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Il Decamerone

venerdì 21 febbraio 2014

Il Decamerone, o Decameron (dal greco antico, deca = 10; emeron = giorni. In realtà il tempo in cui questi giovani stanno in campagna è di 15 giorni poiché il venerdì e il sabato sono esclusivamente destinati alla preghiera) è una raccolta di novelle, il libro narra di un gruppo di giovani che, trattenendosi fuori città (per dieci giorni, appunto) per sfuggire alla peste, raccontano a turno delle novelle, di taglio comico e realistico con espliciti riferimenti anche a contenuti di tipo erotico. Per quest'ultimo aspetto, il libro fu tacciato di immoralità o di scandalo, e fu in molte epoche censurato: l’aggettivo boccacesco spesso indicava un argomento di carattere erotico se non osceno, oggi il giudizio è completamente cambiato. Il Decamerone fu anche ripreso in versione cinematografica da diversi registi, fra i quali Pier Paolo Pasolini. Abbiamo quindi una raccolta di cento novelle raccontate a turno in dieci giorni, da sette ragazze e tre ragazzi. Questi, dopo il loro incontro avvenuto nel 1348 nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze mentre infuria la peste, decidono di allontanarsi dalla città invasa dal contagio e di trascorrere due settimane in campagna.

Per dieci giorni (nel pomeriggio) raccontano, sdraiati su un prato, dieci novelle al giorno. Ognuno di loro è nominato a turno re della giornata; sono esclusi il venerdì e il sabato, dedicati a pratiche religiose. Ogni giorno viene eletto un re o una regina che fissa il tema della giornata al quale devono attenersi tutti i dieci ragazzi, ad eccezione di Dioneo, il più divertente. La prima e la nona giornata hanno un tema libero: Panfilo è l'amante fortunato, Filostrato infelice in amore, Dioneo il vizioso, Pampinea opulenta e felice amante, Filomena l'ardente, Elissa l'adolescente che ama non ricambiata, Neifile giovinetta gaia e sensuale, Emilia presa tutta da se stessa, Lauretta la gelosa, Fiammetta che gioisce del suo amore. Boccaccio cura molto ogni piccolo particolare; per esempio già dalla scelta dei nomi possiamo capire quale sia il carattere e la funzione del personaggio: Dioneo letteralmente dal latino significa "Dio Nuovo" quindi allude al significato di una vita diversa e, infatti, è il ragazzo ribelle della brigata; oppure, ancora, Panfilo, che dal greco significa "Tutto Amore", racconterà spesso novelle piene di carica erotica. Il tema delle novelle è libero nella prima e nella nona giornata, ma nelle altre esiste un argomento obbligato. Solo Dioneo è di solito libero di esulare un po' dal tema. Ogni giornata si chiude con danze e con una canzone-ballata che suggella una "conclusione" posta al termine del raccontare.
Nel Decamerone sono presenti diversi temi come quello della follia, della beffa, dello scherno, della truffa, del tradimento, dell’inganno, dell’amore in tutte le sue sfumature, della gelosia, della rivalità: l’uomo con i suoi vizi, le sue debolezze. La concezione della vita morale nel Decamerone sembra basarsi sul contrasto tra Fortuna e Natura. L'uomo si definisce in base a queste due forze: una esterna, la Fortuna (che lo condiziona ma che egli può volgere a proprio favore), l'altra interna, la Natura, con istinti e appetiti che bisogna riconoscere con intelligenza. La Fortuna nelle novelle appare spesso come evento inaspettato che sconvolge le vicende, mentre la Natura si presenta come forza primordiale la cui espressione prima è l'Amore come sentimento invincibile che domina insieme l'anima e i sensi, che sa però ugualmente essere pienezza gioiosa di vita. L'amore per Boccaccio (almeno nel Decameron) è una forza insopprimibile, motivo di diletto ma anche di dolore, che agisce nei più diversi strati sociali e per questo spesso si scontra con pregiudizi culturali e di costume. La virtù in questo contesto non è mortificazione dell'istinto, bensì capacità di appagare e dominare gli impulsi naturali.

Ad esempio:
Durante tutta la IV giornata vengono narrate novelle che trattano di amori infelici: si tratta di storie in cui la morte di uno degli amanti è inevitabile perché le leggi della Fortuna trionfano su quelle naturali dell'Amore. L'opera è tutta attorniata da quella che viene chiamata una cornice narrativa: la Firenze degradata dalla peste in contrapposizione con il gruppo di dieci giovani ritiratisi in campagna per trovare scampo dal contagio. Per questo Boccaccio all'inizio dell'opera fa una lunga e dettagliata descrizione della malattia che colpì Firenze nel 1348 (ispirata quasi interamente a conoscenze personali ma anche all'Historia Langobardorum di Paolo Diacono) che, oltre a decimare la popolazione, distrugge tutte quelle norme sociali, quegli usi e quei costumi che tanto gli erano cari. Al contrario, i giovani creano una sorta di realtà parallela quasi perfetta per dimostrare come l'uomo, grazie all'aiuto delle proprie forze e della propria intelligenza, sia in grado di dare un ordine alle cose, che poi sarà uno dei temi fondamentali dell'Umanesimo.

In contrapposizione al mondo questi giovani sembrano porsi le novelle che sembrano avere vita autonoma: la realtà presentata è in parte quella mercantile e della borghesia, l'emblema di un mondo comunque variegato, non manca la nostalgia verso valori (feudali) che via via stanno per essere distrutti per sempre; i protagonisti sono moltissimi ma hanno tutti in comune la determinazione di volersi realizzare per mezzo delle proprie forze.

L'intera vita, l'intera «umana commedia», senza esclusioni, viene accolta in quest'opera che appare unica, senza precedenti nella narrativa italiana ed europea. Oggetto dell’opera è l'uomo; dell'uomo l’autore rappresenta le doti e le capacità del saper vivere a confronto con le principali forze che muovono l'umanità: l'amore, l'ingegno, la fortuna. In una dimensione tutta terrena e laica gli uomini, nel Decameron, ignorano il dramma del peccato, così come è inteso da Dante e Petrarca, e divengono artefici responsabili della propria vita solo di fronte a se stessi, non più di fronte a Dio.

Agiscono spinti dall'amore che, sia come pura e semplice passione carnale, sia come elevato sentimento, viene legittimato e non più demonizzato, in quanto forza tutta naturale e terrena.

La loro guida è l'intelligenza, intesa come esperienza, energica capacità e volontà di dominare se stessi e la realtà, di agire e reagire, in tutte quelle imprevedibili o casuali circostanze che sorprendono la vita, e che il Boccaccio chiama Fortuna. Forza della natura, evento storico, o causale e di per sé insignificante avvenimento, la Fortuna nel Decameron si configura assolutamente terrena e in parte laica, non soprannaturale e provvidenziale, propria della tradizione culturale medioevale e dantesca. Così, per la prima volta nella letteratura europea, dopo il dorato mondo dei cavalieri, irrompe in queste cento novelle, con tutta la sua esuberante e ricchissima vitalità, la civiltà italiana dei mercanti che, da veri «eroi dell'intraprendenza e della tenacia umana», tra Duecento e Trecento, muovono alla conquista dell'Europa e dell'Oriente. Gli ideali e i gusti della nuova aristocrazia borghese fiorentina (aristocrazia non più di sangue, come nell'antico mondo feudale, ma di spirito), scorrono all'interno di questa immensa e suggestiva galleria in cui è ritratta, nell'alto Medio Evo, dall'Italia alla Francia, alle Fiandre e all'Inghilterra fino al lontano Oriente, l'umanità. 

Nel Decamerone Boccaccio descrive con grande abilità vari personaggi e le rispettive passioni, creando una visione variegata della vita, sotto tutti i punti di vista. Il Boccaccio tenta di concludere le sue storie positivamente: infatti, lasciando raccontare l'ultima novella al più divertente del gruppo, fa sì che anche nelle giornate in cui è stato prestabilito un tema triste, ci sia sempre un lieto fine. Questa opera è stata la prima a narrare un fatto realmente accaduto, la peste; infatti, le raccolte precedenti erano basate soprattutto su elementi fantastici. La struttura narrativa utilizzata da Boccaccio è piuttosto complessa: c'è, infatti, un narratore di primo grado, lui stesso, che racconta senza esserne il personaggio, la storia dei dieci ragazzi. Sono proprio i ragazzi a essere i narratori di secondo grado, raccontando le loro storie.

 L'opera è costituita da due nuclei principali: il mondo cavalleresco e aristocratico ormai al tramonto, e la società borghese e cittadina. Boccaccio guarda però con nostalgia al periodo cavalleresco del passato, tanto che le novelle che trattano quel tempo si trovano alla fine della raccolta, proprio per contrapporre gli ideali cavallereschi ai vizi della società borghese. È però la borghesia la protagonista: viene rappresentata nei suoi diversi livelli e in aspetti positivi e negativi. 

Nel Decamerone sono racchiusi vari tipi di novella, poiché sarebbe stato impossibile ricondurre tutte le cento novelle a un unico schema preciso. Si può parlare di novella-azione, vale a dire una sequenza di fatti ordinati cronologicamente e i personaggi che si muovono al loro interno; novella-romanzo, perché si prende molto in considerazione la mente dell'uomo e i sentimenti che lo spingono verso nuove avventure; novella-esemplare: il personaggio, anche nelle situazioni più complicate, utilizza i suoi valori per risolverle, agendo da esempio. 

Inoltre c'è un gran senso dell'inganno: spesso si ricorre a bugie e tranelli studiati nei minimi dettagli per mettere in difficoltà l'antagonista. Tutta l'opera ha comunque una architettura precisa e simmetrica secondo una logica medioevale. Con il Decameron, Boccaccio, oltre a perfezionare il genere novellistico, (Prosa volgare) ha anche elaborato una particolare lingua letteraria, nella quale si intrecciano i livelli più alti della scala sociale e quelli più bassi. Descrizioni particolareggiate (a tratti lunghe e ripetitive) che evidenziano una ricchezza lessicale notevole. Come Dante nella poesia il contributo di Boccaccio nella prosa volgare è enorme. Uno stile che ha ispirato molti scrittori nei secoli successivi.


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