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Net-Economy

mercoledì 1 febbraio 2012


1. Net-Economy.  
Cos’ è e come opera?. 
L’economia dell’e.commerce va differenziandosi rispetto alla economia tradizionale in primo luogo per la costruzione stessa del valore delle merci che, dalla catena lineare definita dalla serie, produzione- intermediazione- vendita- consumo , si trasforma in "ragnatela del valore" , fondata sulla aggregazione di networking di partners di impresa, che si aggregano connettivamente in settori di Business to Business (BtB) e di Business to Consumer (BtC) in rete telematica interattiva. Il fondamento economico che rende necessaria l’evoluzione a la ristrutturazione del mercato individua la nuova frontiera della globalizzazione. 
La evoluzione del mercato globale produce infatti mutamenti sostanziali nei riguardi delle configurazioni economiche tradizionalmente conosciute dai mercati che si attuano in sede locale (Place Market).L’economia del mercato locale è stata guidata dal principio dei "rendimenti decrescenti " (R.D.).Il valore d’ uso delle merci infatti decresce in funzione della loro quantità disponibile. 
Pertanto il "Prezzo" decresce nel tempo  che intercorre a partire dalla offerta della primizia o del prototipo ( prezzi alti) al momento in cui il mercato locale diviene saturo e di conseguenza il valore di scambio tende ad annullarsi. La "utilità marginale decrescente" agisce quindi come determinante della dinamica delle curve di sviluppo tra domanda ed offerta che conducono alla definizione di intersezione del prezzo di merci  o servizi.Nella economia di rete la espansione del mercato globale facilitata dal ricorso alle tecnologie telematiche, sviluppa condizioni per  le quali il principio dei "rendimenti decrescenti", applicabile allecondizioni prossime alla saturazione del mercato locale, (già minimizzate dalla continua  innovazione tecnologica che riduce il differenziale temporale tra il prototipo  e il prodotto affermato ), non ha più 
validità nell’ ambito del mercato spaziale in internet (Space Market). Nel mercato elettronico spaziale la relazione classica tra domanda ed offerta, che stabilisce e stabilizza l’ andamento della curva di definizione del valore delle merci , subisce un continuo e così rapido spostamento nello spazio del World Wide Web (il WWW è la rete ad estensione mondiale di internet) tale da giungere ad invertire il principio classico dei rendimenti decrescenti (R.D.); tale inversione oltre al fattore estensione globale del mercato , è attribuibile anche allo sviluppo di un mercato sempre più specializzato ed innovativo, la cui differenziazione è funzione della accresciuta interattività tra domanda ed offerta ; quest’ ultima tende ad aumentare la diversità nella produzione ed ampliare il ventaglio dei consumi, allontanando in tal guisa il fenomeno di saturazione del mercato , che implica la applicazione classica del principio dei Rendimenti Decrescenti. 

Lo stato attuale di sviluppo delle "net-economy", è in una fase di crescita e di ampia trasformazione ancora in
completo , pertanto si attua una separazione tra il così detto mercato dei BIT ( e cioè di tutto ciò che può essere dematerializzato, digitalizzando il bene vendibile in internet ( come servizi di informazione e consulenza , libri , riviste ,giornali, musica ecc….) ed il mercato cosidetto degli "Atomi" , e cioè dei beni materiali non digitalizzabili); quanto sopra trova corrispondenza nella distinzione in borsa tra i titoli tecnologici e quelli del mercato tradizionale. 
In questa fase di transizione è stata formulata la teoria del <GLOCALE>, che separa la informazione "globale" da  quel vasto settore della economia che rimane ancora una peculiarità "locale"  ; ciò per giustificare la tendenza del mercato ancora ancorato ad una sua definizione territoriale nel perseguire con 
una certa dose di inerzia il sistema tradizionale della creazione del valore. 
Pertanto attualmente il principio delle rendite crescenti (R.C.) rimane appannaggio per il settore ICT (Information Communication Tecnology) ed è più facilmente applicabile alla economia dei BIT, nella quale incide fortemente il procedere della la dematerializzazione delle relazioni economiche , mentre non è ancoradefinitivamente applicabile il mercato delle merci ( leggi Economia degli atomi pesanti) dove permane sostanzialmente valido il principio delle rendite decrescenti. (R.D ). 

Tralasciando discorsi prettamente economici è utile soffermarsi su due considerazioni fondamentali, la seconda delle quali risulta necessaria al proseguo di questo lavoro: 
• la possibilità per la NET-Economy di realizzare flussi di informazione in tempi rapidi (QUICK-TIME MANAGEMENT), ha un suo fondamento di indole "non-tecnologica ma manageriale", cioè è incentrata sul fattore umano. 
• "SKILL SHORTAGE", la carenza di risorse umane dotate del bagaglio culturale e di competenze capaci di rendere effettiva l’ utilizzazione efficace della ICT, al fine di organizzare il mananagement del commercio 
elettronico nel settore dei trasporti , cosi come, nell’ ambito della globalizzazione dell’ intero settorproduttivo e commerciale e bancario. 
          Fatta questa necessaria panoramica spostiamo l’analisi sulle tematiche inerenti il Telelavoro. 

2. IL TELELAVORO
Prima di affrontare il tema in oggetto è utile iniziare da una provocazione: Il telelavoro: perché non sta decollando in Italia?  
La domanda può sembrare provocatoria soprattutto a coloro che si adoperano con serietà e passione allo studio e alla implementazione di questa modalità lavorativa. Questo tema, ormai dibattuto in moltissime sedi appropriate con quello spirito di chi vuole e desidera migliorare le condizioni di vita lavorativa e non, ha colpito, in un certo senso, l'immaginario collettivo per alcuni aspetti quali: la riduzione dell'inquinamento atmosferico, il miglior utilizzo degli spazi urbani, la possibilità di lavorare senza spostarsi dalla propria abitazione, liberarsi dalla schiavitù dei trasporti; quali motivi inducono a rallentare e ostacolare in larga misura la diffusione di questa modalità lavorativa?  
Da parte loro, aziende e management hanno maturato da qualche tempo un crescente interesse verso il telelavoro, nella sensazione che le attuali strutture organizzative possano non risultare lo strumento più adeguato per sfruttare le opportunità offerte dalle tecnologie della informazione e della comunicazione.  
Alcune imprese italiane, sulla scia di quanto operato in altri paesi avanzati, previo accordi sindacali, hanno già avviato progetti sperimentali di telelavoro manifestando un segno tangibile di apertura e disponibilità. Tentativi lodevoli, ma ancora molto limitati.  
Una cosa è certa: il nostro paese, si trova anche in questo campo in una posizione arretrata rispetto ad altri paesi industrializzati; e ciò, vuoi per i ritardi nelle infrastrutture (per es. la rete cablata) e nelle tecnologie; vuoi per l'alto costo delle installazioni e delle tariffe  di comunicazione. Perciò l'enfasi sul telelavoro da parte dei mass media, almeno per la situazione italiana, non sempre appare motivata. Tra l'altro, il telelavoro, nel suo complesso, contribuisce ancora in minima parte al prodotto interno lordo anche dove si è già avviato; secondo valutazioni dell'Unione Europea, si aggirerebbe intorno al 2 per cento, a fronte di quote percentuali notevolmente superiori in altri paesi europei.  
A fronte dell’analisi sovraesposta è utile  riportare il pensiero di chi, tra i primi in Italia, ha intrapreso questa via. 
In un recente convegno tenutosi a Milano Dalla Riva, responsabile del personale della Dun & Bradstreet Kosmos e fautore di uno dei primi esperimenti di telelavoro in Italia, ha  ben sintetizzato la situazione italiana 
parlando di tre fattori critici di rischio per il telelavoro: il tele-intellettualismo: il rischio che il telelavoro rimanga un argomento per giornali e conferenze ed impieghi troppo tempo a trasformarsi in realtà; la tele-demagogia: la considerazione del telelavoro come approccio totalizzante, decantandone il suo utilizzo da parte di lavoratori handicappati, carcerati, precari nel mondo del lavoro; la tele-moda, la visione del telelavoro come approccio organizzativo trendy.  


CONCLUSIONI 
La situazione potrebbe sembrare poco  rosea, ma nella realtà dei fatti il telelavoro rappresenta la risorsa lavorativa del futuro. Il passaggio fondamentale necessario risiede nel  cambio di mentalità sia da parte 
dell’imprenditore, sia da parte del lavoratore. Il Telelavoro ha chances di riuscita solo se tutti gli attori coinvolti abbiano una elevata socializzazione informatica. 
Questo si ottiene grazie a un’attenta e continua formazione sia dei dipendenti sia dei dirigenti, per evitare “rigetti” da parte di entrambe le parti. 
Non è un mistero che il futuro del mondo economico in una situazione di aperta competitività dipenda in massima parte dal fattore formazione.  
Sta al management sfruttare questa  opportunità per avvalersi poi di un formidabile strumento di competitività. Per concludere sono state riportate alcune tabelle riassuntive sulla tematica in oggetto, lo scopo è quello di rendere  facilmente confrontabili vantaggi e svantaggi legati a questa nuova area di lavoro. 


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