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Il motivo pastorale nella musica: Dall'Impressionismo a oggi

giovedì 26 giugno 2014

Ritroviamo, nella seconda parte del secolo, delle Pastorali per organo. Molto nota è la Pastorale Op. 19 (1866) di César Franck, ove si riprende la tradizione della musica natalizia: il brano si apre con una sezione solenne e di grande sonorità  (Andantino) : alcuni accordi molto gravi portano a un passaggio molto più mosso , e infine viene ripresa, nella sezione finale, il tema introduttivo. Una Pastorale per organo scrisse anche Max Reger (nei 12 Stücke per organo op. 59, del 1901 ). Anche la tradizione della musica pastorale non religiosa sopravvive nella seconda metà del XIX secolo: una testimonianza fra le tante (forse innumerevoli) è il seguente passaggio per piano di F. Liszt, intitolato appunto Pastorale e contenuto nella prima raccolta degli Années de Pèlerinage: Suisse, pubblicata nel 1855 (anche se la composizione del brano è anteriore di una ventina d'anni) : la stessa raccolta contiene anche un brano intitolato Eclogue, in cui una melodia calma e serena contribuisce a creare un'atmosfera un po' rarefatta e sognante .
Ma tra tutti va citato in modo particolare il Prélude à l'après-midi d'un faune di Cl. Debussy. Composto nel 1892 e presentato nel 1894 (ma l'orchestrazione fu ritoccata) in anni successivi (1908), si ispira, come dice esplicitamente il titolo, a una poesia di Stefano Mallarmé. Debussy è il maggior esponente dell'Impressionismo musicale: con una tecnica che ricorda un po' quella dei pittori impressionisti, la musica sembra esprimersi più con macchie di colore che coi tratti di un disegno nitido e organicamente concepito. Apparentemente si ha la dissoluzione di ogni forma classica: tanto sul piano melodico quanto sul piano dell'armonia e della costruzione, più che secondo un piano prestabilito la musica sembra procedere a sbalzi, descrivendo le impressioni del momento più che seguendo un disegno organico. I contemporanei rimproverarono spesso a Debussy questo carattere apparentemente frammentario e quasi anarchico della sua musica: in realtà questa musica procede secondo schemi formali e costruttivi semplicemente diversi da quelli tradizionali, e a chi gli rimproverava che il Prélude à l'après-midi d'un faune non seguisse un disegno preciso, Debussy rispondeva che aveva composto questo brano secondo un'architettura che si fondava su travi portanti ben precise, solo che lui stesso le aveva nascoste fino a renderle invisibili. L'organico orchestrale è costituito da: 3 flauti (di cui il primo interviene spesso come solista), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 arpe, cimbali ("cymbales antiques") e archi; come si vede, un organico che, pur nella sua ampiezza, fa uso parco di ottoni e di percussioni, sottolineando con ciò il carattere elegiaco del brano. Lo spunto iniziale (e fondamentale) del brano è costituito da un passaggio di quattro battute enunciato dal primo flauto subito all'inizio: si tratta di un motivo altamente suggestivo, col suo cromatismo, con le sue variazioni ritmiche, col suo carattere ondeggiante sia nel disegno musicale sia nella sonorità

Subito dopo l'esposizione inizia lo sviluppo, che vede inizialmente protagonisti legni, corni e arpa: si tratta di una musica che ha fin dall'inizio una gran suggestione, coi suoi richiami sonori, coi suoi silenzi, con le sue evocazioni . Anziché fare appello alle masse orchestrali, Debussy preferisce esplorare le potenzialità espressive delle varie sezioni dell'orchestra o dei singoli strumenti (anche all'interno degli archi i vari gruppi di strumenti sono spesso divisi e ad alcuni vengono affidati lunghi passaggi solistici), richiamandosi espressamente alle innovazioni e alle esperienze della tradizione francese (Berlioz) e ottenendo effetti di grande efficacia, con pennellate calde e carezzevoli alternate a passaggi esangui e carichi di sensualità . Il ritmo si fa ora più serrato ora più molle e calmo, e il tema iniziale viene più volte ripreso con variazioni sempre nuove, passando attraverso diversi strumenti, fino ad essere riproposto dall'oboe, con valori ritmici diversi e variato nella parte conclusiva, poco prima della fine . Le indicazioni via via proposte di retenu, très retenu, très lent et très retenu jusqu'à la fin dànno l'idea del carattere sempre più languido con cui il brano si avvia alla conclusione.
Composizioni che si richiamano alla tradizione pastorale si trovano anche nella musica del XX secolo.
Un brano di notevole interesse è la Sinfonia pastorale op. 49 di Darius Milhaud (1892-1974): questa composizione costituisce la seconda delle tre "Sinfonie per piccola orchestra" del compositore. Nato in Francia (ad Aix-en Provence), ma trasferitosi ancora giovane negli Stati Uniti, D. Milhaud fu autore molto produttivo nell'ambito sia della musica sinfonica sia della musica da camera sia della musica lirica. Partecipe di correnti musicali che tentano un'espressione musicale meno vincolata alle regole dell'armonia classica, in molti suoi brani si percepisce anche un influsso della musica jazzistica statunitense. Scritta in giovane età nel 1918, la Sinfonia pastorale si compone di tre movimenti (Joyeux , Calme , Joyeux ): in modo particolare il secondo presenta un'atmosfera molto suggestiva e giustifica l'intitolazione di pastorale. Dello stesso Milhaud è anche una Fantasia Pastorale per pianoforte e orchestra (o due pianoforti) op. 188.
Dal medesimo ambiente artistico da cui provenne Milhaud (Les Six) proviene anche Arthur Honegger, la sua Pastorale d'été è un breve poema sinfonico per archi, legni e corno scritto nel 1920. Sullo sfondo di un motivo grave e insistito, che si ripete per tutto il corso del brano, il corno espone una melodia molto calma e suggestiva . Con una serie di effetti orchestrali di rara intensità il compositore riesce a descrivere la calma e la serenità di un pomeriggio estivo.
Altra pagina di grande suggestione è la Pastorale. Canzone senza parole per violino e quartetto di fiati del compositore russo Igor Stravinskij (1882-1971) . Un passaggio initolato "Pastorale" si trova anche nell'Histoire du soldat (1918) .
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