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Breve storia del teatro

domenica 5 febbraio 2012



1. Nascita del teatro nella civiltà ellenica

Storia del teatro
È opinione comune, sebbene prima di fondamento da un punto di vista storico, che i piatti orientali e "primitivi" siano rimasti simili a se stessi e fedele alle rispettive origini molto più di quanto non lo sia entrato vivo e conosciuto dell'Occidente europeo.
Molte storia del teatro greco fanno una gran confusione perché sovrappongono teatro che va dal V al IV secolo a.C. informazioni relative a periodi posteriori.



La polis
La civiltà ellenica è caratterizzata dalla istituzione della polis che rappresenta l'evoluzione delle precedenti forme di convivenza. La polis e luogo di commercio e scambio più che di agricoltura, di egemonia aristocratica e maschile, di competizioni e agonismo ecc. La polis è stata definita un primo esempio di democrazia e costituirebbe, assieme "all'invenzione" della scienza, e il "miracolo greco" da cui trae origine la civiltà occidentale. Invece c'è una grande differenza tra l'ideale di polis e della realtà. Lo stesso Platone afferma che la polis esistente dovrebbe essere distrutta per fondarne una migliore.
Il teatro di cui siamo per parlare nasce all'apogeo della civiltà ellenica, dopo la cacciata degli invasori persiani. Nel contesto dei conflitti e della ritualità della polis si sviluppa la scrittura come mezzo di trasmissione del sapere-potere e gli autori teatrali sono tre prime spore tramite la scrittura un pensiero organico sul mondo, pensiero ricco di motivazioni e implicazioni filosofiche.

La cultura dell'ellade
Nella cultura ellenica degli ultimi secoli avanti Cristo l'arte teatrale è portatrice di grandi novità, sebbene la memoria dell'età precedenti non venga certo disprezzata. Anzi, il dibattito sul passato molto vivace, anche perché lo stesso presente si trasformò molto rapidamente in profondità in ogni campo.
Nell'Ellade dal sesto al quarto secolo avanti Cristo la religione naturalistica continua essere praticata dalla maggioranza delle donne dei contadini, spesso usando luoghi e rituali occulti come a Eleusi, dove sorge il santuario Demetra. Li si celebrano i misteri eleusini, forse retaggio della precedente civiltà minoico-micenea. Poco si conosce di periti che celebrano la morte e la rinascita del grano come degli esseri umani, non è accertato che si sono aperti alla partecipazione delle donne e degli schiavi, figure sociali prive di ideali diritti di cittadinanza nella polis. Ma per quanto si potenzia presenza di danze e di canti durante la celebrazione di questi riti, e con l'affermazione di Dionisio e di Orfeo che, più probabilmente, si ha la genesi della grande teatro ellenico.
Parte fondamentale della cultura degli elleni è il complesso dei poemi epici attribuiti a Omero. La poesia omerica è senz'altro composta per essere recitata e probabilmente solo dopo un primo periodo durante il quale rimane affidata alla tradizionale, assume quella forma definitiva e scritta che si consente di apprezzarla anche oggi.
L'origine della tragedia e della commedia è fatta risalire degli storici ad occulti importati dall'oriente quasi nello stesso tempo: quello di Dioniso e quello di Orfeo.
Attorno all'altare di Dioniso un coro di uomini e donne guidato da un corifeo intona un canto all'unisono chiamato ditirambo.
Secondo quanto dice Aristotele nella Poetica la tragedia sarebbe nato dagli exarchontes (coloro che gridano, che danno il canto) del ditirambo. Circa l'origine del termine tragedia esso potrebbe indicare sia canto dei satiri, sia l'assegnazione di un capro in premio al coro migliore.

Nascita del dialogo teatrale: Tespi
Un ruolo decisivo nel passaggio dal coro ditirambico al dialogo teatrale è attribuito, sulla base di pochi indizi, a Tespi, poeta e attore del VI secolo avanti Cristo. Tespi gira per i villaggi con Carlo che può servirvi all'occorrenza come palco e recita delle feste locali. Tuttavia non è dato sapere se fosse un adepto di Dioniso e di che tipo fosse il ditirambo da lui diretto e eseguito, è certo comunque che questa figura d'attore introduce nell'attica non un nuovo genere di recitazione quanto l'idea stessa di teatro. Tespi contraddistingue un'era di passaggio dal rito all'arte. È la prima persona non è rivestita di un ruolo sacro al personale e un Dio o un errore, staccandosi come attore dal coro e dialogando con esso.
La collocazione delle feste nel calendario ha molta importanza della vita sociale e culturale degli Elleni, soprattutto perché e in quest'occasione che siano le rappresentazioni teatrali.
Nelle celebrazioni degli dei e l'arte ha una funzione magica e purificatrice (catarsi) che coinvolge, con la mediazione del racconto, anche un pubblico di non iniziati. Il teatro è concepito come un'attività rivolta ai non iniziati, in grado di estendere il campo d'esperienza dello spettatore ma basata sull'insegnamento diretto agli iniziati della religio teatrale. Per tale motivo è facile dimostrare che esiste una connessione tra filosofia e teatro: si tratta di modi, pur diversi, di pensare il mondo le sue ragioni di esistenza, anche al fine di legare o di svelare il nesso tra destino dell'individuo e destino della comunità.

L’organizzazione
La direzione delle feste Dionisie è una delle mansioni dell'arconte, e il capo nominale della città per un anno. All'Arconte si rivolgono i drammaturgho di che intendano gareggiare che egli ne sceglie 3 per la tragedia.
Ognuno di essi deve comporre tre tragedie ed un epilogo satiresco.
I primi autori sono anche interprete delle loro opere, in seguito invece seguono gli attori più adatti; ma dalla metà del V secolo avanti Cristo è l'Arconte che assegna l'attore protagonista a ciascun drammaturgo. Non sappiamo che scelga e paghi il secondo per fattori, probabilmente il protagonista stesso.
Ci sono poi i giudici il numero di 10,1 per ogni tribù dell'attica. La competizione teatrale delle proprie si svolge in quattro giorni (ridotti e tre durante la guerra del Peloponneso che oppone Atene a Sparta). In tre giorni si rappresentano le tragedie e il loro epiloghi satireschi, uno e riservata la competizione delle commedia. Alla fine i giudici proclamano i vincitori.

Eschilo
Eschilo e ricordato giustamente come primo grande autore drammatico e tra i massimi fino a oggi. Si pensa che ha descritto una novantina di copioni teatrali, ma di suo restano soltanto sette tragedie complete, tutte scritte nella tarda maturità, e numerosi frammenti. A 26 anni comincia a concorrere alle Dionisie ma riporta la prima vittoria solo a quarant'anni. In seguito e talvolta sconfitto da Sofocle, ma ottiene la corona del vincitore per altre tredici volte la morte lo cogli mentre si trova a Gela, in Sicilia dove pare sia fuggito in previsione delle imminenti vittoria di Pericle.
Sul piano dell'innovazione tecnica Eschilo si segnala per avere introdotto il secondo attore, per l'utilizzazione di un coro variabili, per avere perfezionato la maschera. Il successo di Eschilo, tuttavia, e un fenomeno postumi, pare che presto contemporanei non susciti grandi entusiasmi.
La produzione teatrale di Eschilo e, nella civiltà ellenica, quella cui si riconosce maggior impatto filosofico e politico.
Nel teatro di Eschilo si sentono molto le origini corali della tragedia, sul piano della struttura formale, e riecheggia il ricordo delle antiche matriarcali forme di culto che segnalano la particolare sensibilità religiosa dell'autore. Eschilo e abilissimo nel trarre ispirazione o attingere alle fonti della leggenda.

Sofocle
Sofocle a vita lunga, e proprio durante il periodo più florido per la polis e le arti di Atene, quello della dittatura di Pericle. Come Eschilo, ha scritto una novantina di copioni teatrali, vincendo ben diciotto primi premi. Con Sofocle cambiano sia gli schemi del lavoro teatrale che la struttura drammaturgica. A lui si devono molteplici innovazioni: è il primo autore a non recitare, pare per e i limiti della sua voce; l'aggiunta di un terzo attore diventa regola comune; viene predisposta la Skenographia, ovvero la decorazione dello Skenè. Nei suoi testi, inoltre, diminuisce la parte assegnata al coro e il dialogo tra i personaggi si fa più naturale ecc.
con la sua morte e assistiamo alla scomparsa, per molti secoli, dalla scena teatrale, d'una poesia altissima e sofferente, mentre appaiono forme di sensibilità e drammaturgia orientate maggiormente dall'osservazione della psicologia umana e della società.

Euripide
Anche per Euripide si calcola che ha descritto una novantina di lavori. Ci restano 18 tragedie e l'unico dall'ammasso di rischio che ci sia pervenuto integro, il ciclope. Euripide vince il premio per la tragedia soltanto cinque volte suscitando vivaci discussioni circa i suoi meriti effettivi. È tuttora considerato un grande innovatore dell'arte scenica. All'interno dell'impianto della tragedia interviene riducendo ulteriormente ruolo del coro per lasciare spazio alla psicologia dei personaggi. Inoltre, usando il prologo per introdurre adeguatamente fatti i protagonisti, inserisce lunghe relazioni di messaggeri, dispone simmetricamente lunghe disquisizioni retoriche dei protagonisti. Sul piano più tecnico, Euripide dota gli attori di una nuova gamma di espressioni vocali per il recita attivo e il canto e risolve gran parte dei suoi finali con Prodi di apparizioni divine mediante il genio le macchine scenica. Ma la creatività del drammaturgo si esercita soprattutto negli intrecci, sia per inseguire la sua ansia di realismo unita a un vivaci interesse per la psicologia femminile, sia per adattare il senso di una tragedia a occasioni politiche contingenti. Per questi motivi e Euripide si ha lasciato alcune delle tragedie più belle assieme alcune delle più brutte.
Dopo Euripide il solo grande autore è Aristofane, poi è il dilagare della commedia.

Aristofane
Aristofane e l'unico autore ateniese di genere comico di cui abbiamo testi completi: undici commedia delle 40 circa che avrebbe scritto in quarant'anni di attività. Molte di esse derivano il titolo dei travestimenti del coro e generalmente si riconosce che la satira dell'autore è espressa soprattutto per mezzo del coro. La sua geniale causticità non risparmia nessuno, non gli uomini politici nei grandi tragici che lo hanno preceduto ma non può fare a meno di contare su amicizie influenti..
Aristofane, quando sa di dover scrivere solo per il pubblico locale, adatta i suoi testi.
Aristofane e considerato il maggiore esponente della "commedia antica, alla quale segue, dopo la guerra del Peloponneso, la cosiddetta "commedia di mezzo" e la "commedia nuova" del terzo e II secolo.

La decadenza ellenica
Dopo Aristofane cambiano i contenuti e lo stile della commedia. Alla polemica politica e filosofica subentrò tematiche che propongono vicende contorte e improbabili di mercanti, soldati, e schiavi ecc., insomma dei subalterni o emarginati della società. È un riflesso della società in decadenza come abbiamo visto, nella quale emergono nuovi soggetti sociali che si affermano con il lavoro e l'astuzia, ridimensionarlo i privilegi degli aristocratici che vivono di rendita. In questo clima culturale prevale il gusto letterario per la realtà quotidiana, a discapito dello scavo psicologico dei personaggi introdotto da Euripide e da Aristofane. Non più che noi ma uomini comuni: il pianto il riso perdono d'intensità, mentre la famiglia tende di venire il nuovo orizzonte ideologico entro cui nascono e vengono le condotti tutti conflitti.
In tale contesto l'opera di Menandro si segnala per l'abilità della composizione, per la scioltezza del dialogo e lentezza del sentimentalismo e motivi comici.

Finale di un grande inizio
Nel quarto secolo avanti Cristo la lingua greca si espande seguendo le conquiste di Alessandro magno. Si costruiscono numerosi teatri in pietra, praticamente ogni città dell'Ellade ha il proprio. Da cultura dei due secoli successivi è detta ellenistica. Ha così origine quella imponente documentazione archeologica da qui si ricava la maggior parte delle informazioni che diventano sbagliate se sovrapposte all'immagine nel teatro precedente, quello del V secolo. E secoli seguenti invece non ci restano nemmeno i testi teatrali, benché fossero prodotti in gran numero. Nelle manifestazioni la tragedia a suo ruolo rilevante ma solo per quanto concerne il numero e la ricchezza degli allestimenti, mentre non abbiamo notizie di testi di grande valore artistico e sappiamo invece che il crescente arbitrio degli attori si risolve in una teatralità sempre più esteriore e di maniera. Anche l'economia del teatro cambia radicalmente. Per lo spettacolo si spendono somme enormi, si registra un grande afflusso di pubblico. Il teatro rimane, anche con le sue nuove forme, la manifestazione più importante del mondo ellenico.
Nell'ultimo suo dialogo Platone e la mente che genere di maggior successo siano quelli più poveri di riflessione, i generi di intrattenimento, e che il pubblico, se deve scegliere, e sceglie sempre il peggio e attrae gli artisti al suo livello.
Il piatto che vedono il mercante conquistatori romani e molto diverso da quello su cui ci siamo su fermati maggiormente: si recita su di un palco sollevato di circa tre metri e mezzo sull'orchestra, avendo separato e ridotto il coro a semplice e interludio ; la maschera tragica è cambiata, a bocca spalancata e occhi sbarrati, fronte alta e vistosa pettinatura; gli attori recitano con vestiti imbottiti e, ora, su coturni dalle altre suole.

2. Lo spettacolo di Roma repubblicana e imperiale

L'affermazione di Roma
Roma si rivela superiore sul piano militare, mentre per quanto riguarda la cultura, le arti e le lettere subisce il fascino delle civiltà assoggettate e ne avverte profonda influenza nel tentativo di assimilarle e farle proprie.
La città e saldamente dominata dai signori della guerra, soprattutto dal primo secolo avanti Cristo, e questo è il modello che si impone e si espande nella forma dell'intero.
Tra teatro della civiltà ellenica e teatro romano esiste un rapporto diretto e significativo, facilitato dapprima dal sistema di relazioni commerciali, poi dalla conquista romana della magna Grecia. A quel punto la rilevante presenza di schiavi e lei si mette in contatto i romani con una cultura superiore alla loro. Il contrasto tra la mentalità pratica e affaristica di conquistatori e la raffinata civiltà ellenico tra viene spesso avvertito con chiara e sofferta consapevolezza degli intellettuali.

Culti scenici e ludi
L'innesto della cultura teatrale ellenico su quella romana, non cancella le forme di rappresentazione autoctone preesistenti. La peculiarità del teatro romano va ricercato innanzitutto nella sua diversa funzione sociale. Mentre nella città-Stato gli spettacoli convocarlo non tutti gli strati della popolazione, essendo concepiti per una meditazione ed una pedagogia collettiva, a Roma, del terzo secolo avanti Cristo è sempre di più, gli spettacoli sono momenti di svago, distrazione e divertimento collettivo rivolto agli stati più poveri o pressi della società al fine di mantenere l'ordine e procurare consenso all'intero. A Roma lo "spettacolo" di natura perlopiù giacenze prevale di gran lunga sul teatro.
Il ludus non corrisponde all'agon ellenico, si propone come momento di sfogo controllato dell'emotività della folla, della frustrazione collettiva e degli stenti aggressivi. Per lo stesso motivo opera a Roma anche una corte censura diversa nelle varie epoche e spesso agevolata dall'autocensura degli intellettuali.
Dallo storico Tito Livio apprendiamo che soltanto nel 389 avanti Cristo sono aggiunti dei ludi scenici ai ludi ginnici.
Il genere teatrale romano maggiormente definito, per moduli espressivi e contenuto, è la favola atellana, in portata a Roma nel terzo secolo assieme ai primi adattamenti di tragedie curati da Livio Andronico. Soltanto alla fine del primo secolo avanti Cristo L'atellana assume una definizione letteraria per opera di Pomponioe Novio, mentre per il periodo precedente può essere considerata soprattutto una reazione dello spirito italico contro le prime importazioni dei capolavori del teatro greco.
Mentre durante la decadenza dedita imperiale a Roma l'Atellana viene soppiantata dal minimo, pare che poi sopravviva a lungo nelle province dell'inpero.

La scena tra patrizi e plebei
Nel contesto di una società violenta anche nelle sue contraddizioni, le origini del teatro romano e l'influenza su di esse della cultura ellenico, sono ampiamente documentata dalla personalità e dall'opera di Livio Andronico. È un attore originario di Taranto. Dopo aver a lungo recitato, con grande successo di pubblico, commedie che gli consentono di satireggiare e i costumi romani, migliora la propria condizione sociale e, riducendo quaranta avanti Cristo, esordisce come poeta drammatico. Purtroppo di Andronico, come dei principali autori teatrali del periodo repubblicano, restano solo i titoli delle opere e alcuni frammenti.
Loro argomenti preferiti sono i miti del ciclo troiano, anche perché è consuetudine tra le famiglie aristocratiche di Roma farsi vanto di essere discendenti di alcuni illustri superstiti di quella mitica guerra. L'utilità di questo materiale teatrale è duplice poiché era forza e il primato della cultura scritta relativa alle tecniche ai soggetti della recitazione, presentandosi però alla declamazione in occasione di banchetti o altre riunioni conviviali. Nella composizione dei testi di dramma turbi applicano il criterio della contaminatio, consistente nel mettere assieme spunti di trama provenienti dei testi diversi o pure nell'introdurre in una trama modellata sull'originale greco della commedia, scene stesse di tutt'altro genere per tono e significato. Da questo punto di vista la novità rappresentata da Andronicoè notevole, non solo perché egli traduce in latino l'odissea adattandone il senso e il verso della struttura mentale di romani. La traduzione non è letterale ma libera, per essere memorizzate e recitata più facilmente dall'attore, il quale anche pone il rapporto con il pubblico a quello con l'autore.
L'affermazione della letteratura scritta a Roma contribuisce notevolmente a decadere della cultura orale autoctona, considerata sempre più un repertorio folcloristico senza valore.

Plauto
Maestro e fondatore della commedia latina oltre che impareggiabile poeta comico è Tito Maccio Plauto.
Successo, denaro e fama non tardarono a giungere come ricompensa del suo talento straordinario. Anche un pubblico difficile come quello romano non può sottrarsi al fascino comico di nuovi personaggi e intrecci ispirati alla commedia attica, utilizzata, non sappiamo fino a che punto e su quali modelli, secondo il metodo della contaminatio.
Temi e personaggi della commedia Plauttina compongono un genere di inesauribile creatività. Plauto e celle nelle invenzioni di intrecci mentre trascura o deforma sino all'inverosimile l'interiorità dei personaggi. Conferisce a ogni singola scena uno schema preciso e unitario e valorizza il canto prescrive infine un accompagnamento di flauto per quasi tutta la gamma, incredibilmente ricca, di metri in cui sono scritti i suoi versi.

Terenzio
Anche Terenzio giunge a Roma in condizioni di schiavitù dalla città di origine, Cartagine. Il senatore con lo conduce con se lo accredita presso le case patrizi della capitale che finiscono per contendersi il raffinato giovane. Le sue opere, molto elaborate e eleganti, sono apprezzate negli ambienti aristocratici ma gli precludono un successo di pubblico pari quello di Plauto.
Raggiunto una certa fama, Terenzio parte per la Grecia allo scopo di reperire personalmente gli originali che intende rielaborare, ma durante il viaggio di ritorno vanno disperse in naufragio, pare, ben 38 commedie di Menandro già tradotte. Lui si salva, ma muore poco dopo, all'età di trent'anni. L'esito artistico, per lo stile contenuti e talmente diverso da quello plautino, da poter affermare che i due autori riescono a dimostrare una pregevole autonomia creativa e non si riducono a ricalcare i grandi modelli. Terenzio otterrà in ogni epoca una grande fortuna critica ma pochi allestimenti delle sue opere. La sua scrittura e più sommesso di quella plautina, fatta di moduli espressivi se accettati e rispondenti alla complessità interiore sentimentale dei suoi personaggi, i quali animano intrecci e comportamenti privi di eccessi.

Teatro di provincia
Accanto alla commedia palliata di ispirazione ellenica, nel medesimo periodo storico, ha origine la fabula togata, un altro tipo di rappresentazione che si contraddistingue per i costumi, per la scelta dei soggetti in maggioranza romani, per i caratteri dei personaggi. Gran parte delle vicende sono ambientate non nella capitale ma in villaggi o città minori, luoghi in cui prevalgono i problemi dell'economia familiare e quotidiana su quelli politici e di costume. I protagonisti sono uomini semplici, di modesta estrazione sociale è sempre più spesso donne alle quali gli autori assegnano un ruolo determinante connotato da una psicologia intraprendente, furba, vivace e sentimentale che le distingue molto dalla passività e sottomissione tipiche della figura femminile nella commedia è l'unica. La figura dello schiavo invece ricorre nella commedia togata connotati di assoluta inferiorità psicologica e culturale rispetto al padrone pilotata secondo i metodi inumani in uso nella società romana.

La tragedia di Seneca
Nell'ultimo periodo dell'età repubblicana e precedente l'impero , il grande retore Cicerone testimone che si verificano cambiamenti decisivi nella storia del costume e dello spettacolo. Molti intellettuali, e Cicerone e tra questi in prima fila, riprendono a frequentare i teatri e il pubblico esprime gusti atteggiamenti - nonsi, richiede e apprezzo spettacoli di qualità che non suscitano le emozioni sanguigne della commedia plautina.
La commedia e la tragedia non sono, come abbiamo visto, la specie di maggior successo, e tuttavia molti uomini illustri si dedicano alla composizione di quest'ultima, considerata una specie nobile.
Tra gli uomini illustri, intellettuali politici, che secondo una consuetudine diffusa si cimenta non per diletto nella composizione di tragedia, ritroviamo Lucio Anneo Seneca, il grande filosofo dell'ostracismo, letterato e tormentato consigliere di neurone nel periodo più agitato dei contrasti e violenze della vita dell'intero. Le sue opere e la sua vita sono percorse da una sofferta esigenza di ricerca della virtù, della coerenza e della "possibili libertà" che può scaturire solo dal riconoscimento dell'humanitas, della "patria comune" che rende fratelli tutti gli uomini, e della coscienza, mossa da debolezze, contraddizioni e passione illuminata dalla ragione che sia.
Seneca scrive nove tragedie in versi. Le tragedie di Seneca, per struttura oratoria è contenuto morale si rivelano concepite non per essere rappresentate in teatro quanto piuttosto per essere lette in qualche auditorium a una ristretta cerchia di amici. Il tono comune a tutte e di meditazione e riflessioni interiore, per cui si può dire che unica protagonista è la coscienza che interroga se stessa. Le tragedie si compongono di cinque atti ciascuna, prevedono non più di tre attori in scena e sono concluse da un coro che è esplicita alla riflessione morale dell'autore. Vi abbondano lunghi monologhi e tirate contrapposte, e tuttavia questi testi sono stati considerati in epoche molto diverse, dei veri e propri modelli di teatro tragico.

Sant'Agostino e il corpo teatrale
La contrapposizione tra religione e spettacolo continua anche quando il cristianesimo comincia a diffondersi tra le classi dirigenti dell'impero. Infatti il processo di formazione e consolidamento della teologia e culturale cristianesimo si sviluppa su principi e presupposti incompatibili con il riconoscimento dell'autonomia e del valore di un'arte che non ammette dualismi di anima e corpo.

10. Lo spazio-tempo delle avanguardie

Il naturalismo
Ancora oggi si discute sul ruolo che ha avuto il naturalismo: alcuni lo ritengono una tappa fondamentale dell'arte teatrale, mentre altri lo ritengono la negazione dell'arte della poesia, data dall'ossessione di riprodurre la realtà umana.
Il naturalismo teatrale nasce a Parigi nel 1870 con la fondazione della compagnia teatrale dei Meiningen. Oltre a questo, come precursore di Zola e Antoine c'è anche Dumas figlio.
Se e chiaro che i materiali del naturalismo costituiscono un ricambio di storia, si discute invece molto sul valore delle tecniche; c'è chi sostiene che, ad esempio, lo scopo del naturalismo sarebbe solo la persuasione, ma questa è una posizione riduttiva. La funzione delle avanguardie moderne è comprensibile solo riferendole puntigliosamente al contesto cui si oppongono: il loro ruolo è di contrappunto, distruttivo e costruttivo insieme.
Il naturalismo è un fenomeno applicato prima alla scenografia che alla drammaturgia. Il naturalismo tedesco ha i suoi padri in Holz ed in Schlaff, autori in coppia; il primo scrisse anche un copione (ignorabimus), che prevedeva una recitazione di circa 13 ore dove, i quattro protagonisti maschi, era interpretati da quattro attrici, e non con scopo grottesco, ma rilevando il naturalismo come una nuova convenzione che consente di dire cose inesprimibili. Quest'autore inoltre si riconosce il merito di essere stato il primo, dopo i classici greci e latini, ad aver ricominciato la composizione teatrale ritmica.
Il più grande naturalista teatrale tedesco fu Hauptmann; nelle sue opere e le costanti erano lo studio dell'ambiente il tema dell'eredità di età, e l'uso dei dialetti. Nelle sue rappresentazioni amava trattare nello sfacelo del nucleo familiare borghese. Alla varietà della sua produzione dimostra, ancora, che il naturalismo non è quel approdo scientifico dell'arte scenica e enfatizzato da alcuni teorici ma una tappa, uno dei modi di uscita da una tradizione CO non è più ritenuta in grado di esprimere il mondo presente.
In Italia il naturalismo introdotto da Giovanni Verga con "la cavalleria rustica Anna"; qui lo scrittore guarda mondo contadino, ma, nel teatro, il suo "verissimo" si riduce a a un tipo di linguaggio formale, non corrispondente a quello reale. Per quanto riguarda il panorama del realismo italiano si vede che le opere intendono il naturalismo non in modo "conseguenti" bensì come uno dei modi per aggiornare e le rappresentazioni.
Ma il teatro è fatto anche di scenografia, di regista, e di attori, e sono proprio questi elementi, queste persone, che hanno dato vita alla vera trasformazione del teatro verso il naturalismo, alla fondazione del teatro moderno. Soltanto in quest'ottica e il fenomeno può essere compreso. Attori, scenografie, e registi hanno lasciato tutti i molti frammenti di testimonianze, che possono essere considerate un lavoro appartenente ad un unico insieme. Il rigore naturalista è particolare e ed è significativo, soprattutto per quanto riguarda l'attenzione spasmodica verso l'oggetto. In sostanza e il naturalismo segna il ritorno a un'idea che è il teatro possa in qualche modo insegnare qualcosa, attraverso la drammaturgia è la complessità della vita, all'uomo.

Il simbolismo
Il manifesto della poesia simbolista dichiara che i fatti reali sono "apparenze sensibili destinata a rappresentare le loro affinità esoteriche con le idee primordiali". In base a questo i francesi riconoscono come precursore al simbolismo scrittori come Baudelair Verlaine e Rimbaud. Il della generazione simbolista è considerato Mallarmè, che esorta i suoi discepoli a ritrovare il potere evocativo della parola a riattivare la sua origine orfica. Si vede che riferimento ideale per tale linguaggio risulta quindi la musica. Con tali premesse quest'ultimo scrittore e rivendica un "teatro mentale", che rifiuta l'opera teatrale come il passaggio di intermedio fra l'autore e lo spettatore, è la concepisce come una pagina bianca di un libro dove si dovrebbe incontrare l'anima di colui che crea la vita è l'anima di colui che la ricerca, cioè lo spettatore. Quindi si vede che il simbolismo aspira a una concezione di spazio-tempo su materializzato.
Ma il simbolismo si manifesta anche come sollecitazione agli artisti visivi affinché si realizzi una trasformazione "nelle sensazioni volgari in icone sacre, ermetiche, imponenti".
Maurice Maeterlinck è l'autore più importante del simbolismo. L'evento che chiude la stagione simbolista è Ubu re di Jarry diretto e interpretato da Lugnè Poe.

L'espressionismo
l'espressionismo è un fenomeno prevalentemente tedesco che nasce nel 1905 con la fondazione del gruppo "Die Bruecke". Inizialmente questo fenomeno era soltanto della pittura, ma poi i si estese alle altre arti; la sua espressione più importante si ebbe nel teatro dove, nelle opere, si vede sempre contrapposta la luce e la tenebra, il giorno e la notte. In queste opere si trova sempre un viaggio dall'uno all'altro polo e viceversa, mentre gli archetipi del maschile ed è femminile designano le due polarità su cui si regge il creato.
I drammi espressionisti sono sempre ricchi di simbologia, che non è sempre esplicita e non è omogenea a tutti gli autori, anzi è una creazione soggettiva data anche dal periodo storico in cui si svolge: alla vigilia e lo svolgimento della prima guerra mondiale. Un'altra caratteristica di questo tipo di dramma sono le indicazioni visive, di cui le opere sono sempre molto ricche. Gli autori non chiedono elementi decorativi ma un dispositivo scenico simbolico.
L'espressionismo tedesco consiste soprattutto in una notevole produzione drammaturgica che solo oggi si tende riscoprire, sia sul piano critico sia nella realizzazione teatrale. Una caratteristica di questo tipo di teatro è la conclusione di un atto con un monologo; si noti inoltre che questo genere di teatro a dei forti riferimenti con la politica soprattutto con la sinistra rivoluzionaria.
Il più noto autore teatrale dell'espressionismo è Toller ricordato soprattutto per le opere teatrali "La trasformazione" e "Oplà, noi viviamo!". In quest'ultima opera l'autore definisce i personaggi in modo più realistico e li ambienta in un presente di fallimenti e decadente, ricco di frustrazione per il fallimento delle aspettative rivoluzionaria. Quest'opera è stata messa in scena da regista Jessner, che aveva previsto per quest'opera il palcoscenico suddiviso in piani dove in ognuno si avevano delle azioni simultanea. Questo regista che molto diede per il movimento e espressionista teatrale viene riduttivamente ricordato solo per questo; si sa però che l'espressionismo non è stato soltanto di testi, ma è fatto anche di regia, di attori, di scenografia, anche se in questo caso i testi sono praticamente fondamentali.


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