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IL LIBRO DEGLI AVARI (Kitàb al-bukhalà)

domenica 29 gennaio 2012

Prezioso libro in cui l'A. ha raccolto una serie di gustose scenette che han per protagonisti avari e risparmiatori e il cui scopo è l'esaltazione della generosità degli Arabi in contrapposizione all'avarizia della borghesia d'origine persiana. È una galleria di ritratti, una satira contro i non arabi e un'analisi dell'avarizia che non ha simili nella letteratura araba. All'acutezza delle sue osservazioni si aggiunge lo scetticismo brioso, il senso del comico e lo spirito satirico che fanno di al-Giàhiz un eccellente ritrattista dei caratteri e della società. Varie categorie sociali - dotti, letterati, maestri di scuola, cantori, scribi - sono l'oggetto dei suoi spesso benevoli strali ed è d'uopo sottolineare come egli rimanga sempre nei limiti delle convenienze. Vi si trovano discussioni intorno alla generosità e all'avarizia e altre informazioni sui costumi degli Arabi in generale e quelli relativi all'ospitalità. I molteplici aspetti della società abbàside che l'opera ci presenta la rendono importante anche dal punto di vista storico e documentario.

Libro degli A.vari apre il libro con un panorama generale sulla psicologia degli avari, la cui conoscenza è ritenuta molto importante per la comprensione di questo tipo di persone. Segue un'epistola di Sahl ibn Harùn, poeta e scrittore d'origine persiana contemporaneo di al-Giàhiz, a certi suoi cugini che avevano rimproverato la sua opinione sull'avarizia e criticato le sue teorie circa l'acquisizione delle ricchezze. Sahl risponde elogiando l'avarizia, o meglio, la saggia sobrietà e l'economia, che è la forma intelligente dell'avarizia, come sostiene d'altronde lo stesso al-Giàhiz, che affronta poi decisamente l'argomento col racconto della gente del Khorasàn e specialmente degli abitanti di Merv, per i quali l'avarizia fa parte della loro natura al punto che "i loro stessi galli strappano i chicchi dal becco delle galline". Continua col narrar dell'avarizia degli abitanti di Basra e con la lunga sequenza di aneddoti che compongono la mole dell'opera. I suoi personaggi sono vivi, simpatici, di lingua scorrevole e con logica e facondia svelano il proprio animo al lettore. Dopo i racconti l'A. pone altre due epistole di suoi contemporanei: una in lode alla generosità, l'altra sull'immoralità dello sperpero. L'ultimo capitolo si dilunga sull'alimentazione degli antichi Arabi.
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