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Padre del ciel, dopo i perduti giorni (LXXII/62), Francesco Petrarca

giovedì 27 febbraio 2014

Padre del ciel, dopo i perduti giorni,
dopo le notti vaneggiando spese
con quel fero desio ch'al cor s'accese
mirando gli atti per mio mal sì adorni,

piacciati omai, col Tuo lume, ch'io torni
ad altra vita et a più belle imprese,
sì ch'avendo le reti indarno tese,
il mio duro adversario se ne scorni.

Or volge, Signor mio, l'undecimo anno
ch'i' fui sommesso al dispietato giogo
che sopra i più soggetti è più feroce:

miserere del mio non degno affanno;
reduci i pensier' vaghi a miglior luogo;
ramenta lor come oggi fusti in croce.

Parafrasi
O Padre del cielo, dopo i giorni di perdizione, Dopo le notti consumate in pensieri vani, In compagnia di quel crudele desiderio che si accese nel mio cuore, Guardando l’aspetto [di Laura] (che per mio male è così bello),
Ti piaccia ormai con la luce della tua grazia che io Incominci un’altra vita ed azioni più degne, Così che il mio crudele avversario (=il demonio), Avendo teso invano le sue reti, rimanga scornato;
Ora, o mio Signore, sta passando l’undicesimo anno Da quando io fui sottoposto allo spietato giogo (=l’amore per Laura), Il quale è più crudele sopra i più deboli.
Abbi pietà del mio affanno, anche se esso è indegno; Ricondùci i miei i pensieri erranti verso il cielo; Ricorda loro come oggi tu fosti crocefisso.

Riassunto
 Il poeta si rivolge a Dio, riconoscendo di aver consumato il suo tempo in un amore terreno. Gli chiede di poter intraprendere una vita più degna con l’aiuto della sua grazia, in modo da sconfiggere il demonio. Ricorda ancora che da 11 anni è sottoposto alla schiavitù amorosa, gli chiede di aver pietà per il suo indegno affanno e di ricondurre i suoi pensieri verso il cielo.

Commento
1. Petrarca conduce da 11 anni questa vita oscillante fra la terra ed il cielo, fra amor sacro ed amor profano. A quanto pare la situazione non è completamente spiacevole, se egli insiste nel rimanervi irretito. E, comunque, non intende impegnarsi seriamente ad uscirne: chiede a Dio di ricondurre i suoi pensieri erranti verso il cielo, ma da parte sua non dimostra molta buona volontà a dimenticare la terra.
2. Il poeta ripiega sempre su se stesso. Si tratta però di un atteggiamento letterario, che non ha alcun riscontro nella sua vita pratica, dove egli coglie onori e denaro. Ma anche così testimonia le tensioni reali esistenti nella cultura del tempo.

3. Al di là delle scelte letterarie, Petrarca e, con lui, il Canzoniere, testimonia la frattura dell’universo di valori medioevale: Chiesa ed Impero, vita terrena in funzione della vita ultraterrena, salvezza dell’anima e dannazione eterna, cultura religiosa e cultura laica. Boccaccio, di solo dieci anni più giovane, appartiene già ad una cultura che si è aperta ai valori terreni e li ricerca. Essa non si sente affatto in colpa per aver abbandonato i valori ultraterreni tradizionali.

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