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IL GENERE BUCOLICO DEL '400

lunedì 30 giugno 2014

La letteratura di genere bucolico (dal greco boukolikós, 'pastorale, derivato di boukólos, pastore di buoi") o pastorale è assai diffusa nel mondo classico: suo inventore può essere considerato il greco Teocrito che, nel III secolo a. C., scrive idilli (“quadretti") nei quali pastori e contadini, sotto la cui maschera spesso si celano l'autore e i suoi amici, esaltano la vita della campagna. Il capolavoro del genere sono le Bucoliche di Virgilio (dette anche, Egloghe (il termine deriva dal greco eklégo, "scelgo", e significa “poesie scelte”).
Jacopo Sannazaro, il massimo autore del genere, si ispira a tali modelli ed anche, soprattutto per le soluzioni strutturali, all'Ameto di Boccaccio, stampato per la prima volta proprio nel 1478, poco prima che lo scrittore napoletano desse inizio alla propria opera.
Nel genere bucolico, fin dalle origini classiche sì manifesta la nostalgia della campagna intesa come luogo sereno e ameno in contrapposizione alla complessa e caotica vita della città: solo nel recupero quattrocentesco e cinquecentesco del filone pastorale tale aspetto viene però enfatizzato ed affiancato da nuove caratteristiche, la più evidente delle quali è la presentazione del mondo agreste - sempre più popolato di ninfe e figure mitologiche grazie al recupero della tradizione greco-latina consentito dall'Umanesimo- come luogo di vita semplice e secondo natura, lontano dal potere con i suoi intrighi, inganni, ambizioni e feroci rivalità. D'altro canto, e contraddittoriamente, sia nella veste dell'egloga che in quella della rappresentazione teatrale bucolica, il mondo cortigiano raffigura nelle opere pastorali anche se stesso, travestendo aspirazioni e personaggi reali delle corti sotto le maschere senza tempo delle ninfe e dei pastori (per Virgilio, invece, la nostalgia della campagna era rimpianto per un'infanzia realmente trascorsa nei campi). In sostanza, il genere pastorale umanistico-rinascimentale è uno strumento per rappresentare, in modo velato, sogni, passioni amorose, desideri, vizi e rivalità di letterati, cortigiani e principi. I pastori e i contadini delle opere bucoliche ben poco hanno a che fare con i veri pastori e contadini dei tempo, abbrutiti dalla fame e dalle guerre.
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