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I fonemi dell’italiano

mercoledì 21 maggio 2014

non tutte le lingue hanno gli stessi fonemi. Gli inventari fonematic delle diverse lingue del mondo sono costituiti in genere da alcune decine di fonemi. L’italinoa standard ha 30 fonemi. L’inventario fonematic dell’italiano è connesso con numerosi problemi: per trascrivere foneticamente occorre basarsi sul modo in cui una parola è pronunciata (fonia), e non sulla grafia, che spesso può essere fuorviante.
È problematico lo statuto delle consonanti lunghe o doppie se accettiamo per esempio “cane” vs “canne” che costituiscono una coppia minima.
Nella pronuncia dell’italiano esistono molte differenze regionali. Le opposizioni fra /s/ - /z/, fra /ts/ - /dz/, fra /j/ - /i/, fra /w/ - /u/. nell’italiano del settentrione la fricativa dentale è sempre realizzata sonora in posizione intervocalica, quindi [kieze] vale “chiese” nel caso di “edifici di culto” che nel caso di “domandò”; mentre in toscano si distingue fra [kieze] con la sonora nel caso di edifici di culto e [kiese] con la sorda nel caso di domandò. Al nord casa si pronuncia [kaza] con S sonora, ma al centro sud [kasa] con S sorda.
È problematica l’opposizione fra vocali medio-alte e vocali medio-basse; è tipica della varietà tosco-romana in italiano ma è ignota nelle altre varietà regionali. Quindi avremo /’peska/ “azione di pescare” vs. /’pEska/ “frutto”.

Sillabe: sono le minime combinazioni di fonemi che funzionino come unità pronunciabili. Una sillaba è costruita attorno a una vocale: una consonante o una semivocale ha sempre bisogno di appoggiarsi a una vocale che costituisce il perno/apice della sillaba. Ogni sillaba è formata da almeno una e solo una vocale è da un certo numero di consonanti. Esistono condizioni sulla distribuzione delle consonanti all’interno della sillaba. In ogni lingua ci sono strutture sillabiche canoniche cioè preferenziali. In italiano la struttura canonica, utilizzando V per indicare la vocale e C per indicare la consonante:
- CV come in “ma-no
- V come in “a-pe
- VC come in “al-to
-CCCV come in “stra-no
Il dittongo è una combinazione di fonemi interessanti, in quanto è la combinazione di una semivocale e di una vocale come in “aiuto”, “”pieno”; il trittongo prevede la combinazione di due semivocali e una vocale come in “aiuola”, “miei”.

Fatti prosodici/soprasegmentali: vi è una serie di fenomeni fonetici e fonologici che riguardano non i singoli segmenti, ma la catena parlata nella successione lineare. I fondamentali fra di essi sono l’accento, il tono, l’intonazione e la lunghezza o durata relativa.

Accento: è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba. In italiano l’accento è dinamico o intensivo, cioè la sillaba tonica è tale grazie a un aumento del volume della voce, in altre lingue l’accento è musicale, connesso all’altezza della sillaba.
La posizione dell’accento all’interno di una parola, può essere libera o fissa. In certe lingue è fissa come in francese, dove l’accento cade sempre sull’ultima sillaba.
In altre lingue la posizione è libera e l’accento può cadere su una qualunque delle sillabe della parola.

In italiano l’accento è libero, può trovarsi sul:
- ultima sillaba come in “qualità” > parola tronca
- penultima sillaba come in “piacere” > parola piana
- terzultima sillaba come in “camera” > parola sdrucciola
- quartultima sillaba come in “capitano” (3° persona plurale del verbo capitare) > parola bisdrucciola

In italiano l’accento interviene a differenziare parole diverse a seconda della sua posizione. Es “càpitano” (3° persona plurale del verbo capitare) vs. “capitàno” (nome), vs. “capitanò” (3° persona singolare del passato remoto di capitanare).

Tono e intonazione: i fenomeni di tonalità e intonazione riguardano l’altezza musicale con sui le sillabe sono pronunciate e la curva melodica a cui la loro successione da luogo. Tono è l’altezza relativa di pronuncia di una sillaba. In molte lingue tonali il tono può avere valore distintivo come nel cinese mandarino in cui [ma] con tono alto e costante è la parola per “mamma” mentre con tono basso discendente-acendente vale come “cavallo”.
L’intonazione è l’andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale. In molte lingue l’intonazione distingue il valore pragmatico di un enunciato cioè permette di capire se si tratta di un’affermazione, di una domanda, di un ordine o di un esclamazione.

Lunghezza/durata/quantità: riguarda l’estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti. Ogni fono può essere breve o lungo. La lunghezza delle vocali o delle consonanti può avere valore distintivo. In italiano non ha funzione distintiva e meno che non prendiamo in considerazione le consonanti doppie come “cane” vs. “canne”.
Per le vocali la durata in italiano non è pertinente. In molte lingue la durata vocalica funziona da tratto pertinente. In latino classico dove “malum” con al “a” breve è “male, malanno” mentre con la “a” lunga è “mela”.

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