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Dal Latino all’ Italiano: i mutamenti morfologici

lunedì 30 gennaio 2012

dal latino all’ italiano: i mutamenti morfologici
La lingua latina
aveva due numeri, singolare e plurale, diverse uscite li caratterizzavano; nell’ italiano non ci sono state modifiche.
La lingua latina aveva 3 generi: maschile, femminile e neutro; nel passaggio all’ italiano il neutro si perse, e le parole che appartenevano a questo genere furono assimilate al maschile. Del genere neutro rimangono vari relitti: parole maschili singolari che presentano 2 plurali diversi, anche di uso e significato.
Nell’ italiano antico i casi di neutro erano molto più numerosi.
Il latino aveva i casi e le declinazioni, strumenti attraverso i quali si distinguevano le funzioni logiche delle parole. 
L’ italiano affida questa funzione alla posizione nella frase, all’ opposizione tra articolo e preposizioni.il caso latino è la diversa uscita che una parola poteva assumere per esprimere funzioni diverse. 
I casi erano 6: 1. nominativo (soggetto)
2. genitivo (complemento di specificazione)
3. dativo (complemento di termine)
4. accusativo (complemento oggetto)
5. vocativo (invocazione)
6. ablativo (vari complementi).
7. ogni nome o aggettivo era composto da una parte fissa (radice) e da una variabile(desinenza), che cambiava a seconda della funzione.
Le declinazioni erano 5: 1. nomi maschili e femminili (nominativo –a / genitivo –ae)
2. ‘’ ‘’ (nominativo –us / genitivo –i) ; nomi neutri (nominativo –um / genitivo –i) ; nomi maschili (nominativo –er / genitivo –i)
3. nomi maschili, femminili e neutri (nominativo vario / genitivo –is)
4. nomi maschili e femminili (nominativo –us / genitivo –us) ; nomi neutri (nominativo –u / genitivo–us)
5. nomi femminili (nominativo –es / genitivo –ei).
Il passaggio di un nome da una declinazione all’ altra è detto metaplasmo; possono esserci anche o numero.
Il caso da cui derivano le parole italiana è l’ accusativo.
L’ articolo determinativo e indeterminativo rappresentano una novità apparsa nell’ italiano.
L’ articolo determinativo continua la forma latina ille, illa, illud; l’ aticolo indeterminativo continua la forma unus, una, unum. Queste forme non erano articoli, ma dimostrativi.
La forma intermedia tra dimostrativo latino e articolo determinativo è detta articoloide.
L’ articolo determinativo maschile il / lo / i / gli è distribuito secondo il suono della parola che segue.
Nella lingua delle origini l’ unica forma adoperata era lo, proveniente da illum, indipendentemente dalla parola che seguiva.
La finale della parola che precedeva finì per influenzare i parlanti: se era una consonante restava lo; se era una vocale lo si riduceva a l, che fu fatta precedere da una vocale d’ appoggio che ne consentiva la pronuncia autonoma; in toscana si ebbero le forme el / il.
La forma originaria dell’ articolo plurale maschile era li, proveniente da illi. Quando precedeva una parola iniziante per vocale si determinava l+j >gli; la forma i ne è una riduzione.
L’ articolo femminile singolare parte da ille; il plurale viene da illes.
Il sistema dei pronomi personali italiano è vicinissimo a quello latino: io / tu per il soggetto
me / te per complemento
io deriva da eo >egome / tu / te derivano da me / tu / te latini
noi e voi da nos e vos• il latino non possedeva pronomi di 3 persona singolare e sopperiva con is / ille / ipse.
• Il fiorentino antico ha molti pronomi di 3 persona singolare: egli / elli / esso / ella / essa / essi / egli / elli / eglino / elle / esse / elleno; altri meno frequenti: ei / la / le / lui / lei / loro, con funzione di complemento.
Derivano da ille / ipse.
Alla base di queste forme c’ è il rimodellamento della forma volgare illi / illui / illei/ illorum.
Le forme  lui / lei / loro si affermarono sempre più con funzione di soggetto, anche se a  lungo avversati dalle grammatiche.ci sono anche pronomi atoni clitici: proclitici ed enclitici : mi / ti / gli / le / lo / la / si / ci / vi / li / le / si.
- Mio / mia / mie derivano dalle basi latine meum / meam / meas; miei viene da mei. Tuo / tua / tue / suo / sua / sue vengono dalle basi latine tuum / tuam / tuas / suum / suam / suas.
- Le forme maschili plurali tuoi / suoi, derivando da tui / sui avrebbero dovuto dare toi / soi.
Nostro deriva da nostrum; vostro da vostrum; loro deriva da illorum.
Hic / iste / ille avevano un significato corrispondente a questo / codesto / quello. Nel latino parlato i dimostrativi furono rafforzati dall’ avverbio espressivo e attualizzante eccum:  • Eccum istum > questo (vicino a chi parla)
• Eccum tibi istum > codesto (vicino a chi ascolta)
• Eccum illum > quello (lontano da chi parla e chi ascolta)
Il sistema tripartito resiste bene in toscana e nell’ italiano burocratico.
Oltre a questo / codesto / quello, l’ italiano possiede altri aggettivi e pronomi dimostrativi: stesso (dall’ unione di iste + ipse) e medesimo (dall’ unione di met + ipsissimum).
L’ italiano ha due tipi di pronome relativo: • Uno variabile: il quale (che continua le forme dell’ interrogativo qualis)
• Uno invariabile: che / cui (che deriva dal latino qui / quae / quod)
Nell’ italiano attuale il che proveniente da quid svolge le funzioni: causale, dichiarativa, comparativa.
Gli aggettivi e i pronomi indefiniti dell’ italiano sono : • Qualche (aggettivo) deriva dalla riduzione di qual che sia.
• Qualcuno / qualcosa (pronome) deriva da qualche uno / qualche cosa
• Alcuno (aggettivo e pronome) deriva da alicunum
• Certo (aggettivo e pronome) deriva da certum
• Tale (aggettivo e pronome) deriva da talem
• Altro (aggettivo e pronome) deriva da alterum
• Ogni (aggettivo) deriva da omnis
• Tutto (aggettivo e pronome) deriva da totus.
Il sistema verbale ha subito fortissime modifiche: • Riduzione delle coniugazioni verbali
• Formazione dei tempi composti
• Diversa formazione del futuro
• Formazione del condizionale
• Formazione del passivo perifrastico
Il latino aveva 4 coniugazioni verbali:  1. are
2. ere
3. ere
4. ire
l’ italiano ha 3 coniugazioni (la seconda ha assorbito le coniugazioni 2 / 3 latine):
1. are
2. ere
3. ire
se oggi si forma un nuovo verbo, esso assume la desinenza della 1 o 3 coniugazione.
Le terminazioni del presente indicativo italiano continuano quelle latine: 1. prima persona singolare desinenza –o
2. seconda persona singolare desinenza –i
3. terza persona singolare desinenza –a (1 con.) ; -e (2 / 3 con.)
4. seconda persona plurale desinenza – ate / -ete / -ite
5. terza persona plurale desinenza –no.
Il passato remoto italiano deriva dal perfetto indicativo latino.
Nel latino, questo tempo indicava un fatto conclusosi nel passato senza conseguenze sul presente, oppure il risultato nel
presente di un fatto compiutosi nel passato.
L’ italiano rende questi valori con 3 tempi: il passato prossimo; il passato remoto e il trapassato prossimo.
Nei verbi regolari di 1 e 4 coniugazione il tema del perfetto si formava aggiungendo una w al tema del presente.
I verbi regolari di 1 e 4 coniugazione avevano  un perfetto uscente in – avi e –ivi, che furono così modificate:
    • 1  p. s. caduta della v intevocalica (avi>ai; ivi>ii)
    • 2 p. s. sincope della vi e ritrazione dell’ accento
   • 3 p. s.caduta della i dell’ uscita determinala formazione di un dittongo secondario au, che si monottongo in o, originando la forma tronca.
In alcuni verbi di seconda coniugazione si affermò la forma del passato remoto in –ei / - esti / -è / -emmo / -este / -erono.
I verbi con l’ uscita in –si sono i perfetti sigmatici.
In latino  la coniugazione attiva era formata solo da forme verbali semplici (unico elemento).
Il traducente italiano di un tempo sintetico latino è un tempo composto (ausiliare + participio passato) .
Le forme verbali composte erano diffuse nel latino parlato.dall’ unione del presente indicativo del verbo habere col participio perfetto è nato l’ indicativo passato prossimo italiano; gli altri tempi composti  sono derivati dall’ unione di altre forme del verbo avere con il participio passato.
In latino la coniugazione passiva era costituita da forme verbali semplici e perifrastiche (participio perfetto + voce del verbo sum – essere).
In italiano, le forme analitiche con l’ ausiliare essere e il participio passato hanno completamente sostituito le forme semplici con la desinenza propria del passivo che si univa al tema del verbo.
Le voci del verbo avere hanno concorso alla formazione di due tempi semplici: il futuro e il condizionale.
Nel latino classico l’ indicativo futuro aveva una formazione analoga a quella di altri tempi dell’ indicativo: al tema del verbo si aggiungeva un’ uscita che variava a seconda della coniugazione (-bo / -am).
Il latino aveva varie forme perifrastiche alternative al futuro sintetico.
In italiano il condizionale ha due funzioni fondamentali: 
      • esprimere la conseguenza all’ interno di un’ ipotesi giudicata possibile o irreale.
      • esprimere il futuro in dipendenza da un passato.
La lingua latina esprimeva questi significati in modi diversi perché non aveva il condizionale, nato poi da una perifrasi del latino volgare formata dall’ infinito e da una voce del verbo haber.
In fiorentino la voce usata è stata hebui, ridotto poi a –ei per sincope.
Le rimanenti 5 uscite del condizionale (  - esti / -ebbe / emmo / -este / ebbero) derivano dalla riduzione o dalla trasformazione delle altre persone verbali di hebui ( hebuisti / hebuit / hebuimus / hebuistis / hebuerunt).
Nei dialetti meridionali si registra un’ altra forma di condizionale oggi molto rara, che deriva dal piuccheperfetto indicativo latino (amara, cantara).
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