News Updates :

IL PIPISTRELLO (1920), LUIGI PIRANDELLO

giovedì 16 febbraio 2012



La trama (Il Pipistrello)

Al teatro Arena Nazionale gli attori provano una commedia di Faustino Perres, ma durante le prove per tre sere di seguito un pipistrello entra nel teatro e vola sul palcoscenico sopra gli attori attratto dalle luci, creando scompiglio. La Gàstina, protagonista della commedia, nonostante sia spaventata a morte e tema per i suoi capelli, cerca di eseguire la sua parte. Faustino Perres invoca il capocomico e vuole mandare sul tetto degli operai perché prendano quellanimale, anche se dovesse pagarli di tasca propria. Il capocomico si inquieta per la paura che la signorina Gàstina ha per i suoi magnifici capelli, considerando tale preoccupazione ridicola. In Perres aumentano i dubbi riguardo al successo della sua commedia. Nella pausa, prima della prova generale, la Gàstina cerca di convincere lo scrittore a cambiare un po la scena e, al momento opportuno, far ripetere la battuta, già presente nella commedia: “Giuseppe, smorzate i lumi”, perché labbassamento delle luci sembra lunico modo per mandare via il pipistrello. Così, l’intrusione e il seguente disturbo del pipistrello sarebbe più credibile e per gli spettatori sarebbe la realtà della vita di tutti giorni. Perres non accetta nessun tipo di argomentazione e la sera dello spettacolo aspetta con grande emozione se il pubblico accetterà la sua commedia. Ad un certo punto arriva il pipistrello, lattrice sviene sul palcoscenico, il pubblico applaude senza capire che la commedia è stata interrotta per caso da quellanimale. Il capocomico, vedendo le ovazioni, pretende da Perres che inserisca lo svenimento finto nella commedia e la trascriva secondo i cambiamenti dovuti al pipistrello di quella serata. La Gàstina, finalmente riprendendosi dal malore, dichiara che può fingere uno svenimento ma che nessuno può garantire o prevedere lentrata del pipistrello sul palcoscenico e si rifiuta di recitare in tali condizioni. Il capocomico, accecato dal successo, non vuole arrendersi ma nello stesso momento Faustino Perres ritira la sua commedia senza mai sapere se la sua opera d’arte avrebbe avuto successo senza lintervento del pipistrello.

Lanalisi

Nella prima sequenza descrittivo-narrativa viene presentata la commedia che si dovrà esibire al teatro e così il narratore ci presenta «la piccola Gàstina», l’attrice della compagnia teatrale. L’aggettivo con cui la descrive non corrisponde all’età della protagonista. Possiamo dedurre la sua età dalla parte che lei recita nella commedia, perché interpreta Livia, una ragazza che non si vuole sposare. Del suo aspetto fisico il narratore non dà molte informazioni neanche attraverso i personaggi e racchiude tutti i riferimenti in poche parole in tutta la novella: «le mani sfavillanti d’anelli il berretto di pelo sui magnifici capelli». Non si fa cenno delle caratteristiche fisiche degli altri personaggi. Il narratore è il testimone di fatti accaduti agli personaggi, quindi è un narratore interno che con la sua visione soggettiva narra in terza persona quello che vede e anche ipotizza, ci dà tante notizie dei sentimenti e dei pensieri di personaggi e quindi è anche autoreferenziale perché giudica la storia e la interpreta:

Contentissima, contentissima della parte della nipote orfana e povera, che naturalmente non vuol saperne di sposare quel protetto di Sua Eminenza, e fa certe scene di fiera ribelione, che alla piccola Gàstina piacevano tanto, perché se ne riprometteva un subisso d’applausi.
L’inizio riassuntivo accelera il ritmo del racconto e il narratore lo dice anche (nella seguente frase citata) e subito dopo presenta il protagonista:
Per farla più breve, più contento di così nell’aspettazione ansiosa d’un ottimo successo per la nuova commedia l’amico Faustino Perres non poteva essere alla vigilia della rappresentazione.
Dopo che il narratore ci ha esposto la situazione iniziale e due personaggi, arriva il pipistrello, esordio della novella. Questo avvenimento, un elemento di turbamento dell’equilibrio iniziale, modifica la situazione e mette in moto la vera azione. Il narratore ci specifica anche lo spazio, cioè il teatro, e da quell’ambito la novella non esce mai:
Un maledetto pipistrello, che ogni sera, in quella stagione di prosa alla nostra Arena Nazionale, o entrava dalle aperture del tetto a padiglione, o si destava a un cert’ora dal nido che doveva aver fatto lassú, tra le imbracature di ferro, le cavicchie e le chiavarde, e si metteva a svolazzar come impazzito non già per l’enorme vaso dell’Arena sulla testa degli spettatori, [...].
Secondo la descrizione dell’Arena si potrebbe trattare del teatro che ha preso il nome dalla via Nazionale nella quale sorge e la troviamo a Roma in una zona moderna sulla terrazza Palazzo Rospigliosi. Non è specificata la data più precisa della storia narrata, ma possiamo capire che la trama si svolge nella stagione estiva per via del letargo del pipistrello. La storia della paura dell’attrice durante le tre sere precedenti alla prova generale è riportata nel sommario, dove il tempo del racconto è minore del tempo della storia, e accelera molto il ritmo della novella. È l’unica analessi nella novella e per questo nella novella l’intreccio e la fabula non coincidono anche se da ora in poi i fatti vengono narrati nel loro ordine logico e proseguono cronologicamente.
Il narratore spiega che il pipistrello è attirato dalle luci della scena ma questa caratteristica dell’animale non si verifica nella vita reale del pipistrello, perché il pipistrello per volare non usa la vista, ma utilizza degli echi ultrasonici e grazie a questa strategia è capace di evitare qualsiasi ostacolo. Il narratore interno dopo aver conferito al pipistrello connotazioni negative «Un maledetto pipistrello, [...]» si focalizza sulla fobia della protagonista verso il pipistrello. In questo paragrafo, viene adottato il punto di vista della Gàstina, che vediamo sconvolta e sentiamo pronunciare le parole: «Dio che ribrezzo!»,utilizzando la tecnica del monologo interiore. Di nuovo il pipistrello viene presentato con un concetto sbagliato: «quel volo di membrana vischiosa», perché in realtà non può essere definito così. Il pipistrello è un mammifero che veramente possiede una membrana alare, che gli consente di volare, ma non ha assolutamente laspetto vischioso. Ma questa idea fissa è molto frequente nell’immaginario popolare forse per via dell'aspetto non molto piacevole dei pipistrelli.
L’Arena Nazionale di Roma, costruita nel 1900, oggi ha un altro aspetto. Nel 1906 una parte del teatro viene costruita in muratura e due anni dopo il proprietario Achille Mauri decide di trasformarlo in un vero teatro e i lavori vengono terminati dopo altri due anni. È il primo teatro costruito in cemento armato è così lo conosciamo anche oggi. Nel 1919 in questo teatro recita l’attore Giovanni Grasso Il palio di Nino Martoglio. Vogliamo ricordare che proprio Nino Martoglio ha persuaso Pirandello ad usare alcune novelle e modificarle per il teatro e così dallo stesso attore e nello stesso anno anche l’opera Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello ha luogo all’Arena Nazionale.

Con questa caratteristica il lettore immagina meglio la paura terribile che prova l’attrice. Se Pirandello usasse per esempio una farfalla notturna, una falena attratta dalla luce, dopo anche il lettore finirebbe per giudicare ridicola la paura dell’attrice. Così, invece, la giudica laltro personaggio, l’impresario e capocomico della compagnia teatrale. Faustino Perres vuole salvare la situazione e cerca di eliminare la causa dell’entrata indesiderata del pipistrello, ma non perché sia preoccupato per lattrice ma perché è preoccupato solo per la sua opera. Infatti egli non comprende i sentimenti tipici delle donne e non cerca di proteggere la donna, invece cerca di proteggere la sua opera, dà più importanza alla sua opera come se fosse un suo “figlio” e egoisticamente non bada ai sentimenti umani:
Allora Fausino Perres, atterrito per le sorti della sua nuova commedia, pregò scongiurò limpresario e il capocomico di far salire sul tetto due, tre, quattro operaj, magari a sue spese, per scovare il nido e dar la caccia a quella insolentissima bestia ma si sentí dar del matto. Segnatamente il capocomico montò su tutte le furie a una simile proposta, perché era stufo, ecco stufo stufo stufo di quella ridicola paura della signorina Gàstina per i suoi magnifici capelli.
Dalla citazione precedente vediamo il comportamento del capocomico, l’antagonista, e possiamo dedurre che non può essere un attore, come di solito accadeva nelle compagnie teatrali, perché se lo fosse stato, avrebbe capito lo stato danimo dellattrice e non avrebbe classificato ridicolo il suo terrore, ma avrebbe cercato di sostenerla. La sua rabbia influenza anche Faustino Perres e la sua preoccupazione per la sua commedia diventa terrore.
Invece dinteressarsi alla sua parte, dimmedesimarsi nel personaggio, almeno fino al punto di non pensare a simili sciocchezze! Sciocchezze, i capelli d’una donna?i magnifici capelli della piccola Gàstina? Il terrore di Faustino Perres alla sfuriata del capocomico si centuplicò. Oh Dio! oh Dio! Se veramente la piccola Gàstina temeva per questo, la sua commedia era perduta!
Ma lattrice in questo momento seduta in maniera un po’ provocante, forse provando a sfruttare la sua femminilità, cerca di convincere Faustino Perres a cambiare il testo della commedia. È evidente che lei non ha ottimi rapporti con il capocomico e con lui non prova a ragionare, sa che sarebbe tempo perso, ma attraverso lo scrittore crede di ottenere dei risultati migliori e così salvarsi in qualche modo e non dover affrontare l’attacco temuto del pipistrello perché è veramente convinta che i suoi capelli potrebbero subire un danno:
Per far dispetto al capocomico, prima che cominciasse la prova generale, la piccola Gàstina col gomito appoggiato sul ginocchio duna gamba accavalciata sullaltra e il pugno sotto il mento, seriamente domandò a Faustino Perres, se la battuta di Sua Eminenza al secondo atto: - «Giuseppe, smorzate i lumi» - non poteva essere ripetuta, all’occorrenza, qualche altra volta durante la rappresentazione, visto e considerato che non cè altro mezzo per fare andar via un pipistrello, che entri di sera in una stanza, spegnere il lume.

In questo punto della novella, Pirandello, attraverso la sua protagonista, esprime la propria idea di teatro come la ricerca della realtà e nello stesso tempo fa vedere che la vita è dinamica e non è possibile rappresentarla con le formule statiche dellarte. Pirandello tramuta tante novelle per il teatro e deve fare cambiamenti, ma qui il protagonista scrittore non vuole cambiare neanche una virgola e il suo atteggiamento è statico, al contrario della Gàstina che neanche con quellaggettivo “piccola” viene sottovalutata:
- No, no, dico proprio sul serio! Perché, scusate, Perres: Volete dare veramente con la vostra commedia, una perfetta illusione di realtà?
           - Illusione? No. Perché dice illusione, signorina? Larte crea veramente una realtà.»
La Gàstina qui vorrebbe avvicinare il teatro il più possibile alla realtà, lei cerca di smascherare la realtà perché è sicura che la maggior parte della gente si comporterebbe come lei:
Ponete il caso che, nella realtà della vita, in una stanza dove si sta svolgendo di sera un conflitto familiare, tra marito e moglie, tra una madre e una figlia, che so! o un conflitto dinteressi o daltro, entri per caso un pipistrello. Bene: che si fa? Vi assicuro io, che per un momento il conflitto sinterrompe per via di quel pipistrello che è entrato: o si spegne il lume, o si va in unaltra stanza, o qualcuno anche va a prendere un bastone, monta su una seggiola e cerca di colpirlo per abbatterlo a terra; e gli altri allora, credete a me, si scordano lì per lì del conflitto e accorrono tutti guardare, sorridenti e con schifo, come quella odiosissima bestia sia fatta.
L’atrice non riesce a vincere la paura del pipistrello e sa molto bene come si comporterebbe la protagonista Livia, perché è lei stessa a recitare questa parte e se non ci riesce lei ad affrontare «lo svolazzío di quella bestia schifosa»4 non può riuscirci neanche il personaggio interpretato da lei:
Vassicuro io, io che debbo vivere nella vostra commedia la parte di Livia, che questo non è naturale; perché Livia, lo so io, lo so io meglio di voi, che paura ha dei pipistrelli! La vostra Livia, - badate - non più io. Voi non ci avete pensato, perché non potevate immaginare il caso che un pipistrello entrasse nella stanza[...].
In questa lunga sequenza dialogata fra lo scrittore e l’attrice, possiamo vedere non soltanto un paragone tra il mondo femminile e quello maschile, ma il fatto che nella vita le cose non si possono programmare nei minimi dettagli, perché la vita è un flusso continuo ma variabile e le persone non saranno mai in grado di gestire le accidentalità. La logica dell’argomentazione risiede nel fatto che il “vero” pipistrello è veramente presente sul palcoscenico, dove si svolge la “finta” commedia anche se è già scritta con la sua trama ben stabilita. Per l’attrice quel pipistrello, con la sua invasione imprevedibile, diventerebbe un attore e in questo modo la scena «sarebbe il colmo della naturalezza».1 La giovane e bella attrice Gàstina, che è riuscita a immedesimarsi molto bene nella situazione basandosi sulle esperienze comuni della vita quotidiana, viene respinta in una maniera brusca. «In altre parole un atteggiamento ottocentesco-sessofobico anche sul piano di una sfiducia nelle capacità di resistenza della donna stessa agli assalti del maschio (e infatti la donna nella narrativa e nel teatro di Pirandello è sempre soccombente).». Faustino Perres accetterebbe il pipistrello solo se l’avesse messo lui nella commedia, così la trama sarebbe la sua realtà, ma non capisce che potrebbe arrivare un altro tipo di casualità e quindi la situazione sarebbe sempre uguale, cioè simile al caso di come ha interferito il pipistrello. É vero che uno scrittore non può scrivere delle opere pensando alle casualità che possono succedere durante lo spettacolo. Forse per questo motivo il narratore prova compassione per Faustino durante la realizzazione scenica della sua opera: «il poverino, sudando freddo». In più possiamo vedere l’empatia verso di lui nell’introduzione del personaggio all’inizio della novella: «[...] così nell’aspettazione ansiosa d’un ottimo successo per la sua nuova commedia l’amico Faustino Perres [...]». Nella parola “amico” come se ci fosse tutta la comprensione di Pirandello perché ora nel racconto subentra il narratore sempre interno ma in prima persona, cioè io-narrante che diventa un personaggio nella novella. Così è molto probabile che Pirandello, in questa sequenza riflessiva, scriva le proprie emozioni e renda al lettore le sue ansie di drammaturgo provate dietro le quinte:
Ogni scrittore, quand’è un vero scrittore, ancor che sia mediocre, per chi stia a guardarlo in un momento come quello in cui si trovava Faustino Perres la sera della prima rappresentazione, ha questo di commovente, o anche, se si vuole, di ridicolo: che si lascia prendere, lui stesso prima di tutti, lui stesso qualche volta solo fra tutti, da ciò che ha scritto, e piange e ride e atteggia il volto, senza saperlo, delle varie smorfie degli attori sulla scena, col respiro affrettato e l’animo sospeso e pericolante, che gli fa alzare or questa or quella mano in atto di parare o di sostenere. Posso assicurare, io che lo vidi e gli tenni compagnia, mentre se ne stava nascosto dietro le quinte tra i pompieri di guardia e i servi di scena, che Faustino Perres per tutto il primo atto e per parte del secondo non pensò affatto al pipistrello, tanto era preso dal suo lavoro e immedesimato in esso. 
Troviamo una conferma che Pirandello parla delle sue emozioni anche da Corrado Alvaro, l’amico personale di Pirandello, che descrive il comportamento di Pirandello durante gli spettacoli teatrali così: «Anche gli piaceva di riascoltare le sue commedie a teatro. Le beveva battuta per battuta, ridendo o aggrottandosi, come se non le avesse mai intese.» Pirandello nella sequenza descrittivo-narrativa ha situato il momento della massima tensione  della novella. Il pipistrello e la Gàstina stanno sulla scena sotto gli occhi del pubblico, il quale non si accorge dell’animale, forse per le sue dimensioni piccole o per il fatto che vola in alto. L’io-narrante ci spiega che Faustino non pensava neanche più a quell’animale, perché nella sua opera lui non aveva messo nessun pipistrello. È proprio l’io-narrante ad avvertire Faustino Perres dell’arrivo del pipistrello e neanche la Gàstina, entrata in quel momento sul palcoscenico, mostra di accorgersene. Dal narratore interno, per la comparsa del pipistrello, sentiamo la parola: «finalmente» ed è lui che prova a portare via da lì il disperato Faustino con la forza, ma senza riuscirci: «- Sta’ zitto, per carità! - lo esortai, scrollandolo per le braccia e cercando di strapparlo di là.». È come se la voce narrante volesse dare lo spazio alla realtà arrivata dall’esterno e anche in questo punto possiamo identificare Luigi Pirandello e vedere in questo un’anticipazione di una sua idea della realtà multipla compenetrante che dopo realizzerà e rifinirà in Sei personaggi in cerca d’autore. Nella novella sono riservate solo poche righe alla trama della commedia rispetto al resto del testo. Il pubblico non ne è molto entusiasmato e dopo il primo atto applaude molto poco. Faustino Perres, credendo che la sua opera potrebbe comunicare mandare un importante messaggio al pubblico o forse una critica della società, non vuole inserire il pipistrello nella sua commedia; forse teme che il messaggio che vuole diffondere non sarebbe più lo stesso. La sua commedia parla di un matrimonio combinato da un cardinale che vuole far sposare un suo protetto, apparentemente il figlio del suo segretario ormai morto, ma in realtà è il frutto di un suo peccato di gioventù. Il cardinale vuole farlo sposare con la figlia della cognata, vedova, di cui era innamorato da ragazzo, prima che scegliesse la sua vocazione ecclesiastica. Livia, la protagonista della commedia, la cui parte è svolta dalla Gàstina, si ribella continuamente e non vuole sposare il protetto del cardinale. E anche se la Gàstina ha paura dei pipistrelli, non si può dire che abbia un carattere debole e lo dimostra nei litigi con Faustino. Non si offende neanche per sentirsi dare della matta da lui e mostra la sua grinta: «Ora vi faccio vedere che la mia parte io la so e che recito con tutto l’impegno, perché mi piace. Ma non rispondo dei miei nervi stasera.». Nel secondo atto della commedia arriva il temibile pipistrello e la Gàstina sviene e gli attori la trascinano nel camerino. A questo punto nessuno di loro dà peso al rumore di sottofondo.
Era un delirio d’applausi! Tutto il pubblico, levato in piedi, applaudiva da quattro minuti freneticamente, e voleva l’autore, gli attori al proscenio, per decretare un trionfo a quella scena dello svenimento, che aveva preso sul serio come se fosse nella commedia, e che aveva visto rappresentare con così prodigiosa verità.
Tutta questa sequenza dall’apparizione dell’attrice sul palcoscenico è narrata in discorso indiretto e solo una frase urlata dal pubblico è in discorso diretto: «- Fuori la Gàstina!». Forse per evidenziare il fatto che il pubblico crede nella perfetta realizzazione, ma invece di apprezzare l’illusione, con un piccolo inganno, cioè all’intrusione del pipistrello, il pubblico sta valutando la vera realtà. Probabilmente la commedia scritta da Faustino senza l’intromissione del pipistrello non avrebbe mai raggiunto un tale esito dopo lo svenimento dell’attrice. Il pubblico, siccome non ha notato l’apparizione della «schifosa maledettissima bestia», attribuisce lo svenimento a una parte della commedia. L’unico che vorrebbe sfruttare la situazione è il capocomico, figura fin dall’inizio della novella negativa che non mostra mai compassione. Non sta in camerino con tutti gli altri accorsi ad aiutare la Gàstina, ma cerca il profitto:
Il capocomico, su tutte le furie, corse a prendere per le spalle Faustino Perres, che guardava tutti, tremando d’angoscia perplessità, e lo cacciò con uno spintone fuori delle quinte, sul palcoscenico.
Nella sequenza successiva, tutta dialogata tra Faustino, il capocomico e alla fine anche con la Gàstina, nonostante l’aria pesante per via dello scambio di opinioni, arriva lo scioglimento della novella. Il capocomico vuole da Faustino che inserisca il pipistrello nella commedia e non ha molta stima di lui, visto il modo in cui lo tratta: « - Bisogna che lei ce lo faccia entrare, caro signore, a ogni costo!». Non si rende conto che è impossibile avere sotto il suo comando il pipistrello come gli attori che lui considera quasi di sua proprietà: «Non dubiti, non dubiti che i miei attori sapranno far per finta con la stessa verità ciò che questa sera hanno fatto senza volerlo.». Si notano bene le relazioni che ha con gli attori e vediamo dalla parte del capocomico il poco rispetto sia per gli attori che per lo scrittore. La sua prepotenza culmina nel discorso con la Gàstina, ma lei non gli si sottomette e si fa vedere come una donna forte e sicura di se stessa. Anche la descrizione del suo abbigliamento («le mani sfavillanti danelli il berretto di pelo») ci aiuta a capire e sottolinea il suo carattere. Le sue risposte chiare e la sua logica ora non hanno niente a che fare con la fobia dei pipistrelli:
- Io, la finisco? Deve finirla lei, commendatore! - rispose, placida e sorridente la Gàstina, sicurissima di farli così, ora, il maggior dispetto. - Perché, guardi, commendatore, ragioniamo: io potrei aver sotto comando uno svenimento finto,[...]. Ma dovreste anche aver voi allora sotto comando il pipistrello vero, che non mi procuri un altro svenimento, non finto ma vero al primo atto, o al terzo, o magari nel secondo stesso, subito dopo quel primo finto!
Così la Gàstina rifiuta la recita, perché dice che nessuno può avere diritto di obbligarla a sopportare queste condizioni. Ma di nuovo si riscontra larroganza del capocomico che si rifiuta di accettare le sue pretese: «Questo si vedrà!». Faustino Perres si mostra come persona in fondo ragionevole che attribuisce il successo di quella sera al pipistrello e ritira la commedia. Si arrende, non perché sia timido, pauroso o codardo, ma perché non vuole presentare la commedia visto che gli applausi del pubblico non erano indirizzati del tutto a lui, cioè allautore della commedia, ma purtroppo al pipistrello. Si vede la sua onestà, perché non si vuole approfittare del merito che non gli appartiene e falsamente celebrare il trionfo, non desidera il successo a tutti i costi ma vuole valere come scrittore.
[…] convinto pienamente che la ragione unica degli applausi di quella sera era stata l’intrusione improvvisa violenta di un elemento estraneo, causale che invece di mandare a gambe allaria, come avrebbe dovuto, la finzione dell’arte, s’era miracolosamente inserito in essa, conferendole lì per lì, nell’illusione del pubblico, l’evidenza d’una prodigiosa verità, ritirò la sua commedia, e non se ne parlò più.
Nella vita reale non sarebbe difficile trovare un sistema per proteggere il teatro dalle invasioni del pipistrello, ma non è questo, certo, il punto sul quale dovrebbe riflettere il lettore, perché quellanimaletto ha qui un ruolo ben diverso. Involontariamente dai protagonisti, assume il ruolo di attore invisibile per il pubblico, ma essendo una specie di protagonista per la compagnia teatrale, modifica tutta la trama dello spettacolo scritto da Faustino Perres pur rimanendone un elemento estraneo, che però nella vita dei protagonisti della novella porta cambiamenti radicali e raffigura la casualità imprevedibile esattamente come accade nella realtà. Faustino Perres prende la sua decisione di ritirare la commedia perché capisce che anche se l’arte è una realtà sulla quale però ogni volta interferisce un’altra realtà, quella realtà imprevedibile, momentanea di tutti i giorni e anche quando si tratta della stessa opera, presentata magari dagli stessi attori e nello stesso luogo, non è mai uguale ma è mutevole, variabile e istantanea e non è possibile neanche con tutti i preparativi accuratissimi cambiare questa pluralità. Pirandello, con questa novella, ha messo in discussione il teatro tradizionale rappresentato dalla commedia di Faustino Perres o laffrontare i problemi di una nuova drammaturgia, come propone la Gàstina, volendo adattarsi al fatto dell’intrusione e si vedono i problemi come il rapporto della vita verso il teatro sull’esempio di come si comporterebbe una famiglia “vera” cioè una realmente esistita e la famiglia “finta” cioè teatrale nel confronto con il pipistrello. Su Livia alias la Gàstina Pirandello mostra il rapporto attore verso personaggio, ma il più evidente è il problema del rapporto finzione verso realtà. Pirandello, con l’uso di queste nuove forme del “teatro nel teatro”, riesce ad influenzare tutta la successiva drammaturgia del Novecento:
È conquista del palcoscenico come spazio nuovo e reale che radicalmente rompe con ogni finzione, verosimiglianza, assolutezza della drammaturgia tradizionale e pone le prime basi di nuove forme di strutture teatrali che saranno ripensate nei loro nodi problematici (spettacolo/spettatore, operatore teatrale/realtà, ecc.) fino ai giorni nostri.






Share this Article on :
Ads arab tek

© Copyright Universtudy 2010 -2011 | Design by Herdiansyah Hamzah | Published by Borneo Templates | Powered by Blogger.com.