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Il Convivio, Dante Alighieri

mercoledì 26 febbraio 2014


Il Convivio (1304-07), incompiuto, è scritto in italia- no, poiché si rivolge ad una pubblico laico e borghese. L’opera vuole essere il “banchetto” che il poeta imbandisce per distribuire il “pane” della saggezza. Essa contiene un proemio e tre canzoni, con il loro commento. In essa Dante spiega quali sono i quattro sensi delle scritture:
a) il senso letterale è quello che non va oltre le parole del testo della finzione poetica; ad esempio le invenzioni dei poeti; 
b) il senso allegorico è quello che va oltre il testo ed è nascosto nelle parole della finzione; ad esempio Ovidio, quando dice che Orfeo con la musica rendeva mansuete le fiere e muoveva verso di lui gli alberi e le pietre, vuole dire che il saggio con la sua parole rende mansueti ed umili i cuori duri, poiché coloro che non hanno una vita guidata dalla ragione è quasi come una pietra;
c) il senso morale è quello che si deve ricavare dal testo per il proprio vantaggio; ad esempio, quando il Vangelo dice che Cristo andò sul monte, per trasfigurarsi, soltanto con tre dei dodici apostoli, si deve intendere che le cose segretissime vanno condivise soltanto con pochi intimi;
d) il senso anagogico (o sovrasenso) è quello che caratterizza le Sacre scritture, che non sono parole fittizie, ma sono vere anche in senso letterale; esse attraverso le cose espresse nel senso letterale intendono parlare della realtà spirituale della vita celeste; ad esempio, quando il salmo dice che nell’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto la Giudea è fatta santa e libera, si deve intendere che nell’uscita dal peccato l’anima è fatta santa e libera secondo le sue capacità.

Commento

1. Cercando questi quattro sensi Dante, e con lui ogni lettore medioevale, si avvicinava alla Bibbia e ai testi antichi. La Divina commedia va letta in questo modo complesso. Questi strumenti di lettura non vanno considerati né corretti né scorretti: sono semplicemente gli strumenti interpretativi che i pensatori medioevali ritenevano validi. Oggi in genere gli strumenti di analisi sono molto diversi. Ciò non vuole dire che siano migliori, più efficaci, più produttivi, più corretti. Vuol dire soltanto che essi sono quelli che noi riteniamo validi.

2. Gli strumenti di oggi derivano dalla tradizione culturale iniziata con l’Umanesimo quattrocentesco, che privilegiava un approccio filologico ai testi. Gli umanisti, strenui cultori della cultura classica, erano profondamente ostili al Medio Evo, alla cultura e alla mentalità medioevale: al volgare essi preferivano il latino. Oltre a ciò, e a parte ciò, essi usano la filologia non comstrumento fuori della storia, capace di scoprire verità eterne; ma come strumento estremamente efficace per attuare uno straordinario rinnovamento culturale. Questo uso la giustificava ampiamente.

3. Oggi l’uso della filologia ha un significato completamente diverso. Può costituire lo strumento privilegiato per restaurare e per far (ri)vivere un’opera corrotta dai secoli. Può ancora costituire lo strumento accessorio, che permette di inserire un’opera in un’analisi e in un contesto più vasti. Ma può anche costituire lo strumento più efficace per uccidere un’opera, per trasformarla in un campo sterminato di esercitazioni filologiche e per renderla appetibile ai necrofili.

4. In conclusione lo stesso strumento può essere presente o assente, senza che ci si debba felicitare per la sua presenza o lamentare per la sua assenza. Inoltre, quando è presente, può acquistare un significato e un’importanza completamente diversi secondo i contesti in cui è usato. Insomma non c’è una sola verità, valida per sempre: ogni volta bisogna rifare l’analisi.

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