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LA QUESTIONE PALESTINESE-ISRAIELE in MAPPE

giovedì 2 febbraio 2012


Mappa 1 - La Palestina prima e dopo la nascita dello Stato di Israele
In questa mappa è rappresentata la spartizione della Palestina prima e dopo la nascita dello Stato di Israele.

In verde chiaro risultano i territori su cui avrebbe dovuto sorgere lo Stato ebraico ai sensi della risoluzione n. 181 del 1947 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In giallo e in verde scuro sono invece colorati i territori su cui, sempre ai sensi della risoluzione ricordata, avrebbe dovuto nascere lo Stato arabo palestinese.

Al momento della dichiarazione di indipendenza di Israele (1948), i corpi di spedizione di diversi Stati arabi aprirono le ostilità, originando una guerra che li vide uscire sconfitti (in proposito, è bene precisare che – diversamente da quel che solitamente si racconta – Israele non vinse contro le soverchianti forze di sei o sette Stati arabi: in realtà a fronte di 30.000 soldati israeliani, poi saliti a 115.000, gli arabi schierarono, inquadrati in sette diversi corpi di spedizione, un totale 29.000 uomini, saliti a 65.000 nel corso della guerra).

In esito alla guerra Israele estese i propri confini rispetto a quanto originariamente previsto dall’Onu, conquistando il controllo non solo dei territori segnati in verde chiaro, ma anche di quelli indicati in verde scuro. I territori gialli passarono invece sotto il controllo dell’Egitto (la striscia di Gaza) e della Giordania (la Cisgiordania), che li annessero al proprio territorio senza consentire che nascesse lo Stato palestinese.



Mappa 2 - La guerra dei 6 giorni (1967)

La mappa mostra l’espansione territoriale di Israele in seguito alla guerra del giugno del 1967. Sorprendendo le impreparate forze di Egitto, Giordania e Siria, in soli sei giorni le truppe israeliane conquistarono i territori segnati in giallo scuro, vale a dire il Sinai, la striscia di Gaza, la Cisgiordania e le alture del Golan.

Da allora Israele ha accettato di restituire solamente il Sinai, in seguito all’accordo di pace con l’Egitto del 1979, mentre rifiuta di dar corso alle numerose risoluzioni delle Nazioni Unite che imporrebbero il suo ritiro dai restanti territori (tra tutte, le risoluzioni n. 242 del 1967 e n. 338 del 1973).




Mappa 3 - Camp David e Taba

Le due mappe mettono a confronto le proposte che gli israeliani fecero ai palestinesi a Camp David nel luglio 2000 e a Taba nel gennaio 2001.

In verde scuro sono indicati i territori già amministrati dai palestinesi, sulla base degli accordi di Oslo, all’epoca delle trattative; in verde chiaro i nuovi territori che i palestinesi avrebbero acquisito se gli accordi fossero andati a buon fine. Quelle colorate in viola sono invece le acquisizioni territoriali che Israele avrebbe voluto ottenere.

Si nota agevolmente come a Taba gli israeliani avanzarono ai palestinesi una proposta per questi ultimi assai più vantaggiosa. Basta questo a smentire la propaganda della «generosa offerta» di Barak che Arafat avrebbe irragionevolmente rifiutato a Camp David.

Si osservi, inoltre, come nella proposta di Camp David lo Stato palestinese non avrebbe avuto il controllo dei propri confini esterni, non avrebbe ottenuto la sovranità nemmeno su una minima porzione di Gerusalemme e sarebbe risultato diviso in almeno due tronconi principali, oltre alla striscia di Gaza. 


Mappa 4 - L’accordo di Ginevra

Questa mappa riassume i termini dell’accordo siglato il 1° dicembre 2003 a Ginevra, alla presenza degli inviati dell’Onu, dell’Unione Europea, della Russia e degli Stati Uniti (il «quartetto» dei mediatori), tra una delegazione composta da esponenti pacifisti della sinistra israeliana (Yossi Beilin, Amram Mitzna, Avraham Burg, Amos Oz, Yossi Sarid, Amnon Shahak e David Kimche) e una delegazione composta da elementi moderati della direzione dell’Olp (Abed Rabbo, Sari Nusseibeh, Kadura Fares, Hatem Abdel Kader e Hisham Abdel Razek).

L’accordo – che sviluppa e porta a compimento i risultati raggiunti a Taba nel 2001 dalle delegazioni ufficiali di Israele e Anp e che ricalca i c.d. parametri Clinton – si articola nei seguenti punti:

1) ai profughi palestinesi è concesso il diritto al ritorno nel futuro Stato di Palestina oltre a compensazioni finanziarie e a limitati «ricongiungimenti familiari» in Israele, in modo da non squilibrare i rapporti demografici esistenti nello Stato ebraico.







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