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LA TRILOGIA (al-Thulathìyyam) di Nagìb Mahfùz

sabato 4 febbraio 2012



LA TRILOGIA (al-Thulathìyya), saga in tre parti dell'egiziano Nagìb Mahfùz (1911-2006).
Completata nel 1952 e pubblicata tra il 1956 e il 1957 al Cairo è forse la più importante opera della moderna narrativa araba.

Concepita nella grande tradizione realistica, essa descrive attraverso tre generazioni l'evoluzione di una famiglia della borghesia urbana egiziana tra il 1917 e il 1944. Oltre alla vivida rappresentazione della vita di questa famiglia il romanzo manifesta altre due caratteristiche: il piacevole senso umoristico che spesso lo impregna e l'accurato resoconto della vita sociale e degli eventi politici visti attraverso gli occhi dei protagonisti. I titoli delle tre parti sono altrettante strade del quartiere del Cairo dove l'A. nacque e crebbe.
La prima parte, Bayn al-qasrayn (Fra i due palazzi), tratta le vicende della famiglia di un commerciante benestante di mezz'età, Ahmad Abd el-Giawwàd, nel periodo compreso fra il 1917 e il 1919. Questi, sposato ad Amìna, ha tre figli e due figlie: Yasìn, avuto dalla prima moglie da cui è divorziato, Fahmi, studente in legge, Kamàl, scolaro, Khadìgia di vent'anni e Aisha di sedici. Gli avvenimenti principali del romanzo mirano a dimostrare la severità e l'eccessivo rigore del padre in famiglia, riservando la propria giovialità e il senso dell'umorismo per gli amici e le amanti con cui trascorre le sue notti. Yasìn si sposa divenendo poco dopo padre di Ridwàn, ma divorzia successivamente. Aisha sposa il figlio di una ricca conoscente turca, nonostante ami un ufficiale di polizia e Khadìgia convola col vedovo Ibrahìm, cognato di Aisha. La rivolta del 1919 occupa l'attenzione della famiglia nella seconda metà dell'opera che termina con l'annuncio della tragica morte di Fahmi durante un tumulto a cui partecipava.
La seconda parte, Qasr al-shawq (Il palazzo del desiderio), comincia cinque anni dopo la morte di Fahmi. In seguito alla disgrazia Abd el-Giawwàd aveva smesso di frequentare le amanti, pur continuando a bere e a passare le notti con gli amici. Ma ora s'incapriccia della ballerina Zannùba che lo induce a prenderle in affitto un'abitazione galleggiante sul Nilo e arriva a chiedergli di sposarla pena la separazione. Nel contempo costei irretisce anche Yasìn che sposerà dopo averlo fatto divorziare dalla seconda moglie.
Gran parte del romanzo è dedicata a Kamàl ormai giovanotto che s'innamora di una ragazza di famiglia aristocratica che sembra ricambiare il sentimento, in realtà servendosi di lui per attrarre l'attenzione di un giovane della sua classe a cui infine andrà in sposa. Il romanzo termina con la morte per tifo del marito e dei due figli di Aisha, nel 1927, anno della morte di Saad Zaglùl, le cui opinioni e attività politiche sono presentate e difese da Kamàl nelle sue frequenti discussioni coi suoi amici.
La terza parte, as-Sukkariyya (La zuccheriera), inizia otto anni dopo. Al rituale quotidiano incontro per il caffè, a cui un tempo partecipavano numerosi i membri della famiglia, prendon parte soltanto Aisha, l'unica figlia sopravvissuta Naìma e sua madre Amìna. Gli acciacchi del tempo e le pene della vita han lasciato profondi segni nelle due donne, fisicamente e psicologicamente. Aisha, che s'è risposata con Mohammed da cui ha avuto due figli, ha cominciato a bere e a fumare accanitamente. Abd el-Giawwàd, uso un tempo a rincasare all'alba dopo le bisbocce con amici e amanti, ora è malato. Non beve più, non mangia più né carne né uova e vive sperando di recuperare forza e salute per godersi serenamente la vita che gli resta. Kamàl, che fà l'insegnante, nota tristemente questa decadenza nei suoi famigliari dovuta agli effetti del Tempo, il vero protagonista della Trilogia, come asserisce lo stesso Mahfùz. "Esso è il responsabile di ogni cambiamento, sia fisico che morale, psicologico e sociale". Un anno dopo la morte di Abd el-Giawwàd, Abd el-Munim Shawkat, uno dei figli di Khadìgia, sposa sua cugina Naìma, per poter soddisfare le proprie pulsioni sessuali in accordo coi dettami dell'Islàm. Naìma morirà di parto per cui egli sposerà l'altra cugina, Karìma, figlia di Yasìn. Suo fratello Ahmad invece sposerà una ragazza di idee marxiste come le proprie. I due fratelli saranno arrestati, uno per la sua appartenenza alla setta integralista islamica dei Fratelli musulmani, l'altro, al contrario, per la sua fede comunista. Buona parte del romanzo s'impernia nell'esposizione della vita e degli ideali dei due fratelli e di Ridwàn, divenuto segretario di un ministro grazie alla propria omosessualità. Il romanzo termina con la solitaria morte di Amìna.

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