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LA LINGUA SETTORIALE DELLA MODA

giovedì 5 giugno 2014


La lingua che serve a descrivere la moda differisce notevolmente dalla lingua comune. Prima di concentrarsi sul lessico concreto importato dal francese, si abbozzeranno schematicamente i tratti caratteristici dei „sottocodici“ e più specialmente della lingua delle riviste di moda.

Alberto Sobrero nel suo lavoro sull’italiano contemporaneo riporta la definizione di Gaetano Berruto riguardante i sottocodici: „varietà diafasiche caratterizzate da un lessico speciale, in relazione a particolari domini extralinguistici e alle corrispondenti aree di significato“1. Secondo tale definizione, i sottocodici che Sobrero chiama „lingue speciali“, sono le variazioni della lingua legate a particolari settori e discipline, per esempio la medicina, la fisica, lo sport, ecc., con un lessico specialistico.

In seguito, il linguista si pone la questione se le lingue speciali siano affatto delimitabili, perché molte di esse si trovano nella zona di confine con la lingua comune, per esempio il linguaggio dei critici d’arte o, appunto, la lingua delle riviste di moda.2 Un altro problema concerne la terminologia: i sottocodici, per cui Sobrero usa il nome „lingue speciali“, vengono chiamati da altri linguisti come „microlingue“, „linguaggi speciali“, „linguaggi specialistici“, „linguaggi settoriali“3. Per lo scopo del presente lavoro si mantengono i termini di Sobrero.

Le lingue speciali possono essere divise in „lingue specialistiche“ e „lingue settoriali“. La caratteristica principale delle prime è quella di avere un lessico specifico e le norme particolari di struttura testuale e di formazione dei neologismi. Le lingue specialistiche riguardano le discipline ad alto grado di specializzazione e servono a un discorso o testo scientifico-tecnico che risponde ai criteri di precisione, oggettività, esatezza, neutralità emotiva, assenza di ogni ambiguità, densità di informazione ecc. Le lingue specialistiche ricorrono spesso a prestiti non adattati o a calchi, formano neologismi, sigle e acronimi ed utilizzano unità lessicali dalla lingua comune però con un significato diverso. È diffuso il fenomeno di deverbalizzazione. Per i testi scientifici è caratteristica alta densità semantica, uso del passivo e delle forme impersonali e pure uso ridotto delle preposizioni subordinati.4

Le lingue settoriali riguardano invece settori non tanto specialistici. Si tratta ad esempio della lingua della pubblicità, della politica, dei giornali ecc. Le lingue settoriali non dispongono di un lessico specifico e si diffondono per lo più tramite i mezzi di comunicazione di massa, i testi e i discorsi poi sono destinati a un’utenza molto più ampia delle lingue specialistiche.5

Secondo la divisione proposta da Sobrero, il linguaggio della moda apparterrebbe all’„insieme“ delle lingue settoriali, perché si trova molto vicino alla lingua della pubblicità o dei giornali, è diffuso attraverso i mass media ed è destinato ad ampio pubblico, pur avendo anche alcuni tratti delle lingue specialistiche, come si vedrà negli esempi concreti del capitolo seguente, per esempio la frequente nominalizzazione o l’uso diffuso dei prestiti non adattati.

NOTE
1 Alberto A. Sobrero, Introduzione all’italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, Roma, Editori Laterza 2008, p. 237.
2 Cfr. Alberto A. Sobrero, op. cit., p. 238.
3 Ibidem.
4 Cfr. Alberto A. Sobrero, op. cit., pp. 239-250.
5 Cfr. Alberto A. Sobrero, op. cit., p. 239.
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