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"I GIORNI" di Taha Hussein

sabato 4 febbraio 2012



I GIORNI (al-Ayyàm), autobiografia in tre parti dell'egiziano Tàha Hùseyn (1889-1973).
La prima parte fu pubblicata al Cairo nel 1927, la seconda ivi nel 1939, la terza a puntate su una rivista cairina nel 1955.
È una delle più celebrate opere della moderna letteratura araba da considerarsi, "più che una sistematica e compiuta biografia del letterato, una suggestiva rievocazione dei momenti salienti di un trentennio della sua esistenza".
L'Ayyam., usando la terza persona e chiamando se stesso "il nostro amico", ci riporta il ricordo, a volte vago altre ben preciso, della sua povera infanzia, trascorsa tra numerosa famiglia in un villaggio del Medio Egitto alla fine del secolo scorso. Fin dalla tenera età egli ha perso la vista e la consapevolezza della propria cecità, il suo chiudersi in se stesso e l'accresciuto apprezzamento dei suoni, vi è rivelato con sensibilità e acutezza derivate in larga misura dalla sua esperienza dei metodi letterari occidentali. Attraverso gli altrui occhi egli descrive la casa, la strada, la bottega del rigattiere, le persone che gli si muovevano intorno e complessivamente quell'ambito provinciale egiziano che sarebbe divenuto successivamente il centro degli interessi narrativi di numerosi qualificati esponenti della contemporanea letteratura araba. Trattando il periodo della propria istruzione al kuttàb, la scuola del villaggio, una punta satirica fa capolino nel testo. Egli ci dipinge la figura dell'insegnante il cui compito principale è d'inculcare le sure del Corano nelle teste degli scolari, ma il cui unico scopo è di piacere ai loro genitori per ottenerne dei compensi. Fondalmentalmente fannullone, è tuttavia pronto a sfruttare un successo come a trarsi dall'impaccio di uno scacco.
Nella seconda parte dell'opera l'Ayyam. passa in rassegna i quattro anni di studio trascorsi all'università islamica al-Azhar del Cairo manifestando chiaramente la sensazione di trovarsi come un pesce fuor d'acqua in quella roccaforte della tradizione, se non della reazione, totalmente impermeabile agli allora incipienti movimenti di riforma sociale e culturale. Il giovane rappresenta la ribellione del suo animo per i metodi d'insegnamento antiquati che venivano colà applicati e la parte si conclude con la realizzazione del tanto sospirato passaggio di Taha Hùseyn all'allora neonata Università del Cairo, di tipo europeo, dove finalmente può prender contatto con i più progrediti metodi didattici e d'indagine scientifica.
Tale periodo viene descritto nella terza parte dei Giorni, letterariamente inferiore alle precedenti, non discostandosi molto da una semplice cronologia di avvenimenti. Egli manifesta tra l'altro il suo entusiastico apprezzamento per i docenti italiani che in quegli anni insegnavano in quell'ateneo e conclude l'opera narrando i periodi trascorsi in Francia alle università di Montpellier e della Sorbona dove conseguirà il dottorato.


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