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Ulisse (1947), Umberto Saba

giovedì 27 febbraio 2014

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore
.
 (U. Saba, Mediterranee, Mondadori, Milano, 1947)

Parafrasi 1

Nella mia giovinezza ho navigato lungo le coste della Dalmazia. Emergevano isolotti a fior d'onda, dove solo raramente qualche uccello sostava, per cacciare prede marine, coperti d'alghe, scivolosi, belli come smeraldi al sole. Quando l'alta marea e la notte li nascondevano, vele controvento cambiavano rotta, per fuggirne il pericolo. Oggi il mio regno è il mare. Il porto avvende per altri le sue luci; mi spinge ancora al largo, il coraggioso spirito, e l'amore per la vita che apporta anche dolore

Parafrasi 2
Durante la mia giovinezza ho navigato lungo le coste della Dalmazia. Gli isolotti emergevano appena sulla superficie del mare. Su di essi qualche raro uccello si fermava per catturare le prede. Erano ricoperti di alghe, erano scivolosi, e sotto il sole risplendevano come smeraldi. Quando l’alta marea oppure la notte li rendeva invisibili, le navi si allontanavano dalla costa, per evitare il pericolo che essi costituivano. Oggi [che sono divenuto vecchio] il mio regno è ancora quella terra di nessuno. Il porto ha acceso per gli altri le sue luci [sicure]. Io invece sono spinto ancora al largo dal mio spirito indomito e dal doloroso amore verso la vita.

Riassunto
 Da giovane il poeta ha navigato lungo le coste pericolose della Dalmazia, piene di scogli che emergevano appena dalla superficie marina. Ora che è vecchio continua ancora a frequentare quel mare pericoloso. Gli altri hanno cercato la sicurezza nel porto. Egli invece è spinto ancora al largo dal suo spirito indomito e dal suo amore verso la vita.

Commento
1. Il titolo, Ulisse, indica come si deve interpretare il testo: il poeta si paragona ad Ulisse (e per di più, implicitamente, si dice superiore all’eroe omerico). Egli è vissuto pericolosamente sul mare della vita sin dalla sua giovinezza. Ora, che è divenuto vecchio (ha 64 anni), continua ancora quella vita spericolata. Gli altri (i suoi amici o i suoi coetanei) hanno cercato la sicurezza e la tranquillità del porto. Egli invece conduce la vita di sempre, spinto dal suo cuore indomito e dall’intenso amore per la vita.
2. Il poeta fornisce la sua interpretazione della figura di Ulisse. Dopo Omero c’era stata quella dell’eroe che vuole visitare il mondo disabitato oltre le colonne d’Ercole, spinto dalla sua sete di conoscere, di Dante (If. XXVI), quella romantica di Foscolo (A Zacinto), quella decadente e intimistica di Pascoli (Poemi conviviali, Il sonno di Odisseo) (1904), poi quella decadente ma superomistica di D’Annunzio (Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. Maia, IV. L’incontro con Ulisse) (1903), quella invece fortemente antieroica del romanziere dublinese James Joyce (Ulysses) (1922). Conviene però confrontare il modesto spessore delle motivazioni, piuttosto generiche, che spingono Saba a rimanere sul mare, con le ben più consistenti motivazioni che gli autori citati attribuiscono al loro Ulisse.
3. Con un linguaggio chiaro, semplice e quotidiano e con un atteggiamento un po’ presuntuoso ed un po’ spaccone, il poeta si paragona ad Ulisse e dice che tutta la sua vita è stata intensa ed avventurosa, molto più di quella dell’eroe omerico. E forse ha ragione: l’Ulisse omerico passa dieci anni sotto le mura di Troia, dieci anni di peripezie sui mari, ma poi a 40 anni o giù di lì ritorna a casa, dal figlio, dal padre e dalla moglie, uccide i proci, che gli avevano scialacquato le sostanze e insidiato la moglie, e nella propria reggia finisce serenamente la vita.
4. Questo atteggiamento ottimistico e positivo verso la vita può essere confrontato con quello sconsolato di Carducci: nel sonetto autobiografico Traversando la Maremma toscana (1885) il poeta si lamenta che quel che amò e quel che sperò fu inutile e che ora lo aspetta soltanto la morte. In Nevicata (1881) il poeta toscano è preso dal tedio di vivere e vuole raggiungere i suoi amici morti.
5. La poesia è sonora e rapida come le altre poesie dello scrittore. Non ha la brevità né la concisione dell’Ermetismo, ma non ha nemmeno la lunghezza e l’articolazione della poesia tradizionale.
6. Sembra che il poeta in vecchiaia veleggi da solo al largo: gli amici hanno raggiunto il porto, non sono subentrati come amici nuovi marinai, e la moglie è rimasta a casa.

 Insomma a) i luoghi pericolosi, e le emozioni che essi procurano, sono cose da uomini; e b) la vecchiaia è ancora piena di vita, ma è anche caratterizzata dalla solitudine.

Cose leggere e vaganti (1920) contiene le poesie scritte subito dopo la guerra, che poi confluiscono nel Canzoniere del 1945. 


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