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Amore sugli argini, Oddone Camerana

giovedì 12 giugno 2014

Oddone Camerana (Torino 1937 -...)
Ho una grande simpatia per quegli uomini che d'estate prendono posi da soli sulle panchine collocate ai bordi delle passeggiate dei piccoli centri di villeggiatura liguri e vi sostano in contemplazione della gioventù. Questo accade nelle ore serali.
Essi sono uomini dal viso affilato e dalla bocca sinuosa. Indossano pantaloni di « gabardine » grigio scura o rigatini, e senza risvolto, una camicia bianca e un giubbotto impermeabile e antivento. Hanno ce­nato prima degli altri e sulla tovaglia bianca hanno fatto cadere qual­che goccia di vino rosso, perché essi non bevono il vino bianco che gli fa venire il mal di testa. Hanno terminato il pasto con un piccolo pezzo di parmigiano che di tanto in tanto mangiano a bocconcini aven­do rinunciato all'abitudine di quello grattugiato.
Essi sono abitanti di questi piccoli, ma fiorenti luoghi di villeggiatura ligure ed hanno attività attinenti al piccolo commercio tradizionale. Se hanno famiglia, esse sono momentaneamente in montagna. Se non sono del posto arrivano dalle città di provincia dell'entroterra per un modesto periodo di ferie e si domandano perché hanno lasciato le loro calde piazze emiliane o piemontesi.
Essi sono imparentati idealmente con decine di altri che come loro hanno scelto altre località sugli appennini liguri o toscani.
 Non sono uomini solitari o rassegnati, ma soltanto momentaneamente soli e melanconici, per l'occasione di questa sosta in panchina. 
Essi compaiono sulla passeggiata due volte al giorno. Alla sera come ho già detto, e alla mattina presto. Sono riconoscibili per via del gior­nale che hanno appena comperato e che hanno ripiegato nella tasi del giubbotto e che ora spunta da lì: la Gazzetta di Parma, il Secolo XIX, la Provincia di Cremona, la Stampa di Torino. 
Per il resto della giornata essi non si vedranno più: forse si apparte­ranno o scompariranno confondendosi nella folla animata delle rive. 
Essi sono uomini casti, curiosi e frugali. Sono la presenza silenziosa e residua di una civiltà che aveva distillato una saggezza complicata e fra gilè. Essi avevano rinunciato alla ricerca della felicità per evitare dolore. Avevano scelto l'erotismo separato dall'amore, il gusto della meditazione separata dalla fede, il piacere dell'affetto disgiunto dalla passione, l'esercizio dell'intelligenza svincolato dalla verità. Essi oggi osservano con spirito acuto e addestrato le persone ed i loro movimenti ed elaborano piccole ipotesi ed intrecci con la loro fantasia che si è mantenuta fresca per via della lunga abitudine alla solitudine.
 
fu durante un maremoto che ebbi modo di avvicinare uno di costoro. Anzi fu lui ad avvicinarmi.
Il mare era agitato in modo eccezionale e c'era stata una tromba d'aria che aveva lambito paurosamente il precario porticciolo dove avrebbe potuto strappare gli ormeggi delle imbarcazioni. Una gran folla si era accalcata sulla passeggiata attratta da due occa­sioni di spettacolo e di diversivo: i tentativi degli addetti di trarre in salvo le barche ormeggiate e la possibilità che la tromba d'aria incom­bente tornasse a combinare qualche gustoso guaio. 
Le operazioni di salvataggio avevano già provocato una buona dose di soddisfazioni visibilmente apprezzate e commentate da piccoli, lo­calizzati e particolareggiati scoppi di applausi. E si facevano i nomi dei protagonisti dei salvataggi di cui già si tracciavano brevi biografie e profili personali. Le notizie si fermavano in un punto e di bocca in bocca percorrevano il lungomare colorato e popolato. 

Il secondo diversivo era sotto gli occhi di tutti e non aveva bisogno di presentazioni. Sovrastava il bel golfo con la sua minaccia di for­marsi da un momento all'altro come un piccolo prodigio di acqua, aria e luce e di piombare in un punto per sconvolgerlo con la sua violenza di breve durata e di misteriosa combinazione.
Dietro le sponde di folla c'era un via vai agitato di addetti ai lavori, di irrequieti e di piccoli profittatori. Il ricambio degli spettatori era inoltre assicurato dalle incombenze personali.
Durante la notte si era fatto il possibile per tirare in secco il mag­gior numero di barche che ora stipavano disordinatamente le spiagge riparate.
Ma altre ne restavano in balia del vento e delle ondate. Le bandiere sventolavano e sferzavano l'aria con frequenti schiocchi. Le sartie metalliche dei « 4 e 70 » dei « flying junior » si contorcevano sibilando
attorno agli alberi cui erano imprigionate.
Erano spuntati i binocoli e le macchine fotografiche.
Avvolti nei loro maglioni i più spiritosi si esibivano in commenti e in pronostici.

Anch'io mi ero dato da fare per salvare una barca più che altro attirare l'attenzione su di me di una misteriosa ragazza che certame: era sulla sponda. La giornata era trascorsa così, nell'attesa. 
Alcuni erano partiti in passeggiata per salire sul monte e di la vedere lo spettacolo del mare in burrasca, il paese e il golfo piccolo piccolo e formicolante di interessanti dettagli rivelati dalla eccezion luminosità.
E così si era fatta sera e poi notte. Molti si preparavano a bivacca sulla passeggiata per vedere un po' come sarebbe andata a finire. Ce una tensione alimentata da quel tanto di emergenza che basta ad ed tare gli animi.
Quando saltò la luce, che però non tardò a ritornare, io ero in strada. Ed ero vicino ad « un signore dal viso affilato ». Quando si accorse che lo avevo notato .mi si avvicinò e mi chiese se ero così gentile imprestargli una lampadina a pila per aiutarlo a trovare la chiave casa che gli era caduta sotto la panchina durante il momento di buio e dove ora la luce non arrivava ad illuminare.
Avevamo fatto conoscenza e lo invitai sul terrazzo di casa mia. « Ho avuto occasione, disse, di osservarla questa mattina nel suo tentativo di portare in salvo quel piccolo motoscafo che poi si è s sciato. Peccato, ora vedremo come andrà a finire con le altre barche e se qualcuno si deciderà a partire e prendere il largo per raggiunge un porticciolo capace.
Ma non è di questo che volevo parlarle. Volevo dirle che ho avuto occasione di osservarla nei giorni scorsi e mi ha incuriosito il si interesse per una certa ragazza. E oggi ho gustato la sua piccola esibizione e il lodevole tentativo di suscitare l'attenzione della misteriosa persona.

Anch'io l'ho tenuta d'occhio attratto dalla sua personalità e dal sua bellezza. E mi sono chiesto il perché del suo strano modo di fare camminare da sola come un gatto, sbandando e procedendo in тощ serpentino e dare un saluto di qua e uno di là ai ragazzetti che contra. Sembra conoscere tutti qui e forse è proprio di qui. San cielo quanto è bella. Passa di qui ogni giorno alle 15 e scende ai spiaggetta di pietre tonde che si vede dalla strada lungomare. Arriva sempre da sola, prende il sole, poi si mette a giocare nell'acqua с un gruppetto di ragazzi e ragazze. Alle 19 è di ritorno e fa la strada in senso inverso, ma è sempre sola e sembra che scappi о debba correre da qualcuno. Cammina svelta con un viso serio e sottile e i suoi occhi lampeggianti dopo le ore di sole che le hanno ricucito la pelle. 5Ì; è alta e mi domando perché porta gli zoccoli con i tacchi. È forse per questo che cammina un po' gobba. Tutto questo mi viene in mente, la ragazza, il maremoto, lei, il fermento di queiFoggi, in relazione ad un episodio accadutomi tanti anni fa al mio paese.

Quella notte, come centinaia di altre notti, gli abitanti di San Leonardo pavese, che è a due passi dal ponte della Becca dove il Ticino si unisce al Po, non avevano mai chiuso occhio, me compreso: sempre pronti a controllare il livello del fiume. Lì infatti era stata raggiunta l'altezza massima delle acque: 6,07 alle 20 della sera prima, un colmo che però non era "stato più superato nelle successive ventiquattr'ore... Il livellò del Po stava crescendo verso il Polesine alla media di 7 cm all'ora. All'idrometro di Castelmassa, Rovigo, aveva raggiunto tre metri e venti centimetri; l'anno prima durante la piena più forte del secolo erano stati toccati i 3 e 40. L'arrivo nel Rodigino dell'on­data di piena era prevista per quella notte. La situazione avrebbe potuto sdrammatizzarsi col miglioramento del tempo, ma i tecnici del genio civile di Rovigo erano preoccupati a causa della pioggia che continuava a cadere su buona parte del Nord d'Italia e sugli Appen­nini. Se gli affluenti avessero rovesciato nel Po più acqua di quanta non ne avevano versata negli ultimi giorni si prospettavano ore ter­ribili. C'era qualche speranza che questo non si verificasse. A Valenza, cioè nella zona più devastata, il fiume stava calando con una certa regolarità: alle 14 il livello sopra guardia era fisso a quota 3,98, alle 16 a 3,91, alle 17 a 3,85. Ma qual era la radiografia esatta degli oltre 400 chilometri di argini del Po? Avrebbero resistito all'ondata di piena? Gli argini golenali stavano per essere superati, ma il fatto non era preoccupante, assicuravano a Parma i tecnici della Magistratura del Po. Ma c'era il Ticino, gonfio d'acqua, che metteva paura. E la pioggia non accennava a smettere. Al Ponte della Becca il regime segnalato era di quasi 9 mila metri cubi... La gente non si fidava più delle assicurazioni dei tecnici e stava sveglia, passava la notte sugli argini a controllare Po.

Bene, io ero tra la folla sugli argini del Po, come ora è lei qui. Non eravamo in villeggiatura, non eravamo in vacanza perché era autunno. Ma era come essere in vacanza e poi ero giovane. Tra la folla c'era una ragazza che mi interessava e che guardavo come ora lei guarda quella di cui parliamo.

Accadde che c'era bisogno di legna. Fu lei a chiedermi: mi dai un» mano? Rivolgendosi proprio a me.
Andammo insieme ad una legnaia che lei conosceva. C'era molto fan. go, era buio ed io ero emozionato. Dentro alla legnaia lei mi si butta al collo.
- Ma che fai? - dico io.
- Stai zitto e mettiti giù! -
Non scorderò mai i suoi occhi e il suo bacio.
Ma basta. Quello che volevo dirle è questo: guardi che quella ragazza, quando lei è tornato dal tentativo, le ha sorriso. E se ripasserà da qui la notte è ancora lunga e piena di emozioni, vi rivedrete... Auguri... », Su questo si alzò e se ne andò.
Io scesi sul lungomare, agitato dalle parole del signore col giornale e la giacchetta a vento.
Rimasi a guardare intorno e mi accorsi con stupore che la strada nel frattempo si era spopolata ed era quasi deserta. In effetti il vento era molto calato e tendeva ancora a calare. Mi resi subito conto che la pos­sibilità di emergenza e di passare una notte di promettente agitazione erano improvvisamente e definitivamente svanite. Peccato.


E pensai se non avevo ormai perso l'occasione di cui mi parlava i signore col giornale e se forse non mi aveva un po' beffato con il suo racconto. Pensai e ricercai nei dettagli della giornata, se avevo trasoí
rato un sorriso della misteriosa ragazza e un suo cenno di invito o se altri erano stati più fortunati di me. Poi mi persi nei pensieri delle situazioni di emergenza che conoscevo o di cui avevo sentito parlare...
Gli amori nati durante i bombardamenti.
Le libertà accelerate nelle attese della fine del mondo.
L'allegra promiscuità favorita dalle operazioni di salvataggio e di pulizia tra i giovani che erano andati a dare una mano volontaria a Firenze dopo l'alluvione...
Gli amori nati nella confusione del « black-out » di New York, o memorabili incontri negli affollati e agitati alberghi di New York tra la gente costretta a fermarsi in città per una grande bufera di neve impossibilitata a rientrare a casa per l'impraticabilità delle strade e blocco dei servizi pubblici di trasporto.
E pensai che l'estate era ancora lunga, e che ci sarebbe stata un'altra libecciata e allora anch'io avrei avuto la mia buona occasione dando retta ai consigli del signore col giornale.

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