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Glossario (Arte Contemporanea) da A a I

venerdì 17 febbraio 2012


BSIDE: struttura architettonica a pianta semicircolare, poligonale o quadrata, con copertura a volta, già esistente nell’architettura romana, che conclude la navata centrale e talvolta le laterali nelle chiese cristiane. Nelle antiche basiliche romane costituiva la parte terminale dell’edificio e conteneva l’ampia tribuna in cui sedevano i magistrati; nelle chiese cristiane assunse funzione diversa secondo l’età e le finalità della costruzione, ma generalmente costituisce la parte terminale della navata centrale, dietro l’altare, e contiene il coro; il soffitto semisferico interno che corrisponde alla semicupola è detto conca o catino. In alcune chiese si possono trovare più absidi delle stesse dimensioni: due contrapposte, come in alcune chiese romane tedesche (doppia abside), o tre, come in altre chiese romaniche (abside triconca). Nello stesso perimetro dell’abside si trovano a volte, in particolare nell’architettura di tipo cluniacense e gotico, absidi più piccole, definite absidiole.

ACANTO: motivo ornamentale caratteristico del capitello corinzio e composito, così definito perché richiama con marcata stilizzazione la forma della foglia di questa pianta. 

ACQUAFORTE: antico nome dell’acido nitrico utilizzato per indicare un procedimento di stampa che consiste nell’incidere il disegno su una lastra metallica preventivamente ricoperta di una vernice grassa inattaccabile dall’acido: la lastra viene poi immersa nell’acido nitrico che corrode il metallo solo dove esso è scoperto, cioè in corrispondenza dei tratti incisi. La vernice viene poi tolta e la lastra inchiostrata e ripulita in superficie, così che l’inchiostro rimanga solo nei solchi. A questo punto si procede alla stampa vera e propria premendo mediante torchio la lastra contro fogli leggermente inumiditi, sui quali si imprime l’inchiostro, rimasto nei solchi del disegno inciso.

ACQUATINTA: tecnica di stampa molto efficace per la resa del colore. Si può ottenere incidendo direttamente una lastra metallica oppure mediante un acido, oppure più spesso, mediante granitura. Questa operazione consiste nel cospargere la lastra metallica di granellini di tritume o di sabbia; passando poi un acido sulla lastra esso la corrode solo nei minuscoli spazi rimasti scoperti fra grano e grano, mentre le altre parti della lastra possono essere protette con una vernice grassa. Il vantaggio della granitura è quello di poter essere applicata più volte con grani sempre più sottili e di consentire così diversi livelli di corrosione della lastra, col risultato di arricchire il disegno di sfumature e di graduare il gioco dei chiaroscuri; la stampa a colori che ne risulta mostra trasparenze che richiamano l’acquerello. 

ACQUERELLO: tecnica pittorica che utilizza colori diluibili in acqua con aggiunta di gomma arabica, che salda il colore al supporto. I colori sono stesi a velature. Per il bianco si usa quello del supporto, in genere costituito da carta, a volte da seta.

ADDENTELLATURA: procedimento di costruzione muraria, detto anche ammorsatura, che consiste nel sovrapporre nello spessore del muro una pietra sporgente a una rientrante per dare al muro maggiore solidità e, sulle due estremità, per consentirne l’eventuale prolungamento.

AFFRESCO: tecnica di pittura murale che richiede diverse operazioni preliminari. Il muro viene preparato con uno strato di calcina grassa e sabbia, detto rinzaffo, sul quale viene poi disteso un secondo strato di intonaco più fino, detto arriccio per la superficie leggermente scabrosa e arricciata, sul quale viene eseguito il disegno (sinopia). Viene quindi disteso un terzo strato, leggero e chiaro, detto scialbo, di sabbia molto fine e calce, sul quale, ancora umido, viene rapidamente eseguita la pittura secondo il disegno della sinopia che traspare sotto lo scialbo. L’esigenza di dipingere sullo scialbo ancora umido (da cui il nome a fresco), fa sì che la preparazione dello scialbo venga eseguita giornalmente. I colori, così, si infiltrano nell’intonaco e con esso induriscono, ricoprendosi di un sottile strato di carbonato di calcio, e possono essere ritoccati solo a tempera.

AGGETTO: elemento architettonico sporgente rispetto alle parti portanti della muratura, su cui è collocato. Sono aggetti, ad esempio, cornicioni, modanature e balconi. Il termine si usa anche per indicare la sporgenza dal fondo in lavori di intaglio e bassorilievi. 

AGGLUTINANTE: si dice di sostanza usata in pittura per legare i pigmenti e fluidificare gli impasti dei colori.

ALTARE: struttura per la celebrazione della Messa; inizialmente in legno, fu poi costruito in pietra, marmo e altri materiali. Spesso è sormontato da una pala o ancona. 

ALZATO: indica il disegno che rappresenta le strutture di un edificio dalle fondamenta alla copertura, oppure una parte di queste.

ANCONA: ampia pala d’altare per lo più dipinta, ma qualche volta scolpita, spesso suddivisa in riquadri. 

ANTA: nel tempio in antis, che ha sulla facciata due colonne centrali e due pilastri, collocati alle due estremità del muro, è il nome di ciascun pilastro; nell’altare, invece, si chiama anta ciascuno dei due sportelli che, chiusi, ne proteggono la pala.

ARAZZO: panno tessuto con figure, paesaggi, motivi decorativi, vegetali o araldici, destinato a ricoprire e decorare le pareti. Il nome deriva dalla città francese di Arras, sede di una delle più importanti e celebri manifatture.

ARCA: grande sarcofago di pietra, tipicamente italico e romano; nella sua forma più semplice aveva un coperchio piatto e raramente decorato, mentre in età medievale il coperchio diviene alto e si arricchisce di decorazioni scolpite, come corone, festoni e altri elementi. Ha questo nome anche un mobile di legno, simile a una cassa, con coperchio convesso.

ARCHITRAVE: elemento architettonico a sviluppo orizzontale che congiunge superiormente due montanti (colonne o pilastri) e che costituisce, negli ordini classici, la parte inferiore della trabeazione. Nell’ordine dorico non è decorata, nello ionico è divisa in tre fasce e così nel corinzio, nel quale però le tre fasce sono decorate. Quando posa su due colonne è detta anche epistilio.

ARCHIVOLTO: cornice o fascia liscia o decorata che segue il profilo dell’arco fino all’imposta costituendo un motivo ornamentale. Spesso si identifica con ghiera. 

ARCO: struttura architettonica curvilinea ricavata in un muro o autonomamente sostenuta da colonne e pilastri. La nomenclatura strutturale dell’arco ne distingue le diverse parti: intradosso o sottarco, è la superficie interna ed estradosso quella esterna; archivolto la faccia o la cornice decorata che talvolta corre lungo la faccia anteriore dell’arco; imposte i due elementi su cui l’arco appoggia e chiave di volta la pietra troncopiramidale collocata alla sua estremità superiore. Con più preciso riferimento al disegno architettonico si dice corda, ma anche luce o sottesa la distanza tra le due estremità dell’arco e freccia la sua altezza, cioè la linea retta ideale che congiunge la corda con la parte più alta della curvatura. Secondo la curvatura, detto sesto, si ha poi una nomenclatura tipologica dell’arco: è detto a tutto sesto o a pieno centro, l’arco con curvatura semicircolare; scemo l’arco in cui la corda sia inferiore al diametro, dando così luogo a un semicerchio incompleto; ellittico l’arco in cui la curvatura abbia forma di mezza ellisse; a sesto acuto l’arco con doppio centro, perciò con forma ogivale, tipico dello stile gotico, mentre a ferro di cavallo o moresco è detto l’arco a tre centri; lobato è, infine, un arco diviso in più lobi. Ancora tipico dello stile gotico è l’arco rampante che poggia su imposte collocate a diverso livello. 

ARCOSOLIO: nelle catacombe indicava delle nicchie ad arco in cui veniva collocato il sarcofago. 

AULA: termine impiegato per indicare dapprima il cortile poi la stanza più grande della casa greca; i romani chiamarono così anche la sala d’udienza del palazzo imperiale.

BALAUSTRA: parapetto formato da balaustri, colonnine sagomate, alternati a pilastrini e collocati su una stessa base continua e reggenti un davanzale, usato nelle chiese per separare gli spazi destinati ai fedeli da quelli destinati al clero, come il presbiterio e le cappelle laterali. Nell’architettura civile è usato soprattutto nelle scalinate e nei balconi.

BALDACCHINO: dal baldacchino di origine orientale, di stoffa, sorretto da quattro aste, sotto cui stava il sovrano, questa struttura è entrata nell’uso liturgico cristiano (processioni). Dal Medioevo venne edificato in marmo su altari e sepolcri. 

BASAMENTO: oltre che sinonimo di base, nella colonna, indica la parte inferiore di un edificio, in particolare della facciata, tra il terreno e il primo ordine di finestre ed è spesso diverso, come tipo di muratura, dal resto; è chiamato anche zoccolo.

 BASSORILIEVO: scultura a rilievo con figure poco sporgenti dal fondo. 

BIACCA: colore bianco costituito da carbonato basico di piombo che tende facilmente ad annerire all’aria. 
 BIFORA: finestra, caratteristica dello stile gotico ma ripresa nella prima età rinascimentale, la cui luce è divisa a metà da una colonnina o da un piastrino.

 BISTRO: colore bruno costituito da ossido di manganese idrato. 

BOTTE, VOLTA A: volta costruita su un’area quadrilaterale e concepita come il prolungamento, per tutta la lunghezza, di un arco romano. 

BOTTEGA: forma di organizzazione del lavoro artistico, già esistente nell’antica Roma, dapprima con stretto carattere familiare. Nel Medioevo assunse la forma per cui un maestro si serve di aiuti e svolge un’attività didattica legalmente riconosciuta. La bottega ebbe grande espansione nel Quattrocento: gli allievi vivevano presso il maestro, secondo leggi molto severe che ne regolavano i rapporti, il tempo di tirocinio e discipulato. Questa formula permetteva continuità di lavoro e contemporanea esecuzione di opere diverse. 

BOZZETTO: prova d’insieme, in piccole dimensioni e senza rifinitura, di un’opera scultorea o di pittura. 

BUGNATO: opera di muratura ottenuta con bugne, cioè con pietre che sporgono uniformemente dalla superficie del muro. Secondo la forma delle bugne si distinguono un bugnato liscio o gentile, a leggero rilievo, un bugnato rustico, a bugna rozzamente tagliata e molto rilevata e un bugnato a punta di diamante, nel quale la sporgenza delle bugne ha forma piramidale.

BULINO: strumento d’acciaio appuntito usato fin dall’ultima età medioevale per incidere i metalli a scopo decorativo; la sua fortuna è dovuta alla nettezza e alla precisione del segno.

CALOTTA|: è la parte voltata della cupola, sopra al tamburo o ai pennacchi, o direttamente posta sulle pareti, oppure la volta poco elevata dal suo centro, o anche il catino absidale.

CAMPATA: nella navata di una chiesa è lo spazio limitato da quattro pilastri e da una volta a crociera che li colleghi; è anche lo spazio compreso tra due piedritti e l’arco che essi sostengono. 

CAMPITURA: in pittura è la definizione del piano di fondo che viene realizzato con la stesura di un colore uniforme.

CAPITELLO: elemento architettonico che raccorda il fusto della colonna, di cui fa parte, con la sovrastante struttura costituita da architrave o arco. È generalmente composto di una parte inferiore di raccordo (echino), spesso decorata, e di una superficie più semplice (abaco). 

CAPOCROCE: tutta la parte estrema della chiesa dietro l’altare, comprese, nelle chiese gotiche francesi, le cappelle che si dipartono a raggiera dall’abside.

CARBONCINO: asticciola cilindrica di carbone, più o meno morbido, usata per disegnare; si chiama così anche il disegno. 

CARIATIDE: dal greco kariàtydes (fanciulle della Caria), elemento architettonico impiegato nell’arte greca al posto delle colonne, per reggere la trabeazione. Il termine ora indica più genericamente sostegni rappresentanti figure femminili che al posto di colonne, pilastri o mensole sorreggono cornicioni, logge, balconi.

CARTIGLIO: elemento decorativo che rappresenta un rotolo di carta parzialmente svolto che porta un’iscrizione, per esempio un nome o un motto. È tipico della pittura, e talvolta anche della scultura, d’età barocca, in particolare nei ritratti d’occasione.

CARTONE: disegno preparatorio su carta pesante, delle stesse dimensioni dell’opera che doveva essere eseguita (affresco, arazzo, vetrata). In caso di affresco il disegno veniva riportato sulla superficie con il ricalco con punta metallica o con lo spolvero (sui bordi bucherellati del cartone veniva passata polvere di cartone).

CASSETTONE: riquadro incavato, ripetuto regolarmente per tutta l’estensione del soffitto. È un motivo decorativo nato dall’incrocio ad angolo retto delle travi di sostegno. Usato già nell’architettura romana (con il nome di lacunar), ebbe particolare sviluppo durante il Rinascimento (accrescitivo di “cassetto” per l’analogia della forma). 

CATINO: volta a quarto di sfera che copre l’abside; detta anche conca absidale. È spesso decorata ad affreschi o a mosaico.

CATTEDRALE: la chiesa più importante di una località che sia sede vescovile, cosiddetta perché vi si trova il seggio vescovile, o cattedra. 

CENTINA: l’armatura di legno ricurva che sostiene un arco o una volta durante la costruzione; in architettura indica anche la curvatura dell’arco o della volta.

CERTOSA: convento dei frati dell’ordine dei Certosini; architettonicamente si distingue dagli altri conventi perché i monaci vi vivono ciascuno in una casetta con giardino. 

CESELLO: piccolo scalpello d’acciaio a punta arrotondata usato per incidere metalli e pietre dure; si dice così anche l’opera che ne risulta.

CHIAROSCURO: tecnica del disegno e della pittura, ma anche della scultura e dell’architettura, che gioca sul contrasto tra bianco e nero, colori chiari e colori scuri, pieni e vuoti, sporgenza e rientranza. 

CHIAVE: nell’arco è la pietra a forma di piramide tronca (serraglia), che ne costituisce il centro e sulla quale appoggiano i due semiarchi. Può essere decorata e quando vi sia scolpita una testa umana prende il nome di mascherone. Nella volta a crociera, invece, è la pietra collocata all’intersezione dei due costoloni, al centro della volta.

CHIOSTRO: cortile, circondato da un portico delimitato da piccole colonne che poggiano su un muretto, attorno al quale gravitano i vari ambienti destinati alla vita monastica; spesso ha un pozzo centrale. È caratteristico dei conventi, ma qualche volta si trova anche nelle cattedrali. 

CIBORIO: nelle prime chiese cristiane l’edicola con colonne sopra l’altare maggiore, spesso riccamente decorata, in cui era appresa la pisside. È anche usato oggi come sinonimo di tabernacolo e di pisside.
CICLO: nelle arti figurative scene narrativamente correlate tra loro. 

CIMASA|: nell’ordine classico è la modanatura superiore, cioè il terzo elemento, sporgente, della trabeazione; è anche la parte superiore di una tavola dipinta o della cornice di una porta o di una finestra.
COLONNA: elemento architettonico con funzione di sostegno, generalmente cilindrico, con proporzioni e decorazioni diverse secondo l’ètà, lo stile e l’ambito culturale. Nella colonna classica si distinguono tre parti: base, fusto, capitello. La colonna dell’ordine dorico non ha, in genere, base oppure ha il solo plinto, una tavoletta quadrata d’appoggio; nella colonna ionica tra il plinto e il fusto, si trovano invece una modanatura convessa, detta toro, e una modanatura concava, detta scozia; nella colonna corinzia e in quella composita romana, sopra il plinto si trovano due o più modanature convesse disposte concentricamente all’asse della colonna. Il fusto, detto alla latina scapo, può essere liscio o solcato da una scanalatura verticale, e presenta nelle colonne più antiche a circa un terzo dell’altezza un leggero rigonfiamento, chiamato entasi, che ha scopo esclusivamente prospettico; all’estremità superiore e a quella inferiore il fusto porta una modanatura concava, detta apofisi o apofige, che lo raccorda rispettivamente agli elementi della base e del capitello; nelle colonne ioniche è corinzie l’apofisi è spesso composta da grani od ovuli allineati e in questo caso, per similitudine con gli ossicini tondi del piede, prende il nome di astragalo; nella parte alta del fusto della colonna dorica, invece, sotto il capitello, si trovano spesso dei sottili solchi incisi al termine delle modanature, detti ipotracheli e tre listelli semicircolari chiamati armille (in latino, bracciali).La colonna si definisce:- anulare se presenta un anello a metà della sua altezza;- alveolata se è incassata nel muro;- liscia se non ha alcun elemento particolare;- rudentata se le scanalature sono riempite fino a un terzo di altezza dalla base da una modanatura a bastoncino;- scanalata se il fusto è solcato da scanalature verticali;- tortile se si avvolge a spirale;- vitinea se il fusto è decorato con tralci di vite. La colonna isolata si dice votiva se è impiegata con intento religioso, e onoraria se è impiegata con intento celebrativo. La colonna rostrata è un monumento romano che commemora una vittoria navale ed è composta da una colonna alla quale venivano affissi i rostri delle navi nemiche.

COLORISMO: ricerca che privilegia la composizione del colore, nella gradazione chiaroscurale, nella composizione delle tinte e nella quantità di luce e ombra presente nei toni.

CONFESSIONE: nelle prime chiese cristiane, la celletta sotto l’altare con le spoglie del santo; è anche detta cripta. 

CONTRAFFORTE: elemento costruttivo a forma di sperone o arco rampante che dall’esterno dell’edificio ha il compito di contrastare le spinte delle volte o degli archi.

CONTROFACCIATA: la parete interna della facciata di una chiesa, spesso decorata con affreschi raffiguranti il giudizio universale o altre scene.

CONVENTO: complesso in cui vivono religiosi appartenenti a un ordine regolare non monacale; generalmente è costituito da locali disposti attorno a un chiostro ed è posto all’interno di un centro abitato. 

COPIA: riproduzione di un’opera d’arte fatta da una persona altra rispetto all’artista. La riproduzione di un’opera fatta da chi la ha eseguita si definisce replica.

CORINZIO: uno dei tre ordini architettonici greci, ideato, secondo la tradizione, da un architetto di Corinto di nome Callimaco e detto anche virginale, per la leggerezza e la grazia delle decorazioni. Gli elementi più caratteristici dell’ordine corinzio sono il capitello, che ha una doppia fila di foglie di acanto sormontate da ampie volute dette caulicoli, la colonna con scanalature a spigolo appiattito e il fregio continuo nella trabeazione.

CORNICE: in architettura è propriamente il terzo elemento della trabeazione e ne costituisce la parte più sporgente, sotto il tetto; più comunemente è il contorno in pietra o in altri materiali altrettanto resistenti di porte e finestre. In pittura è il telaio ornamentale di un dipinto.

CORO: parte della chiesa, dietro l’altare maggiore, dove siedono i cantori, generalmente costituita da stalli lignei, spesso intagliati o intarsiati; nelle chiese conventuali è riservata ai soli religiosi e si trova in genere nell’abside.

CORTINA: nella cinta del castello e della città medioevale è propriamente il tratto di mura tra due torrioni; il suo significato si è poi esteso allo spazio tra le mura e il fossato, quindi all’intera cinta fortificata.

COSTOLONE: elemento architettonico in uso nell’architettura romanica e gotica, che suddividendo la superficie di una volta a crociera o di una cupola ne scarica il peso sui capitelli dei pilastri sottostanti. 

CRIPTA: il termine, derivato da una parola greca che significa “nascosto”, indicava nell’antichità locali piccoli e in qualche modo riparati o nascosti, come logge, anditi e gallerie. Nelle catacombe e nelle prime chiese cristiane era il luogo di sepoltura di un martire o di un santo e in queste ultime è quindi sinonimo di confessione.

CRIPTOPORTICO: piccolo portico, parzialmente interrato, frequente nelle ville romane. 

CROCE, A: è detta così la pianta, appunto a forma di croce, di un edificio sacro. Viene definita:- a croce greca o quadrata quando l’edificio ha quattro bracci delle stesse dimensioni;- a croce latina o immissa o capitata quando il braccio corto taglia il braccio lungo a circa un terzo della sua lunghezza;- a croce a tau o commissa o patibulata quando il braccio corto sia all’estremità di quello lungo. 

CROCIERA, VOLTA A: volta costituita dalla intersezione ad angolo retto di due volte a botte.

CROMATISMO: ciò che attiene e si riferisce agli effetti del colore.

CUPOLA: struttura architettonica emisferica di copertura di un edificio; la base è in genere circolare, ma può essere poligonale, adattata poi con raccordi angolari, e può essere contenuta da un muro della stessa forma perimetrale, detto tamburo. Nelle chiese a croce latina sorge all’incrocio tra la navata centrale e il transetto. Alla sua sommità può aprirsi una piccola edicola detta lanterna, dalla quale entra la luce.

DECORATIVISMO: si parla di decorativismo quando gli elementi di decorazione divengono quasi i protagonisti di un’opera.

DISEGNO: raffigurazione creata con un tracciato lineare che può essere più o meno complesso, con chiaroscuro, tratteggio o meno, su un supporto (carta, tela, pergamena, intonaco).

DITTICO: insieme di due pitture, o di due tavolette scolpite, incernierate in modo da potersi richiudere come un libro.

DORICO|: uno dei tre ordini architettonici greci, detto anche virile per la sobrietà e la forza, caratterizzato da colonne prive di base, con larghe scanalature a spigolo vivo, capitello molto semplice e fregio composto da triglifi e metope.

DOSSALE| : ente il riquadro in pietra o in altri materiali che si alza dietro l’altare e lo sovrasta; divenne poi sinonimo di paliotto. 

DUOMO: la chiesa più importante di una città, la “casa” (dal latino domus) di Dio. Coincide in genere con la cattedrale quando sorga in località che sia sede vescovile.

EDICOLA: elemento architettonico di vario tipo. È, nell’accezione più diffusa, un minuscolo edificio di varia forma a pianta centrale costruito nell’antichità per proteggere una statua. Può essere anche una nicchia con una statua o un tabernacolo.

ENCAUSTO: tecnica greca e latina che consiste nel dipingere mediante un impasto di colori e cera, resina o gomma, riscaldato al momento dell’uso. Il colore caldo viene steso con una spatola su un intonaco asciutto e ben levigato. Questa tecnica consente una superficie brillante e resistente.
 
ESEDRA: era propriamente uno spazio aperto nella casa greca e romana circondato da sedili; il termine fu poi esteso a una costruzione semicircolare a forma di nicchia sotto un portico o in un giardino.
 
FACCIATA: la parte frontale più importante di un edificio, in cui si apre l’ingresso principale. Per le chiese, si definisce a capanna la facciata costituita da due spioventi, che segue la forma della navata maggiore; è a salienti quella che segue invece le diverse altezze delle navate. 
 
FASTIGIO: propriamente è la sommità di un edificio, ma indica anche la tavoletta più alta di un polittico. 
 
FESTONE: motivo ornamentale, dipinto o scolpito, costituito da un fascio di fiori, frutta o foglie intrecciati, che vengono appesi agli estremi e cadono verso il centro. I nastri ai lati si chiamano bandelle. Molto usato in età classica in Grecia e a Roma, venne ripreso in epoca rinascimentale e utilizzato frequentemente fino al XIX secolo. 
 
FORMELLA: tavoletta di materiali diversi, dipinta o scolpita con paesaggi o figure. 
 
FREGIO: il secondo elemento della trabeazione tra l’architrave e la cornice. Nell’ordine dorico è costituito da metope, formelle quadrate o rettangolari, spesso scolpite con figure e triglifi, lastre di pietra con tre scanalature verticali; invece nell’ordine ionico e corinzio il fregio è una fascia continua di figure di animali detta perciò zooforo. 
 
FRESCANTE: pittore che usa la tecnica dell’affresco. 
 
FRONTONE: originariamente era la sommità triangolare dei lati minori del tempio greco, costituita dai due spioventi del tetto e dalla cornice della trabeazione e contenente una superficie triangolare rientrata, detta timpano; ha poi indicato, indipendentemente dalla forma, il coronamento di un edificio sacro o civile. 
 
FUSIONE: è l’insieme delle operazione che consentono di ricavare le statue di bronzo partendo da un modello di gesso ottenuto attraverso la formatura. Questa fase si esegue facendo colare sulla statua o sul rilievo modellato in creta, o altro materiale plasmabile, gesso diluito che consolidando prende all’interno, in negativo, la forma dell’originale; nelle opere a tutto tondo, il gesso, una volta consolidatosi, viene suddiviso in pannelli che poi si ricompongono. Entro la cavità così ottenuta si versa una colata di gesso che darà il modello, cioè la statua in gesso identica all’originale pronta per passare dalla fase della formatura alla fase della fusione vera e propria, che può essere realizzata con due sistemi diversi. Nel primo sistema, detto a cera persa, si ricava dal modello, mediante un nuovo “negativo” di gesso, un modello di cera, al cui interno sia collocata un’anima di materiale refrattario, dello stesso tipo, in genere, del materiale con cui si copre all’esterno. Col calore si fa poi sciogliere la cera, che esce da forellini lasciati aperti nella copertura esterna, o manto. A questo punto, sotterrato il tutto per dare maggiore resistenza alle pareti del manto e per rallentarne il raffreddamento, nell’interstizio lasciato vuoto tra l’anima e il manto dalla cera discioltasi si versa la colata, detta getto, di bronzo fuso. Nel secondo sistema, detto a sabbia o a staffa, attorno al modello di gesso si fa aderire un impasto di terra refrattaria e sabbia, circondando poi l’insieme così ottenuto detto matrice o controforma, con fasce metalliche, dette appunto staffe; distrutto il modello in gesso e collocata un’anima refrattaria all’interno vi si fa colare il bronzo fuso. 

GOLA: modanatura a forma di due quarti di cerchi raccordati, detta diritta se il quarto superiore è convesso, rovescia se è concavo. 

GRISAILLES: dipinti a chiaroscuro di un solo tono (sono detti infatti anche monocromati) tendente al grigio.

GROTTESCA: decorazione a stucco o ad affresco, caratterizzata dall’intreccio di forme antropomorfe, vegetali, animali. Il nome è dovuto al fatto che imitava un tipo di pittura parietale scoperta nelle sale della Domus Aurea, allora semisepolte e simili a grotte.

GUAZZO: tecnica pittorica analoga alla tempera, ma con colori a legante gommoso che ne accentua la leggerezza e la trasparenza; a differenza dell’acquerello, il bianco nel guazzo è realizzato con la stesura di colori veri e propri; è oggi più spesso chiamata con il nome francese gouache.

GUGLIA: elemento decorativo a forma di piramide o di cono, molto sviluppati in altezza, tipico dell’architettura gotica.
 
ICONOCLASTIA
: da éikon, immagine e klazo, rompo: messa al bando del culto delle immagini e della loro produzione. L’iconoclastia ebbe vita a Bisanzio dal 730 all’843, con una pausa in cui tornò l’iconolatria, tra il 787 e l’813.

ICONOGRAFIA: disciplina che studia le immagini e ne interpreta il significato simbolico, allegorico, religioso, storico e mitologico.

ICONOSTASI|: struttura architettonica di origine bizantina che separa il presbiterio dalle navate: è una balaustra con transenne di marmo sulla quale poggiano colonne reggenti un architrave, su cui sono esposte immagini sacre. È molto frequente nelle chiese di culto cristiano orientale. Viene anche definita pergula.

IMPRIMITURA: preparazione della tela o della tavola che si ottiene stendendovi sopra un impasto di olio cotto e biacca o colla e rendendole così più atte a ricevere i colori; per l’affresco l’imprimitura consiste in uno strato di intonaco che dovrebbe isolare il dipinto anche dall’umidità del muro.

INCISIONE: l’arte di incidere secondo varie tecniche un disegno su una lastra di materiale solido, per poi stamparlo a inchiostro su un foglio di carta; è stato uno dei primi mezzi per ottenere la riproducibilità di un’opera d’arte. Le tecniche più diffuse sono la silografia, l’acquaforte, l’acquatinta, la vernice molle, la litografia, la puntasecca.

INTAGLIO: lavorazione a scavo di materiali duri mediante strumenti metallici.

INTARSIO: tecnica che consiste nell’incastrare su una superficie intagliata secondo un dato disegno ornamentale o simbolico, listelli e motivi, in genere dello stesso materiale della superficie, ma di colore diverso; è tecnica assai diffusa nella lavorazione del legno e del marmo.

INTERCOLUNNIO: lo spazio tra due colonne, rapportato in genere al loro diametro.

INTONACO: impasto di cemento, calce o gesso con sabbia e acqua, che ha funzione di rivestimento delle superfici murarie. Generalmente è costituito di tre strati: rinzaffo, il primo strato, molto rozzo, costituito di calcina grossa e sabbia, che viene posto sul muro di pietra; arriccio, il secondo strato, più sottile e fine, composto di calce spenta e sabbia di fiume; in ultimo lo scialbo, costituito di malta fine.

IONICO: uno dei tre ordini architettonici greci, caratterizzato da colonne con fitte scanalature a spigolo tagliato, capitello con due volute laterali e fregio continuo.

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