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LA QUESTIONE ARABO-ISRAELIANA

domenica 5 febbraio 2012



 Le premesse nell’ultimo ‘800
  1. Si tratta di una delle questioni più complesse del nostro tempo. Le radici del conflitto possono essere fate risalire alla fine del secolo XIX
  2. la Palestina intorno a 1880 fa parte dell’Impero Ottomano ( legata alla provincia della Siria).La presenza di Ebrei  nel territorio è in questa fase storica piuttosto contenuta (circa il 4,8% della popolazione totale.
  3. Alla fine del secolo XIX prende vita  il progetto di porre fine alla secolare diaspora del popolo ebraico: nasce  il termine  SIONISMO ( la definizione è presente nel giornale !Selbstemancipation “ del 1890). Si tratta di un termine di fatto generico visto che finisce per indicare prospettive  e orientamenti talvolta molto diversi..( Th. Herzl autore del testo “Lo Stato degli Ebrei” sostiene che si tratta di creare uno stato nazionale ; si parla di Palestina o di Argentina)
  4. A Basilea nel 1897 : congresso sionista mondiale ( “il sionismo- si afferma- si sforza di ottenere per il popolo ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina”). L’avvio del progetto vede raccolta fondi, acquisto di terre in Palestina, potenziamento delle migrazioni..
  5. Alla fine del secolo all’interno del movimento nazionalista arabo comincia a farsi strada una posizione anti-sionista mentre emergono le prime tensioni  di carattere sociale (gli ebrei che  comprano terre tendono a non impiegare manodopera locale)
Dalla I Guerra Mondiale alla tragedia della Shoa
  1. Con lo scoppio della I Guerra Mondiale l’Impero Ottomano dà il via ad una politica di persecuzione nei confronti di Ebrei e nazionalisti arabi. Nello stesso tempo l’Inghilterra si attiva per avere l’appoggio arabo contro il nemico turco. In cambio di promesse di indipendenza futura ( in realtà nel 1916 gli accordi Sykes_Picot vano ella direzione  opposta : si prevede una spartizione dei territori tra le potenze dell’Intesa).Nello stesso tempo il movimento sionista ottiene  appoggio sempre dall’Inghilterra  che vede in una presenza stabile di Ebrei un chiaro vantaggio per gli interessi britannici ed europei . Nell’ottica di queste valutazioni nasce la Dichiarazione Balfour.
  2. Alla fine del conflitto mentre le tensioni aumentano il presidente americano Wilson propone la politica dei mandati (art.22 del patto delle Nazioni). Viene istituita una Commisiione di inchiesta che  detta queste conclusioni: i 9/10 della popolazione palestinese non è ebrea ed è chiaramente ostile ad un apenetrazione indiscriminata di Ebrei.. Questa riflessione viene ignorata. Nel 1920 la Palestina viene affidata agli Inglesi (Conferenza di Sanremo)
  3. Il mandato inglese prende l’avvio nel 1923. Quasi subito la popolazione palestinese manifesta contrarietà per l’l’atteggiamento di favore che  gli Inglesi sembrano maniofestare verso la minoranza ebraica. Nacse una prima resistenza organizzata (muqawama) contro il sionismo. L’idea che comunque il vivere in Palestina sia per gli Ebrei un dirtto  ( posizione difesa dallo stesso Churchill, fa si che  negli anni ’20 la presenza ebraica passi da 10 % al 17%. Con La II Guerra Mondiale e la tragedia della Shoa gli Ebrei arrivano al 30%      (raddoppio dell’estensione delle terre di proprietà)
Il II dopoguerra
  1. Il movimeto sionista ,che già gode dell’appoggio degli Inglesi, cerca quello degli Americani. Questi fanno pressione sul governo inglese perché consenta un aumento delle quote di immigrazione
  2. Nel clima delle tensioni che il dopoguerra lascia l’Onu si occupa della Palestina, alla lude delle trasformazioni che in essa si sono attuate  nel periodo del mandato britannico
Alcuni dati:
popolazione totale     da 750.000 a 1.850.000
Ebrei                         da 56.000 a 608.000

  1. Risoluzione n.181 ( risultati del voto: 33 a favore , 13 contrari,10 astenuti) . Si decide di creare due stati, uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme affidata ad amministrazione internazionale, dato l’interesso storico-religioso della città.
  2. 14 maggio 1948,  nasce lo Stato di Israele: l’evento produce una serie di violenze tra le due parti; le forze paramilitarei ebraiche intensificano le azioni in occasione del ritiro delle forze britanniche, mentre la commissione dell’Onu per il rispetto della risoluzione 181  non è in grado di uscire dal suo stato di debolezza.
  3. Comincia la diaspora palestinese ( favorita anche da una sorta di guerra psicologica : si diffonde la voce di stragi  compiute ai danni di civili arabi dai sionisti). Alla fine del 1949 il numero dei profughi palestinesi sale a 726.000, mentre nel giro di poco tempo le truppe israeliane arrivano ad occupare buona parte dei territori palestinesi.
  4. L’attacco congiunto di Egitto ,Libano, Siria e Giordania ad Israele  si conlude con un fallimento per cui si arriva ad un armistizio. L’Onu  pone la risoluzione n.194 con cui ribadisce che Gerusalemme deve essere  demilitarizzata. Nonostante questo, nel 1950 Israele trasferisce la capitale a Gerusalemme ovest mentre continua l’afflusso di immigrati ebrei.
L’età dei conflitti aperti

  1. 1956 Crisi di Suez (ruolo di francia ed Inghilterra nell’uso del conflitto arabisraeliano per rispondere alla nazionalizzazione del canale di Suez operata dall’egiziano Nasser)
  2. 1964 Nasce l’OLP (viene diretto da Arafat a partire  dal 1968)
  3. 1967 Guerra dei  6 giorni ( in questa occasione Israele occupa Sinai, gaza. Golan, gerusalenmme Est mentre altri 500.000 Palestinesi emigrano)
  4. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu risponde con una nuova risoluzione , n.242 che chiede il ritiro delle forze armate israeliane dai territori occupati
  5. 1973 Guerra del Kippur ( in questa caso l’Egitto di Sadat attacca Israele sul Golan in alleanza con i Siriani. La tregua si ha grazie al’intervento congiunto di Usa e Urss)
  6. L’anno successivo l’Onu riconosce l’OLP come  entità che legittimamente rappresenta i Palestinesi (netta opposizione di Israele)
  L’ultimo ventennio del XX secolo

  1. Nel 1978 Israele attacca il Libano motivando l’azione con  la neutralizzazione di basi terroristiche  che minacciano la sicurezza di Israele- Il Libano è un paese che presenta un particolare complessità per la presenza al suo interno di gruppi religiosi e  di fazioni politiche e militari.
  2. Nello stesso anno a Camp David un passo avanti verso la distensione sembra possibile: il pres. americano Carter fa da mediatore nell’incontro tra Israele ed Egitto
  3. A partire dal 1980 la posizione di Israele si fa  più aggressiva (proclamazione di Gerusalemme intera come capitale dello stato). Si dà il via all’operazione “Pace in Galilea” che prevede l’allontanamento dei palestinesi di almeno 40 km dal confine   e l’annientamento dell’OLP e si attuano massicci bombardamenti sul Libano. Alla morte in un attentato del presidente libanese Gemayel (leader cristiano e vicino ad Israele)  parte l’offensiva israeliana verso Beirut , nonostante la netta condanna dell’ONU. (Massacri di Sabra e Chatila)
  4. Qualche passo verso la possibile pace viene comunque fatto, anche se non in modo risolutivo:nel 1978 Sadat riconosce lo Stato di Israele mentre qualche ano dopo Arafat offre ad Israele la pace in cambio della restituzione dei territori occupati. Non sol: ammette il diritto all’esistenza di uno stato ebraico e proclama l’esistenza di uno stato palestinese in esilio. Seguono due conferenze di pace, una a Madrid nel 1991 ed una a Oslo nel 1993
  5. I tentativi di giungere ad un accordo stabile si scontrano con la durezza di talune posizioni presenti da ambo le parti.. Il fenomeno delle intifade, la presenza di Hamas , ala estremista del movimento ei Palestinesi, il numero di attentati arabi su territorio israeliano e le durissime risposte di Israele segnano la difficoltà estrema di giungere  al più presto ad una pace solida e duratura. Segno di questa difficoltà è tra i vari episodi, la morte di Rabin, primo ministro israeliano ed  artefice  con Arafat ( che viene progressivamente esautorato come legittimo rappresentante della causa palestinese) di un coraggioso processo di pace: viene ucciso nel 1995  da un giovane appartenente all’estrema destra israeliana


Dal discorso di Rabin del 13 Settembre 1993 a Washington

“..basta sangue e lacrime, basta. Non desideriamo vendette. Non nutriamo odio nei vostri confronti. Noi come voi siamo esseri umani: gente che vuole costruire una casa, piantare un albero, amare, vivere a fianco a fianco con voi, in dignità ed in sintonia come esseri umani. Come uomini liberi…Vogliamo aprire un capitolo nuovo, nel triste libro della nostra vita insieme; un capitolo di reciproco riconoscimento, di buon vicinato, di mutuo rispetto e di comprensione. Speriamo di avviarci in una nuova era della storia del Medio Oriente”

Dal discorso di Arafat del 13 Settembre 1993 a Washington

“.Avremo bisogno di altro coraggio e di più determinazione per continuare il cammino e creare coesistenza e pace tra di noi.. Il nostro popolo non pensa che l’esercizio del diritto di autodeterminazione possa violare i diritti dei suoi vicini o metterne a repentagli la sicurezza…La battaglia perla pace è la battaglia più difficile della nostra vita. Essa ha bisogno dei nostri maggiori sforzi perché la terra della pace anela ad una pace giusta e globale”

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