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Origini e primi documenti dell’ italiano

lunedì 30 gennaio 2012

Cap. 1  Origini e primi documenti dell’ italiano L’ italiano deriva dal latino volgare.
Diversi livelli linguistici esistono nel latino, in cui si mescolano una componente sociolinguistica (sincronica) e una  componente diacronica.
Il latino volgare conteneva molte parole presenti nel latino scritto, altre parola furono innovazioni del latino parlato, non attestate nello scritto.
L’ appendix probi è una lista di 227 parole non corrispondenti alla buona norma (V sec. d. C.), secondo il modello “A  non B”.
L’ errore è una deviazione rispetto alla norma; quando si generalizza diventa norma.
Nei fenomeni di sostrato il latino si impose su lingue preesistenti.
Nel superstrato le lingue si sovrapposero al latino.
Nell’ adstrato interagirono lingue confinanti.
Le vocali si possono distinguere in lunghe e brevi; quelle accentate sono toniche, altrimenti si dicono atone.
Le consonanti vengono pronunciate con un restringimento (fricative) o un occlusione (occlusive) del flusso d’ aria; la combinazione delle prime e delle seconde produce le affricate.
Si distinguono in sorde o sonore a seconda della vibrazione delle corde vocali.
                       * Occlusive: p, b, t, d, k, g.
                       * Nasali : m, n, gn.
                       * Laterali: l, gl.
                       * Vibrante: r.
                       * Fricative: s, z, f, v, sc, dg.
                       * Affricate: ts, dz, dc, dg.
Ipa (alfabeto fonetico internazionale).
Il latino ha 10 vocali, l’ italiano 7.
Lo sviluppo vocalico delle parole italiane è interessato dal dittongamento di  e (br) in  ie /  o (br) in  ou; e dal monottongamento di ae in e (br) oe in e (lung); il dittongo au in o.
La metafonesi ha trasformato e>i ; o>u, davanti alla i finale.
Le consonanti doppie latine si conservano in toscana e meridione.
I gruppi consonantici ct e pt hanno prodotto un raddoppiamento.
Nel passaggio si è avuta una perdita delle consonanti finali, un collasso del sistema delle declinazioni.
Le parole italiane derivano dall’ accusativo latino.
Gli articoli determinativi provengono dai dimostrativi illum, illam; l’ articolo indeterminativo deriva dal numerale latino unum.
Il latino aveva 3 generi: maschile, femminile e neutro; nell’ italiano, quest’ ultimo è stato soppresso.
Nel latino classico, il verbo era alla fine della frase; nel latino volgare e poi nell’ italiano l’ ordine era S.V.O. Il latino è ipotattico (subordinate), l’ italiano è paratattico (coordinate).
L’ atto di nascita della lingua italiana è il placito capuano. Altri documenti sono: l’ indovinello veronese; l’ iscrizione nella catacomba romana di commodilla, l’ iscrizione della basilica romana di san clemente.
La letteratura italiana si sviluppa nel ‘200, con la scuola siciliana, alla corte di federico II di Svevia.
Cap. 2   il duecento Prima della scuola siciliana, due furono le letterature romanze: il francese in lingua d’ oil, e il provenzale in lingua d’oc.
I poeti siciliani imitarono le tematiche amorose della poesia provenzale, adottando il dialetto siciliano. I copisti toscani intervennero, eliminando i tratti siciliani, dando luogo a rime imperfette.
Morto federico II (1250), l’ eredità siciliana passò in toscana e a bologna, con i poeti siculo-toscani e stilnovisti.
Dante, nel convivio reputa il latino superiore, perché utilizzato dall’ arte; nel  de vulgari eloquentia riconosce la superiorità del volgare, in quanto lingua naturale.
Il primo testo narrativo volgare del ‘200 è il novellino, di vistosa semplicità sintattica.
Le scritture mercantili sono importanti per la documentazione dell’ antico fiorentino.
Cap. 3  il trecento
La commedia è ricca tematicamente e letterariamente, promuove il volgare.
Il canzoniere, di petrarca; la commedia, di dante, e il decameron, di boccaccia, formano la triade delle 3 corone.
La commedia ha un registro plurilinguistico, che accoglie elementi di derivazione diversa; si esprime  dal livello basso  (inferno) al sublime teologico (empireo).
Il linguaggio poetico di tetrarca è altamente selettivo; lo stesso titolo non è in volgare.
Comprende chiasmi, antitesi, enjambements, anafore, allitterazioni, binomi di aggettivi, tipici del
linguaggio poetico italiano. Manca l’ apostrofo, è presente l’ h etimologica.
Nel decameron ricorrono situazioni narrative molto variegate. La grafia di boccaccio presenta latinismi come la x, il nesso ct, le h etimologiche; si trovano virgola, punto e virgola, due puntipunto.
Cap. 4  il quattrocento 
L’ atteggiamento comune dei primi umanisti era il disprezzo verso il volgare, preferito al latino.
Latino e volgare entrarono in simbiosi con esperimenti di mistilinguismo, contaminazione colta (macaronico, polifilesco).
Leon battista alberti è uno degli autori che manifestano piena fiducia nell’ italiano. Con l’ umanesimo volgare, iniziò la promozione della nuova lingua.scrive una prima grammatica grammatichetta vaticana, come una sfida a dimostrazione che anche il volgare ha una sua struttura grammaticale ordinata. La stesura è basata sull’ uso vivo della lingua.
A Firenze, Lorenzo il magnifico rilancia politicamente in favore del toscano; il volgare è un esercizio colto in ambiente d’ elite.
Nel ‘400 si ha la raccolta di laude, nelle comunità del settentrione. Le sacre rappresentazioni mettono gli incolti dialettofoni in contatto con la lingua nobile toscanizzata.
La predicazione cristiana si rivolgeva al popolo in volgare.
Il modello di boccaccia non poteva adattarsi a tutte le occasioni di scrittura, per cui si sviluppò una coinè (lingua comune superdialettale).
Cap. 5  il cinquecento Nel ‘500 il volgare raggiunse piena maturità.
La letteratura dava spazio a: ariosto, tasso, aretino, machiavelli, gucciardini.
Gli intellettuali avevano fiducia nella nuova lingua.
Il latino, tuttavia, mantenne posizione nella pubblica amministrazione, nella giustizia, nella matematica, nella medicina e nella filosofia; il volgare acquistò credito nei testi di arti applicate, nella storiografia e nella letteratura.
Nel 1501, uscì un tetrarca volgare curato da bembo, il quale aprì la questione della lingua con la pubblicazione delle prosa della volgar lingua, in cui vi è un’ analisi storico-linguistica del volgare, come contaminazione del latino ad opera delle invasioni barbariche.
Per bembo, la lingua non si acquisisce dal popolo toscano, ma dalla frequentazione di modelli scritti. Egli non accettava totalmente il modello offerto dalla commedia dantesca, ma quello del canzoniere petrarchesco, per la forte selettività.
Nel 1529, trissino ristampò il de vulgari eloquentia in cui, a suo avviso, dante negava la fiorentinità della lingua letteraria; da qui si sviluppò un’ accesa polemica sull’ opera e circa la sua originalità.
Il de vulgati eloquentia divenne il simbolo di tutti coloro i quali avversavano le teorie linguistiche fiorentiniste.
Nel ‘500 si ebbero le prime grammatiche e i primi vocabolari.
La più famosa accademia italiana era l’ accademia della crusca (1582), conosciuta per la polemica contro la gerusalemme liberata del tasso, a favore del primato dell’ ariosto.
Nel ‘500 si sviluppò la trattatistica d’ arte, grazie alle vite del vasari (1550/1568).
Il principe è uno splendido esempio di prosa, in un fiorentino ricco di latinismi.
Galileo, rinunciando al latino limitò consapevolmente la circolazione internazionale delle sue opere.
Spagnolo e portoghese avevano allora il ruolo dell’ odierno inglese.
Nella prima metà del ‘500 la commedia era il genere ideale per la realizzazione di un vivace mistilinguismo: veneziano, toscano, spagnolo, milanese, napoletano.
La chiesa è protagonista della storia linguistica italiana, dal concilio di trento alla fine del ‘600.
La lingua ufficiale restò il latino, ma il problema verteva sulla catechesi e sulla predicazione.
Cap. 6  il seicento 
La crusca fu un’ associazione privata, in un’ italia divisa in stati diversi. Il suo più importante contributo venne dal vocabolario (1612), che assunse un prestigio sovraregionale e internazionale.
Il primo avversario della crusca fu paolo beni, autore di un’ anticrusca; egli considerava la lungua italiana come patrimonio comune.
Il linguaggio scientifico risentì di molte trasformazioni per merito di Galileo, acui non mancò mai la fierezza della propria lingua toscana, senza per questo scadere nel livello popolare, con grande rigore logico- dimostrativo, ed eccezionale chiarezza linguistico terminologica.
Tra ‘500 e ‘600 il melodramma permise di affrontare la questione del rapporto tra parola e musica.
Il melodramma si caratterizza come spettacolo d’ elitè, complesso e dispendioso.
Con marino e il marinismo, le innovazioni si fanno ancora più accentuate: il catalogo degli oggetti poetici si allarga, i poeti barocchi arrivarono a utilizzare il nuovo lessico scientifico.
La miscela tra il vecchio e il nuovo sarà la caratteristica della poesia didascalica del ‘700.
Alla fine del ‘ 600 il gesuita dominique bouhours svolse la tesi secondo la quale tra gli europei, solo i
francesi possedevano l’ effettiva capacità di parlare, mentre gli italiani sospiravano, a causa di una eccessiva sdolcinatezza poetica.
La risposta italiana a questa testi tardò a venire; le polemiche contro bouhours  segnano il passaggio al nuovo secolo, in cui l’ egemonia del francese divenne una realtà incontrastata.
Cap. 7  il settecento All’ inizio del secolo, lo spagnolo era in fase calante, in contrapposizione alla crescita del prestigio francese.
L’ italiano aveva una posizione importante a Vienna, ed era abbastanza conosciuto a Parigi.
La penetrazione del francese in italia, era una questione dominata principalmente dalla moda.
L’ ordine naturale degli elementi della frase, S.V.O., in italiano era libero, e questo era ritenuto un difetto strutturale.
Nella rinunzia avanti notaio al vocabolario della crusca, alessandro verri esprime la propria insofferenza verso l’ autoritarismo fiorentino.
Melchiorre cesarotti, nel saggio sulla filosofia delle lingue enuncia 8 teorie fondamentali:
               1. tutte le lingue nascono e derivano
               2. nessuna lingua è pura
               3. tutte le lingue nascono da una combinazione casuale
              4. nessuna lingua nasce da un progetto di autorità
              5. nessuna lingua è perfetta
              6. nessuna lingua è tanto ricca da non avere bisogno di nuove ricchezze
              7. nessuna lingua è inalterabile
              8. nessuna lingua è parlata in modo uniforme nella nazione.
La lingua scritta non dipende dal popolo, ma neanche ciecamente dagli scrittori.
Egli non chiede libertà da tutte le regole, ammettendo con estrema cautela le parola straniere. Distingue il genio grammaticale (inalterabile), dal genio retorico/ lessicale (alterabile).
Cesarotti auspicava la creazione di un vocabolario in 2 forme: una ampia e una ridotta.
Anche il popolano doveva saper scrivere e parlare l’italiano; a questo proposito, Scipione maffei suggerisce l’ introduzione di un insegnamento di lettere toscane, divenuto obbligatorio in Piemonte (1733/1734).
Alla fine del ‘700, grazie alla politica scolastica di maria teresa d’ austria, furono avviate le riforme nella scuola del lombardo veneto, nacque la scuola comunale.
La lingua italiana, tuttavia, si prestava poco alla conversazione, tranne che per i toscani.
Il successo dell’ opera italiana nel ‘700 è molto grande, anche all’ estero, in contrapposizione al francese, lingua della chiarezza e della razionalità.
Mozart conosceva l’ italiano, e lo mescolava al tedesco, al francese e la latino, utilizzò i libretti del da ponte (don giovanni, nozze di figaro, così fan tutte).
Goldoni scrisse opere in veneziano, in italiano e in francese a parigi.
Nel 1690 a roma venne fondata l’ arcadia, grande palestra poetica, ispirata al modello di petrarca: largo uso di enclisi, iperbati, troncamento (per distinguere la poesia dalla prosa).
Alfieri inaugurò il soggiorno a firenze come pratica di lingua viva, imitato poi nel secolo successivo.
Cap. 8  l’ ottocento  All’ inizio dell’ 800 si sviluppò il purismo, capofila ne fu antonio cesari. Vincenzo verri ebbe l’ autorevolezza per porre un freno alle esagerazioni del movimento, arrivando anche a colpire il vocabolario della crusca.
L’ italiano si imparava dai libri e lo si applicava solo in letteratura, preferendo per la comunicazione informale il dialetto.
Manzoni affrontò la questione della lingua a partire dalle sue personali esigenze di romanziere.
Il fermo e lucia (1821) fu una prima fase (eclettica) dei promessi sposi, che cercava di raggiungere uno stile moderno, mediante vari elementi, accettando francesismi e milanesismi; nella seconda introduzione al fermo e lucia (1823) ammetteva il fallimento: la seconda fase( toscano-milanese) corrisponde alla stesura dei promessi sposi del 1827, con una lingua generalmente toscana, ottenuta per via libresca. Nel 1827, manzoni fu a Firenze e nel 1840 pubblicò una edizione corretta dei promessi sposi, scorrevole, piana, purificata dia latinismi, dialettismi ed espressioni letterarie
arcaiche.
Nel 1868 nella relazione al ministro broglio proponeva che si realizzasse un nuovo vocabolario, su basi nuove; la questione della lingua si legava alla questione sociale dell‘ organizzazione della scuola nel nuovo regno d’ italia.
L’ esempio di manzoni favorì la prassi della risciacquatura in arno, come il testo l’ idioma gentile di de amicis dimostra, nonostante l’ inutile ostilità di benedetto croce.
Unico freno alla diffusione del progetto manzoniano fu carducci, avversario del popolanesimo toscaneggiante, pronto sferzarlo con la sua satira.
L’ 800 è stato il secolo dei dizionari.
Al momento dell’ unità politica italiana (1861), mancava una lingua comune alla conversazione, solo una minoranza era in grado di parlare italiano, tutti gli altri erano confinati nell’ uso del dialetto.
Nel 1859 per la prima volta la scuola elementare divenne ovunque obbligatoria e gratuita.
La scuola incise profondamente anche se esistevano gravi condizioni di disagio.
Secondo tullio de mauro, le cause che hanno portato all’ unificazione linguistica dopo la formazione della stato unitario italiano sono:
                     1. azione unificante della burocrazia e dell’ esercito
                     2. azione della stampa periodica e quotidiana
                     3. effetti demografici come l’ emigrazione
                     4. aggregazione attorno a poli urbani.
Nell’ 800 il linguaggio giornalistico acquistò un’ importanza superiore, come fenomeno di massa.
La prosa dell’ 800 si fonda sulla moderna letteratura narrativa di manzoni e verga.
Manzoni rinnova il linguaggio della saggistica e del romanzo, avvicinando lo scritto al parlato.
La prassi di correzione dei promessi sposi segue determinate tappe:
             • espunzione delle forme lombardo-milanesi (eliminazione del termine marrone come sproposito)
             • eliminazione di forme eleganti e auliche, sostituite da forme comuni e casuali
             • assunzione di forme tipicamente fiorentine (monottongamenti di uo>o; lui/lei come soggetto)
             • eliminazione di doppioni di forme e di voci.
Collodi, similmente al manzoni, ebbe una grande influenza sul pubblico giovanile, con il celeberrimo le avventure di pinocchio, collaborando a diffondere la lingua toscana in tutta l’ italia.
Nei malavoglia, verga non abusa del dialetto, non lo usa come macchia locale; adotta parole siciliane comprensibili in tutta l’ italia, ricalcando l’ uso del che>ca polivalente, la ridondanza pronominale, il ci attualizzante, gli per loro, raddoppiamenti e ripetizioni.
Sintatticamente, utilizza il discorso indiretto libero.
Il linguaggio poetico dell’ 800è fedele alla tradizione aulica e illustre. Per nobilitare parole che non appartenevano alla
poesia si ricorreva alla sincope o al troncamento. Il linguaggio della poesia non permetteva l’ introduzione di parole
quotidiane, che venivano indicate con perifrasi.
Cap. 9  il novecento La lingua italiana del novecento ribolle di novità. Carducci è l’ ultimo scrittore vate; la poesia di d’ annunzio è nobilitata attraverso la selezione lessicale, in cui dissemina arcaismi, tecnicismi, preziosismi.
La prima rottura con il linguaggio poetico si ha in pascoli, nei crepuscolari e nell’ avanguardia
In pascoli cade la distinzione tra parole poetiche e non poetiche, fino a includere dialettismi e l’ idioma italo-americano.
La poesia crepuscolare accentuò la tendenza prosastica.
L’ avanguardia in italia fu il futurismo, con un provocatorio rinnovamento della forma, parole miste a immagini, caratteri tipografici di dimensioni diverse, abolizione della punteggiatura, uso dell’ onomatopea.
Il riflesso del parlato si ha nella prosa pirandelliana, con interiezioni frequentissime; pirandello non rinuncia a dare alle sue opere una lieve patina di colore locale.
Svevo è famoso per il non facile rapporto con l’ italiano; tozzi introduce senismi nei suoi romanzi; un uso particolare del dialetto si ha nel mistilinguismo gaddiano.
L’ oratoria del primo ‘900richiama i discorsi mussoliniani alla folla, sui quali influì il modello dannunziano:
abbondanza di metafore religiose, militari, equestri, tecnicismi di sapore romano, ossessione per i numeri.
Il fascismo ebbe una politica linguistica aggressiva, repressiva e xenofoba.
Pisolini nelle nuove questioni linguistiche partendo da premesse marxiste e gramsciane, sosteneva che era nato un nuovo italiano, l’ italiano come lingua nazionale, che la borghesia egemone aveva imposto.
La scolarizzazione aveva prodotto profondi cambiamenti nell’ italia della seconda metà del secolo: è diminuito lo spazio del dialetto, che si è avvicinato alla lingua comune.
Nel 1924 nacque la radio, nel 1954 la televisione, due importanti mass media che diffusero tecnicismi, esotismi, neologismi.
La varietà romana è stata diffusa soprattutto grazie all’ emittente di stato (RAI) e al cinema (cinecittà), mentre la varietà settentrionale, milanese, è stata diffusa grazie alle emittenti private mediaste.
L’ italiano dell’ uso medio, categoria definita da Francesco sabatini,(1985) racchiude i fenomeni grammaticali ricorrenti nell’ italiano d’oggi, diverso dall’ italiano standard, perché accoglierebbe fenomeni del parlato, frenati dalla norma grammaticale:
1. lui/lei/loro come soggetto
                 2. gli con valore di le/loro
                 3. diffusione delle forme di ‘sto/ ‘sta
                 4. tipo ridondante a me mi
                 5. costrutti preposizionali con il partitivo, alla maniera francese (con degli amici)
                 6. dislocazione a dx o a sx, con ripresa del pronome atono
                 7. anacoluti
                 8. che polivalente
                 9. cosa interrogativo al posto di che cosa
                10. imperfetto al posto del congiuntivo e condizionale nel periodo ipotetico dell’ irrealtà
nel 1962 venne introdotta la scuola media unica, uguale per tutti, con obbligo scolastico fino ai 14 anni.
La cultura cattolica è intervenuta con don milani, che denunciò l’ indigenza linguistica dei ragazzi delle classi povere.
Cap. 10  quadro linguistico dell’ italia attuale  L’ italiano è parlato oggi in tutto il territorio nazionale; lo si parla e comprende a nizza, nel principato di monaco, a malta e in albania.
Entro i confini della repubblica sono presenti alcuni gruppi di alloglotti, di origine romanza e non romanza: provenzale (valli alpine piemontesi); ladino (valli alpine dolomitiche); tedesco (valle dell’ adige).
Le colonie sono: greche(calabria, salento); albanesi (calabria, Sicilia).
La nuova ondata di immigrazione ha creato un nuovo sotto proletariato urbano con scarse possibilità di integrazione.
La classificazione delle aree dialettali è così disposta:
               • settentrionale
                 • centrale
                   • meridionale.
Esse sono scandite da due linee di demarcazione:
                 • la linea la spezia – rimini
                   • la linea roma – ancona.
A nord della linea la spezia – riminisi ha:
               1. indebolimento delle occlusive sorde in posizione intervocalica
               2. scempiamente delle consonanti geminate
               3. caduta delle vcali finali
               4. contrazione delle sillabe atone.
A sud della linea roma – ancona si ha:
              1. sonorizzazione delle consonanti sorde in posizione postnasale
              2. metafonesi delle vocali toniche e/o per influsso di i/u finali
              3. uso di tenere per avere
              4. uso del possessivo in posizione proclitica
non sempre i confini sono chiari e univoci.
A livello di pronuncia si hanno 4 varietà: 
              1. meridionale
              2. settentrionale
              3. toscana
              4. romana
il toscano è la parlata dialettale che si avvicina di più alla lingua letteraria.
L’ italiano ha in comune con il fiorentino classico:
             1. l’ anaforesi
             2. la dittongazione di e (br) e o (br) del latino
             3. il passaggio di e atona protonica in i
             4. il passaggio di ar atono in er nel futur della 1a coniugazione.
Tra gli elementi che distinguono il fiorentino dall’ italiano vi è la gorgia (spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche, che avviene anche in fonosintassi).
Altra caratteristica è la tendenza alla monottongazione di –uo- .

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