News Updates :

Maggiori rappresentanti della Scuola Siciliana

mercoledì 28 maggio 2014

Tra i poeti siciliani, riuniti attorno all’imperatore Federico II e ai suoi figli Enzo e Manfredi, troviamo per lo più burocrati, funzionari della corte e della cancelleria imperiale, alcuni sono nobili. Li accomuna il fatto che tutti sono laici che compongono versi per distrarsi dai problemi della vita quotidiana e definiscono il proprio ruolo nella società attraverso la partecipazione ai due spazi da noi menzionati: l’aula e la curia.
Ma nonostante tutta la produzione della Scuola avvenga in siciliano, non tutti i poeti sono originari di quest’isola: molti rappresentanti della Scuola provengono dalle altre parti dell’Impero, dalla penisola.1 E al contrario, in questo periodo esistono anche dei componimenti scritti in volgari diversi da quello siciliano, ma grazie al prestigio e alla fama della corte di Federico II, chiamiamo siciliana quasi tutta la produzione dei predecessori di Dante, quindi anche quella dei continuatori dei Siciliani, che in linea di massima si esprimono in toscano influenzato dai sicilianismi. Insomma, di tutti quelli che compongono versi sulla scorta dei Provenzali, cercando di elaborare un linguaggio lirico di livello elevato. A questo proposito si esprime anche lo stesso Dante: «Et quia regale solium erat Sicilia, factum est, ut quicquid nostri predecessores vulgariter protulerunt, Sicilianum voc<ar>etur; quod quidem retinemus et nos, nec posteri nostri permutare valebunt.»2
Per quanto riguarda invece la possibilità di distinguere una prima e una seconda generazione di poeti all’interno della Scuola, non sembra che esistano basi solide per poter stabilire i confini netti tra le due. È anche la durata relativamente breve della Scuola, di poco superiore ai trent’anni, che non consente una tale articolazione. È però evidente che Iacopo da Lentini e Pier della Vigna appartengono al gruppo dei più antichi, mentre Percivalle Doria e Re Enzo risalgono a una fase più recente.3
Infine, conviene ricordare la funzione importante di Iacopo da Lentini nell’ambito della Scuola: gli si attribuisce il ruolo di un vero caposcuola. Questa tesi è supportata soprattutto dalla posizione principale delle sue poesie (Madonna, dir vi voglio e Maravigliosamente) all’interno del codice Vaticano Latino 3793.
Avendo esposto una caratteristica fondamentale dei poeti appartenenti alla Scuola poetica siciliana, passiamo adesso alla presentazione dei maggiori rappresentanti di questo movimento letterario.

RE MANFREDI
È figlio e successore di Federico II, nel 1258 si fa eleggere re di Sicilia. Come suo padre, anche lui è dotato di una grande intelligenza e nutre un vivo interesse per la cultura, si occupa di scienza e di filosofia. È probabile che sia autore della canzone Donna, lo fino amore.

RE ENZO
È figlio naturale di Federico II, re nominale di Sardegna. Dopo la battaglia di Fossalta (1249) viene fatto prigioniero e trascorre il resto della vita in prigionia a Bologna. È un uomo molto colto: si cimenta nella composizione di versi al modo dei poeti siciliani. È rimasta la sua canzone S’eo trovasse pietanza.

RINALDO D’ACQUINO
È tra i primi poeti ad entrare nella cerchia della Scuola siciliana. Secondo alcuni studiosi è valletto e falconiere di Federico II. Appartiene ad una famiglia nobile messinese.
È conservata una decina delle sue opere: i componimenti sono caratterizzati da un tono popolareggiante. Nel Già mai non mi conforto fa parlare, contro la tradizione della poesia trobadorica, una donna abbandonata dall’amante in partenza per una crociata. Un’altra canzone rilevante s’intitola Per fin’ d’amore vao si allegramente.

PIER DELLE VIGNE (o DELLA VIGNA)
Nasce nel 1180 a Capua, svolge la funzione d’avvocato, notaio e cancelliere della corte di Federico II. È tra i prediletti dell’imperatore quando nel 1249 viene accusato di tradimento, nello stesso anno, dopo esser stato imprigionato e accecato, muore suicidandosi. Dante lo colloca nel settimo cerchio dell’Inferno.4
Di questo autore abbiamo quattro canzoni, tra le quali Uno piasente sguardo (qui il poeta descrive il momento che lo rende vittima d’amore: un solo sguardo di una donna lo fa innamorare) e Amore, in cui disio ed ho speranza (qui si rivolge alla canzone perché interceda a suo favore presso la donna amata), e un opuscolo di modelli delle epistole latine di forma ufficiale con il quale fonda questo tipo d’espressione scritta per tutta l’Europa medievale.

GUIDO DELLE COLONNE
Come testimoniano alcuni atti giuridici, Guido delle Colonne ricopre l’incarico di giudice a Messina tra gli anni 1243 e 1280. Della sua produzione letteraria possediamo cinque canzoni, tra cui Amor che lungiamente m’ai menato.
Gli si attribuisce anche un testo di importanza storica: si tratta della Historia destructionis Troiae, ovvero della versione latina del Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure.

ODO DELLE COLONNE
Anche lui proveniente da Messina, appartiene probabilmente alla stessa famiglia di Guido. Di lui ci sono rimaste due canzoni, composte attorno all’anno 1250. Una di queste porta il titolo di Oi lassa ’nnamorata.

GIACOMINO PUGLIESE
Su questo poeta non esistono dati biografici certi, ma sappiamo con sicurezza che si tratta di un colto conoscitore della lirica provenzale e della poetica in generale, fatto che gli consente di comporre poesia molto varia e anche abbastanza riuscita. Tali meriti gli vengono riconosciuti soprattutto nel corso dell’Ottocento. Il codice Vaticano Latino 3793 gli attribuisce otto canzoni amorose.

PERCIVALLE DORIA
Appartenente ad una potente famiglia ligure, vive nella prima metà del XIII secolo, esercitando un’intensa attività politica alla corte di Federico II e dopo la sua morte presso la corte di Manfredi. Questo ghibellino convinto rimane sempre fedele all’impero e alla Casa sveva, anche dopo la scomunica dal papa.
Noi rivolgiamo la nostra attenzione verso questo poeta per la sua attività letteraria bilingue: i componimenti di genere politico o morale-satirico sono scritti in occitanico, mentre le canzoni con la tematica amorosa sono scritte in volgare siciliano.

STEFANO PROTONOTARO
Da alcuni viene identificato con Stefano da Messina, che traduce dal greco al latino due trattati astronomici di autori arabi, dedicati al re Manfredi. Della sua produzione poetica restano tre canzoni, tra le quali Pir meu cori alligrari, conservata nella forma linguistica originale nell’Arte del rimare del filologo cinquecentesco Giovanni Maria Barbieri

MAZZEO DI RICCO
Poeta di origine messinese è probabilmente uno dei rappresentanti più tardi della Scuola siciliana. È noto che Guittone d’Arezzo mantiene con lui una corrispondenza, indirizzandogli anche una canzone. Della sua opera sono conservate sei canzoni amorose caratterizzate da una forma assai raffinata.

 NOTE
1. Ad es.: Giacomino Pugliese, Pier della Vigna.
2. Dante, De vulgari eloquentia I, XII, 4: E siccome la sede regale era la Sicilia, si chiama siciliano tutto ciò, che i nostri predecessori hanno composto in volgare; e questo teniamo fermo anche noi, e nemmeno i nostri
posteri lo potranno cambiare (traduzione nostra) .
3. Cfr. Bruni, La cultura alla corte di Federico II e la lirica siciliana, in Storia della civiltà letteraria italiana,
pp. 211-273.
4. Dante, Inferno XIII.
Share this Article on :
Ads arab tek

© Copyright Universtudy 2010 -2011 | Design by Herdiansyah Hamzah | Published by Borneo Templates | Powered by Blogger.com.