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Giacomo Leopardi, La sera del dì di festa

giovedì 11 aprile 2013


Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena1 ogni montagna. O donna mia,
5 già tace ogni sentiero, e pei balconi
rara traluce la notturna lampa2:
tu dormi, che t'accolse agevol3 sonno
nelle tue chete stanze; e non ti morde
cura nessuna4; e già non sai né pensi
10 quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
appare in vista, a salutar m'affaccio,
e l'antica natura onnipossente,
che mi fece all'affanno. A te la speme5
15 nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne6: or da' trastulli7
prendi riposo; e forse ti rimembra
in sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
20 piacquero a te: non io, non già ch'io speri,
al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo8
quanto a viver mi resti, e qui per terra
mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
in così verde etate!9 Ahi, per la via
25 odo non lunge il solitario canto
dell'artigian, che riede10 a tarda notte,
dopo i sollazzi, al suo povero ostello11;
e fieramente12 mi si stringe il core,
a pensar come tutto al mondo passa,
30 e quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
il dì festivo, ed al festivo il giorno
volgar13 succede, e se ne porta il tempo
ogni umano accidente14. Or dov'è il suono15
di que' popoli antichi? or dov'è il grido16
35 de' nostri avi famosi, e il grande impero
di quella Roma, e l'armi, e il fragorio17
che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
il mondo, e più di lor non si ragiona.
40 Nella mia prima età, quando s'aspetta
bramosamente il dì festivo, or poscia
ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
premea le piume18; ed alla tarda notte
un canto che s'udia per li sentieri
45 lontanando morire a poco a poco,
già similmente19 mi stringeva il core.


Glossario
  1. serena: chiara, limpida
  2. lampa: lampada
  3. agevol: facile
  4. non …nessuna: non ti tormenta nessun affanno
  5. speme: speranza (latinismo)
  6. solenne: festivo (latinismo)
  7. trastulli: divertimenti
  8. chieggo: chiedo
  9. verde etate: verde età, giovinezza
  10. riede: ritorna
  11. ostello: casa
  12. fieramente: ferocemente, crudelmente
  13. volgar: feriale
  14. e se ne…accidente: il tempo porta via ogni cosa, ogni avvenimento umano
  15. suono: eco, ricordo
  16. grido: fama, notorietà
  17. l’armi, e il fragorio: il fragore delle armi (è un’endiadi, figura retorica che consiste nell’esprimere un concetto per mezzo di due termini coordinati)
  18. in veglia…piume: giacevo sveglio sul letto (piume è una metonimia)
  19. già similmente: già allora come adesso

    Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati dove, a suo giudizio, “tutto è morte, tutto è insensataggine e stupidità”; si rintana nella ricca biblioteca paterna e, in sette anni di studio “matto e disperatisimo”, impara latino, greco, ebraico, inglese, francese. Tenta la fuga dall’angusto paese nel 1819, ma il padre glielo impedisce. Tre anni dopo parte in viaggio per Roma ma ritorna deluso e amareggiato. Nel 1825, inviato dall’editore Stella, lascia il paese e, dopo un breve soggiorno a Bologna, arriva a Milano. Poi si reca a Firenze e a Pisa e, dopo un ritorno a Recanati, nel 1830 lascia definitivamente il “borgo natìo”. È di questo periodo l’esperienza amorosa con la “bella e graziosa” Fanny Targioni Tozzetti. Vive a Roma, a Firenze e poi, conosciuto l’esule napoletano Antonio Ranieri, lo segue a Napoli, dove muore il 14 giugno 1837. Oltre allo Zibaldone, Leopardi ha scritto tra il 1819 e il 1821 gli Idilli (L’infinito, La sera del dì di festa ….), poi pubblicati nel ’26. L’anno successivo pubblica le Operette morali. Sono del 1831 i Grandi Idilli o Canti (A Silvia, Le ricordanze, ecc…), a cui si aggiungono negli anni successivi alcune liriche del ciclo di Aspasia (A me stesso,…) e La ginestra (1836).

     
    1. Analisi del testo

      1. Nella poesia si possono individuare cinque momenti fondamentali. Il primo (vv. 1-4) è la descrizione del sereno paesaggio notturno. Nel secondo momento (vv. 4-21) emerge la figura della donna che dorme indifferente. La terza parte (21-24) esprime la disperazione del poeta che trasforma l’apparente calma precedente in tensione emotiva e fisica: e qui per terra / mi getto, e grido, e fremo…. Quali situazioni si presentano nelle altre due parti?
      2. Nella poesia c’è un filo sottile che unisce la natura e la donna. Quale?
      3. Quale ti sembra allora il senso complessivo della poesia? Quali frasi esprimono meglio la condizione del poeta?
      4. La prima parte è caratterizzata dalla percezione visiva. Quale percezione è prevalente nella seconda parte? Riporta un esempio
      5. La seconda è unificata dalla percezione del tempo, che si traduce in una triplice opposizione: sera/giorno estivo, presente/antichità, presente/passato del poeta. Illustra il senso di una tale opposizione.
      6. Analizza la struttura della poesia: strofe, versi e metrica
      7. Per i critici, “l’intonazione della poesia dà un’impressione di estrema spontaneità, come di un discorso che si modelli sul libero fluire dei pensieri e degli stati d’animo”. Sei d’accordo? Quali elementi del testo te lo confermano?

     

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