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Voi che per li occhi mi passaste ’l core, Guido Cavalcanti

sabato 1 marzo 2014

Testo
Voi che per li occhi mi passaste1 ’l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l’angosciosa vita mia
che sospirando2 la distrugge Amore.

5 E’3 vèn tagliando di sì gran valore4
che’ deboletti spiriti5 van via:
riman figura6 sol en segnoria7
e voce alquanta8, che parla9 dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto10
10 da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto,11
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ’l cor nel lato manco.12

da Poeti del Duecento, a cura di G. Contini, Ricciardi, Milano-Napoli, 1960

GLOSSARIO
1. mi passaste: mi trapassaste, mi feriste.
2. sospirando: con valore causativo, “facendola sospirare”.
3. E’: egli, Amore.
4. vèn tagliando... valore: mi colpisce con tanta forza.
5. deboletti spiriti: le facoltà che governano i sensi e i moti dell’animo.
6. figura: il corpo, inteso come involucro delle potenze vitali, già smarrite.
7. en segnoria: in suo potere.
8. alquanta: poca.
9. parla: esprime (con valore transitivo).
10. Questa... disfatto: efficace e intensa l’espressione m’ha disfatto, soprattutto se raffrontata con gli occhi gentil’ dell’amata all’origine di tanta vertù d’amor.
11. tratto: lancio.
12. lato manco: fianco sinistro.

Linee di analisi testuale
Lo “spettacolo” dell’amore
In Voi che per gli occhi mi passaste ’l core si assiste ad un’oggettivazione del processo psicologico che sta alla base dell’amore: lo stato di innamoramento si trasforma in una sorta di “spettacolo”, a cui prendono parte numerosi attori (lo stesso Amore, gli spiriti, la voce, la figura personificati, secondo un modulo tipicamente cavalcantiano).
Il senso della rappresentazione, come sempre in Guido, è la forza distruttiva dell’amore: la passione (Questa vertù d’amor che m’ha disfatto, v. 9) provoca la frantumazione e la dissociazione dell’io, riducendolo in uno stato simile alla morte (vv. 11-14).
Ciò non esclude che il sentimento amoroso possa avere anche effetti positivi rispetto ad una situazione di partenza negativa. Prima dell’innamoramento, infatti, la mente dorme (v. 2): l’anima dell’uomo, cioè, non stimolata, si trova in uno stato d‘inerzia apatica, di accettazione passiva della realtà. L’amore è una forza che spinge verso la ricerca intellettuale e la comprensione razionale delle cose.
Si ricordi, tuttavia, che nel pensiero averroista abbracciato da Cavalcanti le uniche fonti della conoscenza sono i sensi: l’amore perciò, strettamente collegato con la sfera sensoriale, agisce su di essa distruggendone le potenzialità. È per questo motivo che, in conclusione di componimento, l’anima (da intendersi come anima razionale, sinonimo perfetto di mente) rimane sbigottita e impotente (tremando si riscosse, v. 13), vedendo morto il cuore, la parte sensitiva.
La poesia di Cavalcanti, dunque, appare realmente disperata, prigioniera com’è dell’impasse tra l’inerzia ottusa dell’ignoranza e un desiderio di conoscenza deluso. Unico esito positivo, la possibilità della scrittura poetica (la voce alquanta, che parla dolore).

Aspetti formali
Il lessico è debitore nei confronti di Guinizzelli (vertù d’amor, occhi gentil’), benché più attento agli effetti negativi e distruttivi dell’amore (angosciosa vita mia, la distrugge Amore, tagliando di sì gran valore, e voce alquanta, che parla dolore ecc.). Le rime sono perfette e la sintassi corrisponde precisamente alle unità metriche.

Il ritmo è fluido e omogeneo, addirittura dolce. Il che è in totale contrasto con la visione negativa della passione, quasi a sottolineare l’unica possibilità che il dolore lascia al poeta: il rifugio nella poesia.

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