizzate in ci / dg.
• Trattamento di j iniziale e interna: j si è trasformato in affricata palatale sonora gi in posizione iniziale; in affricata palatale sonora intensa ggi, in posizione intervocalica.
• Labiovelare:  k / g, seguite da  u semiconsonantica, si sono trasformate in  kw / gw. Labiovelare primaria se esisteva già in latino classico, secondaria se prodottasi dal volgare all’ italiano.
• Spirantizzazione della labiale sonora intervocalica: in posizione iniziale o dopo consonante, la  b latina si è conservata; seguita da r è diventata doppia; in posizione intervocalica si è trasformata in v; successivamente si è avuto un progressivo indebolimento, sino al dileguo; la b intervocalica si è mantenuta nei latinismi.
• Sonorizzazione delle consonanti: indebolimento articolatorio di p>b / k>g / t>d. p / c (seguita da a / o / u), t(tra vocale ed r) si sono trasformate nelle sonore corrispondenti b / g / d.
• Nesso consonante + j : j, derivante da i latina o dalla chiusura in iato di e breve, ha trasformato la consonante che lo precedeva, spesso raddoppiandola:
     1. labiale + j (p / b / v) : ha prodotto un raddoppiamento; la v si è confusa con la b.
     2. velare + j (k / g) : in un primo momento, ha intaccato la  velare sorda e sonora trasformandole in affricata palatale sorda e sonora; in un secondo momento, ha prodotto il raddoppiamento, e infine si è dileguato.
    3. dentale + j (t / d) : tj in toscana ha avuto  esiti: a) si è trasformato in un’ affricata dentale sorda ts, doppia se fra due vocali, scempia se tra vocale e consonante; b) si è trasformato in una sibilante
palatale sonora z.  dj in toscana ha avuto  esiti: a) si è trasformata in affricata alveolare sonora  dz,
doppia tra due vocali, scempia tra vocale e consonante; b) si è trasformata in affricata palatale sonora
intensa dgg.
    4. nasale + j (m / n) : mj: raddoppiamento della nasale. Nj: in una prima fase ha raddoppiato la nasale,
poi è divenuta una nasale palatale intensa gnn.
    5. laterale + j (l) : in un primo momento ha prodotto un raddoppiamento della laterale precedente llj; poi
ha intaccato la alterale intensa, trasformandola in laterale palatale intensa gli.
   6. vibrante + j (r) : in toscana è caduta r; nel resto d’ italia invece è caduto j.
   7. sibilante + j (s) :a Firenze ha avuto  esiti paralleli: una palatale sorda tenue sc, una sibilante palatale
sorda tenue dg.
   8. consonante + l: si trasformano in nesso consonate + j. (pl / bl / cl / gl).
   9. casi particolari di nessi consonate + l : sl non conosciuto nel latino classico, in posizione interna si è formato in seguito alla sincope della u nella sequenza – sul; per i parlanti ha dato origine al nesso skj.
Il nesso tl, sconosciuto al latino classico, formatosi dalla sincopoe della u in –tul, si è confuso con cl,
risultando kkj.
Fenomeni generali:  Prostesi : aggiunta di un corpo fonico all’ inizio di parola, per evitare la pronuncia di una
difficile sequenza di  consonanti.
Epitesi : aggiunta di un corpo fonico alla fine di parola, soprattutto nelle parola terminanti
per consonante, o troche.
Epentesi : aggiunta di un corpo fonico all’ interno di parola; può essere consonantica o vocalica.
Aferesi : caduta di un corpo fonico all’ inizio di una parola, tipica dell ‘italiano; due parole in
sequenza  formano un’ univerbazione.
Discrezione dell’ articolo: separazione dell’ articolo, in parole inizianti per l / la , interpretate
dal parlante come articolo determinativo; nel caso della n, come articolo indeterminativo.
Concrezione dell’ articolo: articolo e nome formano un tutt’ uno nel parlato, l’ articolo
diventa parte del nome.
Sincope: caduta di un corpo fonico all’ interno di una parola; cadono le vocali o le sillabe più
deboli, non accentate.
Apocope: caduta di un corpo fonico alla fine di parola, può essere vocalica o consonantica.
 È registrata più in poesia che in prosa; ne è una forma l’ aplologia in parole terminanti in – / -
tù. Nell’ italiano moderno l’ apocope sillabica è presente in pochi casi ( grande / santo / poco
/ frate / modo); l’ apocope vocalica si registra in casi come del / al / bel / quel. L’ apocope
vocalica è obbligatoria in  casi: 
1. negli infiniti seguiti da un pronome atono.
2. in sostantivi usati come titolo di rispetto.
3. con l’ aggettivo buono se precede il nome a cui si riferisce.
Elisione : caduta della vocale finale atona di una parola davanti alla vocale iniziale della parola successiva; mai prima di una parola cominciante per consonante, è sempre segnalata dall’ apostrofo.
Raddoppiamento fonosintattico: si produce nell’ ambito di una frase, come assimilazione regressiva; avviene dopo:
1. monosillabi forti (dotati di accento).
2. dopo parole tronche.
3. dopo uno dei quattro monosillabi piani (come, dove, sopra, qualche) .
E’ un fenomeno omogeneo dell’ italia centro meridionale; sconosciuto al nord.
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