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"Tempo non mi parea da far riparao contr’a colpi d’ Amor” : l’analisi del pensiero di Petrarca.

venerdì 28 febbraio 2014

Contemplazione e memoria, ricordo e senso del tempo nel Canzoniere di Petrarca, a cura Sara Gianvincenzi

“Tempo non mi parea da far riparao
Contr’a colpi d’Amor : però andai
Secur, senza sospetto ; onde i miei guai
Nel comune dolor s’incominciarono.”

Fu proprio nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone, il 6 aprile 1327 che Petrarca iniziò la sua ardua impresa amorosa, incontrando la sua amata Laura. Una donna di cui conosciamo quasi esclusivamente 

l’aspetto fisico, come viene dipinto in :
Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi.”

Laura viene raffigurata come un essere quasi celestiale, di fattezze leggere e gentili. I suoi capelli sono del colore dell’oro , sono sparsi nel vento ed i suoi occhi esprimono una luce che pur con il passare del tempo, è ancora viva. Il termine “viva”, ci porta però a riflettere sulla veridicità di questa figura. Riprendendo il secondo sonetto citato come esempio, vediamo che Laura viene “nominata” con “ a l’aura sparsi”. Un gioco di parole che riflette solamente il vero nome ; questo sta anche a mettere in luce il fatto che questa donna non sia mai esistita, ma che fosse la personificazione della sua tanto desiderata gloria che, puntuale, arriva nel 1341 quando avviene la sua incoronazione poetica a Roma.

Tema fondamentale, nei componimenti di Petrarca, è la contrapposizione tra passato e presente che non vediamo in altri importanti autori dell’epoca, come ad esempio in Dante. Petrarca è legato al passato, ai ricordi che l’Amore evoca in lui.
Nel  Canzoniere, la sua opera più importante che conta 366 componimenti tra sonetti, canzoni, ballate e madrigali, vediamo la massima espressione di questo passato che continua a tornare vivo nella sua memoria. Avvertiamo ancora una volta, però, una contrapposizione fra i suoi desideri, un dualismo che lo contraddistingue da sempre. Il titolo originale del Canzoniere è “Rerum Volgarium Fragmenta” e proprio questi frammenti sono riconducibili a quelli del poeta, da sempre indeciso tra la scelta della vita mondana e quella spirituale. Questo concetto era stato già esaminato in una sua opera precedente, il “Secretum” , scritto tra il 1342/1343. In questa opera divisa in tre libri, abbiamo la massima espressione della sua introspezione raccontata in un dialogo fra Agostino e Petrarca, sotto lo sguardo vigile della verità. Ecco che questi “frammenti” sono molto tangibili nelle opere del Canzoniere. Ad esempio in Benedettosia ‘l giorno, et ‘l mese, et ‘l anno”, Petrarca è estasiato dal ricordo di quel giorno che ha permesso ai due di incontrarsi e di innamorarsi. Lo benedice e lo ricorda con infinita gratitudine; non possiamo dire lo stesso di Padredel ciel, dopo i perduti giorni, dove già dal primo verso possiamo intuire che il loro incontro non viene ricordato con molto piacere. Petrarca lo denota addirittura come del “tempo vano” e lo maledice. Però poi in altre canzoni, come in “Chiare,fresche et dolci acque torna la visione della donna perfetta, contemplata da Petrarca come fosse un essere celestiale che lo porta fuori dalla realtà. Questo viene anche espresso nel trattato “Petrarca” del 1961 da U. Bosco, che vede in questo sonetto il nucleo della forza di Petrarca. Descrive l’amore verso Laura che nasce dalla contemplazione e soprattutto dal fantasticare su questa donna ipotetica.

Per tornare al passato ed agli effetti che esso ripercuote sul presente, possiamo far riferimento a Il poeta dell’oblio”, un trattato del 1943 di  G. Ungaretti. Gli è apparsa ed è subito ricordo, è anche passato, luce che gli appare anche dall’assenza, e assente lo fa smaniare e incantarsi.. , questo dice Ungaretti, concetto che centra in pieno il pensiero petrarchesco, di un passato pronto a riproporsi in ogni aspetto e in ogni momento. Un passato che, però, non smette di ferirlo e di farlo sognare allo stesso tempo. Sempre Ungaretti afferma E’ morta, Laura. Da quel momento i ricordi hanno un altro suono; anche se il Canzoniere e suddiviso in “In vita di Madonna Laura” (1- 263) e “In morte di Madonna Laura” (264-366), da un’analisi più accurata, si evince che la divisione è solo apparente perché col tema del ricordo e del passato, la vita e la morte sono sempre presenti, in comunione tra loro. Questo Amore, che si crogiola nel ricordo, è un sentimento ermetico, chiuso nei pensieri, proprio come scrive in Solo et pensoso, dove vaga solitario per i campi e cerca di non mostrare alla gente quel che già il suo aspetto esteriore mostra, cioè un cuore devastato dall’amore.
Dall’inizio di questa analisi attraverso il pensiero e l’interiorità di Petrarca, possiamo estrapolare il concetto fondamentale su cui anche il poeta  non ha mai avuto alcun tipo di dubbio:
il tempo non guarirà mai quest’uomo dai colpi inflittigli dall’Amore.


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