News Updates :

Coscienza linguistica e analisi metalinguistica: storia della scrittura.

mercoledì 21 maggio 2014


Quelle che comunemente vengono chiamate lettere dell’alfabeto sono i grafemi, ovvero, le unità della scrittura. Un comune parlante pensando alla lingua pensa alla scrittura, come se fosse il primo approccio (alla lingua) perché non ne ha una percezione chiara. In realtà, la scrittura non è la lingua ma rivela la consapevolezza che il parlante ha della lingua, la coscienza linguistica.
Parlare di scrittura tuttavia è piuttosto generico, in quanto non tutte le lingue si riconoscono in un sistema come quello dell’alfabeto. Punto di affinità tra tutte le lingue è però il fatto che la scrittura sia estremamente importante per poter capire la struttura della lingua. Fin da bambini tutti noi, abbiamo prima detto le nostre prime parole (grazie al costante ascolto dei nostri genitori) e poi scritto le prime lettere. Questo però non denota affatto che la scrittura sia secondaria alla parola, anzi è proprio grazie alla scrittura che ciascuno di noi acquisisce una certa “consapevolezza”.
Spesso però,la lingua scritta non corrisponde a quella parlata a causa della pronuncia.
Esempio: in francese eau si pronuncia [o], ma anche aux si pronuncia [o]. Queste due parole hanno significato diverso eppure si pronunciano allo stesso modo.
Nella formazione della coscienza linguistica, intervengono sia la scrittura, sia l’ortografia. La “Coscienza linguistica” appartiene a tutti i parlanti, così come sono universali la “Produzione linguistica” (la capacità di saper enunciare e formulare linguisticamente il proprio pensiero, attraverso una successione di parole) e l’ “Analisi metalinguistica” (metalinguistico = che riguarda la lingua) cioè la capacità di riconoscere le parti della propria lingua e di sapere quindi come funziona. Quando parliamo creiamo un continuum linguistico e quest’ultimo è visibile nello scritto con la linea che si crea nello spazio e nel parlato con la linea che si crea nel tempo. Il continuum linguistico rappresenta la produzione linguistica sia da parte del parlante sia da parte dell’ascoltatore; la coscienza linguistica permette la scomposizione lel continuum.
I primi elementi che il parlante riconosce sono le parole, e tutti anche analfabeti sono capaci di enunciarle. Il motivo, dal punto di vista psicologico, è che le parole sono associate ad oggetti.
La parola è un’unità linguistica universalmente conosciuta ed è formata di una parte concettuale e di una fisica (suono).
L’altra unità linguistica che i parlanti riconoscono è la sillaba (scomposizione fisica della lingua -> dividere in sillabe significa scomporre fisicamente la parola, senza riferimento al significato).
Possiamo distinguere le sillabe aperte da quelle chiuse.
-Se la sillaba finisce per vocale è una sillaba aperta.
-Se la sillaba finisce per consonante è una sillaba chiusa.
Bisogna ricordare che non tutte le lingue hanno la stessa suddivisione in sillabe. Ci sono lingue, quali il giapponese, che esigono la forma aperta.
Anche la forma fonetica delle parole varia da lingua a lingua: in italiano le parole possono iniziare per vocale, mente in tedesco e in altre lingue c’è sempre bisogno di una consonante.
Esempio: la parola tedesca arbeit: per pronunciarla debbo chiudere la glottide e il suono che fuoriesce funge da consonante.
Le parole possono essere monosillabiche e polisillabiche. Di solito in italiano molte parole onosillabiche hanno la forma chiusa. Esempio: per, con, in ecc. Le parole lessicali, invece finiscono per vocale.
Nella sillaba possono comparire le cosiddette sonanti, cioè suoni che possono costituire il nucleo sillabico quando attacco e coda sono consonantici.
Ci sono quattro suoni che possono fungere da vocali: R-M-N-L. Esempio: Trst (Trieste in slavo), la lettera R funge da vocale sonante.
In alcune tradizioni scrittorie questa delle sonanti è una realtà rappresentata anche graficamente: la scrittura devanagarica costituisce un esempio di scrittura che tra i suoi segni ha anche quelli che rappresentano L ed R sonanti, lunghe e brevi. Il sanscrito, e le lingue indiane che ne sono lo sviluppo) usa la scrittura devangarica, che è un sistema non alfabetico ma “sillabico”.
I grafemi delle scritture sillabiche si chiamano “sillabogrammi”. Da cosa deriva questa differenzazione tra sistemi di scrittura? In realtà nella storia nessuno all’inizio utilizzava sistemi alfabetici o sillabici, in principio si utilizzava un diverso tipo di grafemi che seguiva la regola del “un segno per una parola”.
I primi ad adoperare un complesso sistema di scrittura furono i Sumeri che furono anche i primi a fondare una vera e propria civiltà urbana basata sull’agricoltura. Questo fu loro facilitato grazie alla collocazione geografica della loro terra, la Mesopotamia, che è stata in tempi remoti un territorio assai fertile Il primo sistema di scrittura fu inventato per una questione puramente economica. Di fatto a Sumer i prodotti venivano consegnati al tempio, per una questione di semplice contabilità era necessario segnare le entrare e le uscite dal tempio e perciò vennero appositamente creati dei segni che prima ancora della parola facevano riferimento all’oggetto, alla cosa stessa.
Cfr. l’Atlante (III parte) .
Nella scrittura sumerica il triangolino rovesciato simboleggia la femmina, nel caso dei registri, la schiava e si legge “mi”; Il simboli simile a un asterisco significa stella e si legge “an”. MI e AN ad un cero punto diventano sillabogrammi: Ciò è avvenuto quando i Babilonesi e gli Assiri (entrambi parlanti l’accadico, una lingua semitica) succedettero alla cultura Sumericaa, e utilizzarono il repertorio di logogrammi trasformandoli in sillabogrammi. In accadico le parole erano lunghe e quindi c’era bisogno di più segni. -> passaggio linguistico
La realizzazione di un vero e proprio sistema alfabetico si ha solo con i Fenici, anche se i loro segni sono piuttosto sillabogrammi senza espressione della vocale. Il loro alfabeto quindi era più una rielaborazione estrema della scrittura pittografica in quanto, le lettere raffiguravano veri e propri disegni; la ‘a’ [alef] che somiglia ad un teschio di bue, la b [bet] ad una tenda, la g [gamel] alla gobba di un cammello, o alla curvatura del ‘bastone da lancio’. I Fenici usavano segni che rappresentavano solo il primo suono del logogramma, di conseguenza [’ suono laringale], [b], [g] (principio “acrofonico”).
Share this Article on :
Ads arab tek

© Copyright Universtudy 2010 -2011 | Design by Herdiansyah Hamzah | Published by Borneo Templates | Powered by Blogger.com.