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CAPIRE E COMBATTERE LO STEREOTIPO

lunedì 16 giugno 2014

a cura di Prof.ssa Chiara Giaccardi
Cercheremo in questo argomentodi mettere a fuoco dei concetti fondamentali per comprendere le dinamiche comunicative della contemporaneità e in particolare il concetto di STEREOTIPO, PREGIUDIZIO, ETNOCENTRISMO ed IL RAZZISMO.

Riassumendo e concludendo 
  • La comunicazione interculturale è ormai INEVITABILE.
  • In questo argomento conclusivo, verrà inquadrato il problema dello STEREOTIPO, alla radice di alcuni fra gli scogli più grossi di questo tipo di comunicazione, quali il Pregiudizio. l'ETNOCENTRISMO ed il Razzismo.

LA PERCEZIONE
La percezione del mondo esterno, non è una mera registrazione di dati , quando percepiamo il mondo esterno, attribuiamo maggiore o minore rilevanza agli stimoli che riceviamo, ad esempio ad un incrocio, prestiamo maggiore attenzione alla luce del semaforo che al colore delle imposte della casa , li di fronte. In altre parole sottoponiamo gli stimoli a selezione. Questa celebre immagine dimostra quanto gli spostamenti di attenzione possono essere significativi.
 

PROCESSI DI SELEZIONE
La percezione, non è dunque un processo di pura registrazione di stimoli ma un processo selettivo. Questa selettività si articola, in realtà, in una serie di aspetti, che cerchiamo adesso di identificare:
  • Innanzi tutto subentra già a livello delle ESPOSIZIONE AGLI STIMOLI, noi non ci esponiamo in maniera uguale a tutti gli stimoli, ma cerchiamo di esporci agli stimoli che in qualche modo ci sono già famigliari, e già questo costituisce un primo imbuto, che restringe la quantità di stimoli che ci raggiungono.
  • Una seconda fase della selettività riguarda L’ATTENZIONE. Generalmente noi siamo portati a prestare attenzione soprattutto agli stimoli che rafforzano le nostre convinzioni, più che quelli che le mettono in crisi, in questo senso la nostra ATTENZIONE è SELETTIVA e guidata dall’idea del rafforzamento delle nostre convinzioni.
  • Infine, anche la memoria, ciò che noi conserviamo degli stimoli che ci hanno raggiunto, è selettiva, generalmente tendiamo a ricordare gli stimoli piacevoli, quelli che hanno rafforzato le nostre convinzioni, o quelli che ci hanno prodotto una sensazione di piacevolezza , mentre tendiamo a rimuovere o a dimenticare, gli stimoli che hanno generato delle sensazioni negative. In questo senso possiamo dire che il processo di selezione è finalizzato a conservare e a rafforzare gli elementi identitari del soggetto.

    PROCESSI DI SELEZIONE
     
  •  Esposizione selettiva (proporzionale alla FAMILIARITÀ)
  • ATTENZIONE SELETTIVA (proporzionale al RAFFORZAMENTO delle posizioni già presenti nel soggetto) 
  • RITENZIONE SELETTIVA (proporzionale al piacere o alla gratificazione) --->Selezione tesa a conservare e rafforzare.
 
LA GATEGORIZZAZIONE
Dopo aver selezionato gli stimoli, li inseriamo in categorie, che vanno da MACRO-CATEGORIE come buono, neutrale, cattivo, che raccolgono una infinità di stimoli, quali persone, cose o concetti, a MICROCATEGORIE come gli oggetti della mia auto, o i piatti della cucina orientale che mi piacciono.

RISCHI DELLA GATEGORIZZAZIONE
Del processo di categorizzazione , è un processo fondamentale, per ridurre la complessità degli stimoli che ci raggiungono , questo processo presenta altresì dei rischi dai quali bisogna guardarsi. Il rischio fondamentale è quello di reificare le categorie, cioè ritenerle non tanto degli strumenti di semplificazione, di riduzione della complessità, quanto dei fatti in se, dimenticando che le categorie sono degli schemi di classificazione che hanno una base sociale molto forte oltre che una base percettiva.

RISCHI DELLA CATEGORIZZAZIONE
  • REIFICAZIONE della categoria
  • Eliminazione dell'origine sociale della categoria
  • La categoria diventa un FATTO in sè   

PERCEZIONE DEL MONDO E CULTURA


  • SELEZIONE, CATEGORIZZAZIONE e INTERPRETAZIONE sono processi che hanno luogo all'interno di CORNICI diverse da soggetto a soggetto e da CULTURA a CULTURA.
  • La percezione del mondo è pertanto CULTURALMENTE INFLUENZATA.

Dopo aver selezionato e categorizzato gli stimoli, li interpretiamo, ossia diamo loro un senso, inseriamo gli stimoli e le categorie nelle quali li abbiamo inseriti, all’interno delle nostre cornici interpretative, le mettiamo in relazione e ne valutiamo l’impatto sulla nostra vita.

GRUPPI PERCETTIVI
La condivisione di schemi categoriali analoghi, produce delle somiglianze di percezione, di modi simili di vedere, di interpretare il mondo, e si dice che persone che condividono questi modi simili di vedere, di interpretare il mondo costituiscono dei gruppi percettivi. I gruppi in generale si caratterizzano e rafforzano la loro identità a partire dal modo comune di interpretare il mondo. Naturalmente queste modalità di interpretare il mondo possono essere più o meno sensibili al cambiamento, quando un modo di interpretare il mondo, una categoria che ci serve per classificare la realtà
diventa insensibile e impermeabile alle evidenze che potrebbero contraddirla, si parla di STEREOTIPO.

LO10.04 – LO STEREOTIPO SECONDO DIDOT

FIRMIN DIDOT
La parola STEREOTIPO trova la sua origine nel greco: stereòs significa “rigido” e “tùpos” significa “impronta”. Il termine viene inventato nel diciannovesimo secolo da Firmin Didot, discendente di una illustre famiglia di stampatori, per identificare i clichès utilizzati per la stampa seriale.

LO10.04A – LO STEREOTIPO SECONDO LIPPMAN

WALTER LIPPMAN
E' il filosofo politico Walter Lippman nel saggio “L'Opinione Pubblica”, del 1922 a traghettare il termine nelle scienze umane per indicare un “pensiero già pensato”, un irrigidimento delle categorizzazioni nelle quali inseriamo gli stimoli, trasformate in immagini non-negoziabili. Queste immagini vengono fornite già pronte dal contesto sociale, e funzionano da “economizzatori cognitivi”, ossia riducono la complessità del mondo ad un insieme di elementi semplici e maneggevoli. Lippman si esprime così: “Inevitabilmente, le nostre opinioni coprono uno spazio più esteso, un lasso di tempo più largo ed un numero di cose maggiore di quanto possiamo direttamente osservare. Esse devono pertanto essere costruite attraverso ciò che è riferito da altri e ciò che costruiamo attraverso l'immaginazione. NElla maggior parte dei casi, noi non vediamo prima e definiamo poi; PRIMA definiamo e POI vediamo. Nell'immensa, fiorente e stordente confusione del mondo noi selezioniamo ciò che la nostra cultura ha già definito per noi, e tendiamo a percepire ciò che abbiamo selezionato nella forma stereotipizzata per noi dalla nostra cultura."

LO10.04B – FUNZIONI DELLO STEREOTIPO

Lo stereotipo ha quindi una funzione utile nella comunicazione, serve a CATEGORIZZARE gli individui sulla base di caratteristiche visibili, evidenti, quindi serve a rendere più semplice la comunicazione. Il processo di categorizzazione, è un processo normale, non patologico, e diventa patologico quando l’evidente esterne non sono in grado di farci modificare questa immagine semplificata.

Funzionamento dello stereotipo
  • CATEGORIZZARE gli altri individui sulla base di caratteristiche altamente visibili.
  • ATTRIBUIRE un insieme di caratteristiche all'insieme dei membri della categoria.
  • ESTENDERE queste caratteristiche a CIASCUN individuo membro di quella categoria.
 
In questo modo si innesca , appunto, la dimensione più patologica dello stereotipo che consiste nell’ATTRIBUIRE a tutti i membri di questa categoria , le caratteristiche che lo stereotipo mette in evidenza e di ESTENDERE a ciascun membro queste caratteristiche, anche a prescindere dall’evidenza esterna, anche a prescindere dalle evidenze che smentiscono tali caratteristiche.
Possiamo quindi cercare di riassumere le funzioni dello stereotipo intendendolo da un lato come:
  • ECONOMIZZATORE cognitivo, cioè uno strumento per ridurre la complessità degli stimoli che ci investono e quindi per rendere anche più semplice la possibilità di comunicare con gli altri soggetti. In questo senso, lo definiamo come
  • FLUIDIFICANTE della comunicazione, ci esime dalla necessità di, continuamente, spiegare che cosa intendiamo quando facciamo riferimento a certi termini a certe categorie.
  • Ha anche, però, lo stereotipo una funzione identitaria, serve a PROTEGGERE le posizioni del soggetto perchè le persone si affezionano al loro modo di categorizzare e di interpretare la realtà. Quindi lo stereotipo ha anche una valenza in un certo senso affettiva , una valenza identitaria.
  • E in questo senso funziona da DEMARCATORE tra i gruppi , ogni gruppo ha un suo modo di classificare la realtà esterna che si contrappone a quello degli altri gruppi. In questo senso lo stereotipo può funzionare da strumento di esageratore dell’identità , sia accentuando le caratteristiche negative dei gruppi esterni, sia accentuando le caratteristiche positive del proprio gruppo.
FUNZIONI DELLO STEREOTIPO
  • ECONOMIZZATORE cognitivo (riduce la complessità del mondo)
  • FLUIDICANTE della comunicazione (viene lasciato implicito, e non necessita essere spiegato)
  • Strumento di PROTEZIONE DELLE POSIZIONI del soggetto
  • DEMARCATORE fra ingroup ed outgroup, attraverso una ESAGERAZIONE DELL'IDENTITA'

LO STEREOTIPO APPLICATO ALL’ETNIA
L’esagerazione delle caratteristiche positive del proprio gruppo di riferimento, può anche essere definita come ETNOCENTRISMO che consiste nel mettere se stessi , il proprio gruppo, al centro nel proprio universo di riferimento, al centro del proprio sistema categoriale. L’etnocentrismo favorisce appunto, l’esagerazione delle proprie caratteristiche positive e l’esagerazione delle caratteristiche negative degli altri gruppi. L’etnocentrismo può fondare la base del razzismo, può costituire insieme allo stereotipo quel nucleo cognitivo che poi favorisce atteggiamenti che non sono soltanto ,cognitivi di classificazione, ma che sono anche attivi di atteggiamento di azione nei confronti dei gruppi diversi dal proprio. Il razzismo consiste nella gerarchizzazione dei gruppi sociali sulla base della loro appartenenza razziale.

LO STEREOTIPO APPLICATO ALL'ETNIA
  • Favorisce l'ETNOCENTRISMO, attraverso l'attribuzione di caratteristiche NEGATIVE all'outgroup
  • In questo modo fonda i presupposti del RAZZISMO, ossia della gerarchizzazione degli esseri umani sulla base della categoria " razza".  



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