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Il ritorno del cinema d’arte moderno

giovedì 22 maggio 2014

A parte l’opera dei pochi registi politicamente impegnati e delle molte registe femministe, gran parte dei più significativi film europei evitò l’impegno diretto nei temi politici che aveva caratterizzato il periodo fra il 1965 e il 1975. François Truffaut ebbe grande successo con Effetto Notte, 1973 e L’ultimo metro, 1978. Così pure Alain Resnais con Mon oncle d’Amerique, 1980 dove la corsa al successo è rappresentata come una lotta fra topi vestiti da dirigenti.
 
Contribuirono alla rinascita del cinema d’arte europeo Stanley Kubrick, con la sua realizzazione di un freddo e distaccato Barry Lyndon, 1975; Nicholas Roeg con A Venezia…un dicembre rosso shocking, 1974 e Il lenzuolo viola, 1985; Peter Greenaway, I misteri di Compton House, 1982, Giochi nell’acqua, 1988, L’ultima tempesta, 1991.
Tra i giovani registi emerse Pedro Almodovar con produzioni che fondono il melodramma e la commedia sexy, Che cosa ho fatto io per meritare questo?, 1984; Tacchi a spillo, 1991; Matador, 1986; Donne sull’orlo di un acrisi di nervi, 1988; .

Il ritorno a un’estetica dell’immagine
Werner Herzog e Wim Wenders affidandosi alla bellezza dell’immagine, al suo carattere rivelatore e alla sensibilità dello spettatore, si allontanarono dall’interesse politico di altri registi tedeschi contemporanei per abbracciare un cinema introspettivo. 
 
Wim Wenders Il cielo sopra Berlino, 1987, cerca ancora l’’irresistibilmente concreto’ per mezzo dell’angelo Daniel che, catturato dalla bellezza transitoria del mondo, decide di far parte della razza umana. Il cielo sopra Berlino è dedicato a “tutti i vecchi angeli, soprattutto Yasujiro (Ozu), François (Truffaut) e Andrej (Tarkovskji)” tutti registi che sono riusciti a conciliare il senso della narrazione con la bellezza dell’immagine.
In Francia il“pittoricismo” emerse con un film atipico di Eric Rohmer, Perceval, 1978.
All’inizio degli anni Ottanta una generazione di giovani registi francesi inventò un nuovo stile visivo più veloce e artificiale. Esempi della nuova tendenza sono: Boy meets Girl, 1984 e Gli amanti del Pont Neuf, 1992 di Leos Carax.

I critici parigini definirono questa tendenza Cinéma du look. I film citati decorano storie piuttosto convenzionali con oggetti hi-tech e con uno stile mutuato dalla fotografia pubblicitaria e dagli spot televisivi: le inquadrature sono piene di tagli netti e di blocchi di colori puri; gli specchi e il metallo lucente creano riflessi abbaglianti.
Altri registi inclini a questo “ritorno dell’immagine” erano ispirati più dalla pittura che dal teatro o dai mass media. Caravaggio,1986, di Derek Barman, non soltanto descrive il maestro mentre crea i suoi quadri, ma usa uno stile pittorico anche nelle scene drammatiche.
 
Anche Godard si è ispirato alla pittura. Godard si definisce un pittore al quale è capitato di lavorare nel cinema. L’uso del fermo immagine e del ralenti a scatti di Si salvi chi può (lavita) era il segnale per una rinnovata staticità dell’immagine. Per quanto Wenders credesse di aver rinunciato alla storia per sottolineare la singola immagine, Godard lo superò di molto. Passion, 1982, è uno dei film più ricchi dal punto di vista pittorico della sua carriera. 
 
I film di Godard degli anni Ottanta, anche quando sono basati su testi familiari hanno intrecci ambigui e spesso incomprensibili. L’ultimo Godard rimane fedele all’estetica della frammentazione che aveva lanciato trent’anni prima.

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