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GLOSSARIO Storia Contem. del Medi.

sabato 4 febbraio 2012



‘mushì‘: il più importante sistema di proprietà della terra nel Medio oriente del XIX secolo. Secondo questo sistema il titolo di proprietà è tenuto in comune dal villaggio, mentre la terra è divisa in sezioni omogenee, che periodicamente vengono ridistribuite tra le varie famiglie, che la coltivano e godono a titolo personale dei proventi che ne ricavano.

‘ud e rabab: strumenti musicali, usati soprattutto nei luoghi pubblici, nei caffé e per accompagnare le cerimonie.
‘aliyah: [ascesa] termine usato per indicare l’emigrazione ebraica in Israele.
accusa di omicidio rituale: accusa rivolta nei confronti degli ebrei di usare il sangue dei gentili per il pane della Pasqua. La stessa accusa era rivolta dai romani contro i primi cristiani a proposito delle cialde usate nella celebrazione della messa.
askenazita: termine biblico ebraico per indicare la Germania. Per derivazione si riferisce a tutti gli ebrei di origine tedesca o i cui avi parlavano yiddish, una lingua tedesca scritta con l’alfabeto ebraico. Per estensione gli askenaziti sono ebrei europei che condividono pratiche religiose simili e che accettano una comune pronuncia dell’ebraico anche se il loro dialetto differisce ampiamente.
Biled al-Sham: le terre di Damasco. Con questa espressione si indicava ai tempi ottomani l’area geografica corrispondente all’attuale Siria, Libano, Palestina storica e Giordania.
capitolazioni: [capitoli] termine che si riferisce a una classe di trattati commerciali conclusi dalle Potenze occidentali con una serie di governi asiatici e africani, in base ai quali i cittadini occidentali residenti in quei territori godevano di privilegi extraterritoriali: rimanevano soggetti alle leggi dei loro governi nazionali ed erano immuni da quelle dei paesi ospitanti.
Description de l’Egypte: i 23 volumi pubblicati tra il 1808 e il 1828 che racchiudono la documentazione di carattere geografico-antropologico raccolta dai savants de l’Institut d’Ègypte di Parigi al seguito della spedizione napoleonica in Egitto.
effendi: titolo di rispetto usato specialmente nei confronti degli ufficiali governativi, ma anche per persone istruite, benestanti o aristocratiche.
felleh: [plurale fell?h?n] contadino.
firmano: decreto imperiale ottomano.
hajj: il pellegrinaggio alla Mecca, che ogni musulmano adulto –uomo o donna- è tenuto a compiere almeno una volta nella vita se possiede i mezzi fisici ed economici necessari, nei giorni compresi tra il 7 e il 10 del mese didh? al-hijja.
hàjj: [pellegrino] titolo onorifico dato a tutti coloro che hanno compiuto il hajj. A Gerusalemme chi ha compiuto il pellegrinaggio lo comunica alla comunità con un pannello sulla porta di casa raffigurante la moschea della Mecca.
hakawati: colui che racconta, il depositario della tradizione orale del racconto. Era una figura molto comune in tutto il mondo arabo-islamico che oggi sta scomparendo.
halukah: fondi comunitari caritativi raccolti all’interno della comunità ebraica occidentale, destinati a Gerusalemme e assegnati a uomini sposati affinché si dedichino a tempo pieno agli studi ebraici religiosi.
haluzim: [pionieri] con questo termine si indicano i primi coloni ebrei askenaziti. Dall’idealizzazione della loro esperienza e soprattutto dall’uso politico che di essa è stata fatta deriva il concetto di chalutziyut (pionierismo), un concetto che associa due qualità distinte corrispondenti ai due fondamenti legittimanti invocati dai coloni sionisti: i diritti storici ebraici in Palestina e le attività di redenzione dei “pionieri”, e cioè lavoro fisico, insediamento agricolo e difesa militare. Il chalutziyut era ritenuto la principale manifestazione del contributo allo sforzo sionista e chi si impegnava in tal senso era considerato degno del più alto riconoscimento sociale.
hammàm: bagno, bagno pubblico, bagno turco.
haràm: ciò che è peccato e vietato dall'islam.
Harìm al-Sharif: il “nobile recinto”, il luogo in cui si trovano la Cupola delle roccia, la moschea al-Aqsa e altri santuari. È il terzo luogo sacro per i musulmani, dopo Mecca e Medina.
jabal: montagna. Per estensione le zone montuose dell’area di Nablus.
jihàd: [sforzo, tensione] di carattere sacro, compiuto verso se stessi per migliorarsi o verso i nemici dell’islam. In quest’ultimo caso il jihàd si configura come una guerra “canonica”, che costituisce un dovere collettivo per la comunità dei credenti e che può essere difensiva –in caso di attacco da parte di nemici-, oppure offensiva, se condotta a scopo missionario.
karaiti: setta ebraica dell’VIII secolo i cui membri rifiutano il giudaismo rabbinico e accettano solo l’autorità delle scritture.
khan: [caravanserraglio] termine persiano che indica un edificio, generalmente a due piani con tettoie dislocate su un cortile interno o su una serie di cortili, costruito per accogliere i viaggiatori lungo il loro cammino. Le camere sono al primo piano e le stalle per gli animali al piano terra.
màdrasa: [scuola, collegio] scuole musulmane religiose e di teologia composte di una moschea, di sale studio, e di un ostello per gli studenti, il tutto organizzato intorno a un cortile interno. Durante il periodo mamelucco numerose màdrase furono costruite intorno all’Harìm al-Sharif.
mamelucchi: casta di schiavi asiatici che si convertirono all’islam e governarono da Damasco al Cairo. A Gerusalemme regnarono dal 1160 al 1517.
maqdisì: le grandi famiglie della Gerusalemme ottomana, dall’antico nome di Gerusalemme: Mad?nat Bayt al-Maqdis, la città del tempio.
mufti: alta carica giuridico-religiosa che designa chi è abilitato ad emettere fatwa, parere legale formale e vincolante in materia giuridica, culturale o religiosa.
mukhtàr: un ufficiale governativo di basso livello subordinato gerarchicamente al governo ottomano. Questa figura venne creata con la legge dei Vilayet del 1864, col duplice obiettivo di migliorare il sistema di riscossione delle tasse e distruggere il potere degli shaykh, obiettivo quest’ultimo raggiunto solo parzialmente.
mutassallim: ufficiale turco nominato dal pascià di un sangiaccato -e ad esso subordinato- per amministrare gli affari in una specifica area geografica all’interno del sangiaccato.
nakba: [tragedia] termine usato per indicare l’espulsione dei palestinesi da parte di Israele nel 1948.
pascià: titolo turco che denota nobiltà. Si riferisce al governatore di un sangiaccato e ad altri alti ufficiali turchi.
Sublime Porta: l’entità sovrana dell’impero ottomano era definita Bab Ali, letteralmente l’Alta Porta del palazzo dove il sultano amministrava la giustizia. Di qui il termine francese Porte, che traduce il termine turco e diventa il riferimento standard per definire il governo ottomano.
qàdì: giudice di tribunale nominato dal potere centrale islamico, può emettere sentenze e imporne l’esecuzione, sia in ambito religioso sia in quello civile e penale.
Qays e Yamani: due coalizioni in cui si dividevano dai tempi della conquista araba di Siria e Palestina le famiglie native musulmane arabofone: i Qays, quelli del nord, e gli Yamani, quelli del sud, due nomi che ormai da molto tempo avevano perso ogni originale significato etnico o geografico L’affiliazione all’una o all’altra dipendeva dalle circostanze e dal potere dei suoi leaders, e i passaggi dall’una all’altra non erano infrequenti.
qumbaz: lungo cappotto dalle ampie maniche, di tessuto a strisce, fermato sul davanti.
sangiaccato: unità amministrativa dell'impero ottomano sotto il governo un pascià. Geograficamente sangiaccati contigui costituivano una provincia.
sefardita: da Sefarad, termine ebraico per indicare la Spagna. Si riferisce a tutti gli ebrei discendenti dagli espulsi dalla penisola iberica nel XV secolo. In senso lato sono chiamati così tutti nord africani, gli ebrei del levante e dell’oriente, che discendano o no dai sefarditi veri.
seraj: [serraglio, palazzo] termine con cui si indica la sede del governo locale, e per estensione la famiglia e l’entourage ufficiale del governatore stesso.
sharì‘a: la legge dell’islam, l’insieme dei princîpi dedotti dal Corano e dalla Sunna, la tradizione del Profeta.
sharìf: nobile.
shaykh: titolo onorifico di antichissima origine, che significa “anziano”, nel senso di avveduto e degno di rispetto per la saggezza che gli deriva dall’esperienza. Viene conferito a religiosi, membri di confraternite, professori, capi-famiglia… insomma a chi gode di rispetto per il suo ruolo sociale, l’età o le doti morali. Nei villaggi della Palestina era il leader riconosciuto, cui tra l’altro competeva –fino all’introduzione della figura del mukhtàr- la raccolta dei tributi da versare all’autorità ottomana.
sijill: archivi del tribunale della sharì‘a.
sufi: membri di un ordine ascetico musulmano originario della Persia dell’XI secolo, e per estensione i mistici musulmani in genere.
suq: in arabo indica la parte della città dedicata al mercato e costituita da un fitto dedalo di stradine spesso coperte, fiancheggiate da negozi.
tanzimat: letteralmente “ordine”, “riorganizzazione”. Il movimento di riforma politico-amministrativa dell’impero ottomano, avviato con l’Hatti Sherif de Gulhane nel 1839 e conclusosi nel 1876.
tarbush: rigido copricapo di feltro rosso con un fiocco di cotone o di seta. Molti uomini avvolgevano il loro tarbush con un tessuto sottile e creavano un turbante. Il colore e il tipo del tessuto indicavano la loro appartenenza religiosa o di classe.
thub: costume entrato in uso nel XIX secolo, che consiste in una tunica lunga fino alle caviglie, di lana o di cotone, che gli uomini portavano sopra i pantaloni.
'ulama: il termine significa “dotti, sapienti”, e indica i teologi e i giuristi musulmani, che, pur senza avere una funzione sacerdotale, hanno spesso svolto un ruolo politico e sociale corrispondente a quello del clero nelle società cristiane.
wàlì: [governatore] responsabile, dapprima politico militare e poi anche amministrativo, di una regione per conto del sovrano.
waqf: sistema di donazione introdotto da Salàh ad-Dìn, in virtù della quale il donatore cedeva i diritti di un proprietà e destinava i ricavi per una buona causa, come costruire una scuola, aprire una mensa per i poveri. Era un atto di carità pratica per incoraggiare la cultura islamica, abbellire la città di Gerusalemme e aiutare i bisognosi. Con molti cambiamenti questa istituzione vive tutt’ora e tutt’ora opera a favore dei poveri e delle istituzioni religiose musulmane.
tàbà: ufficio governativo per la registrazione e il commercio della terra. Per estensione con questo termine si intendono anche le tasse pagate per i singoli atti.


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