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LA VERA STORIA DI BABBO NATALE, Mario Franco Carbone

giovedì 5 giugno 2014


C'era una volta un uomo che, guarda caso, si chiamava Natale. Costui aveva sempre desiderato avere dei figli (appena sposatosi, si era affrettato a procurarsi un robusto randello per educare i suoi pargoli), ma non ne erano venuti. Degli amici gli avevano consigliato di adottare un bambino del Terzo Mondo, ma anche questo non gli era stato consentito (forse anche perché, quando gli dicevano che al momento non era disponibile nessun negretto, lui invariabilmente chiedeva: -E non avreste per caso un criceto?-).
Erano passati molti anni quando, in occasione delle festività natalizie, il signor Natale e sua moglie decisero di fare le "vacanze intelligenti". Ben presto, i due incauti si ritrovarono sperduti dalle parti del Polo Nord, mezzi morti di fame e di freddo.
-Turisti fai-da-te? No Alpitour? Ahi ahi ahi ahi!- dissero due esquimesi che passavano di lì su una slitta a motore.
-Mondo cane, avremmo potuto farci dare un passaggio!- esclamò la moglie del signor Natale, quando ebbe finito di inveire contro i due esquimesi... Ma ormai essi si erano allontanati (particolare interessante: i due esquimesi erano di dimensioni assai differenti. L'esquimese piccolo era figlio dell'esquimese grande, ma l'esquimese grande non era il padre dell'esquimese piccolo! Come è possibile? Io non ve lo dico: cercate di capirlo da soli!).
I due ripresero quindi a tremare e battere i denti, rimpiangendo lo smog e gli scippi della metropoli. Qualche ora dopo, passarono di lì quattro loschi figuri (tutti di statura molto bassa) a bordo di una slitta a motore.
-Chi sono questi due str... anieri?- chiese uno di loro.
-Che c... aspita ne so!?- fece un altro (nota dell'autore: le frasi dette dai personaggi di questo racconto sono state in certi casi modificate per motivi di censura).
-Questi str... anieri potrebbero fare al caso nostro.- osservò un altro di loro, fermando la slitta.
-E quelli cosa sono? Dei nani? Degli gnomi? Dei puffi? Dei lillip...- disse sottovoce la signora.
-Stai zitta, se no quelli si arrabbiano e ci lasciano qui!- la sgridò il marito.
-Salve, io sono Antonio Elfi, e questi sono i miei fratelli.- disse uno dei tappetti, che aveva una faccia patibolare da far spavento -Avete mai guidato delle renne o degli aerei?-
-Beh, renne no, ma un tempo guidavo un aereo.- rispose Natale (effettivamente, in passato aveva pilotato un piccolo aereo per trasportare dei carichi di cocaina).
-Bene, allora puoi esserci utile. Come ti chiami?- disse il nanerottolo.
-Natale Habetswallnerstein.-
-Natale... che? Vabbè, vuol dire che ti chiameremo Babbo Natale. Vieni con noi.- disse il tappetto, che l'aveva subito preso in simpatia.




-Ed io?- fece la signora.
-Beh, tu puoi fare la Befana.- disse un altro degli Elfi, dopo averla guardata attentamente.
-Sei bello tu!- ribatté la donna, indispettita.
I sei presero posto a bordo della slitta.
-Dove andiamo?- si informò Natale -Io ho una certa fame: non ci sarebbe qualcosa da mangiare?-
-Come no?! Dove stiamo andando c'è un sacco di roba da mangiare! Ti piacciono i dolci?- disse Antonio Elfi.
I sei raggiunsero un enorme edificio, situato esattamente al Polo Nord. Entrarono. Vi erano complessi macchinari che producevano a getto continuo torroni, rococò, mostaccioli, caramelle ed altri dolciumi.
-Bello, vero? E' tutto automatico!- disse il più brutto degli Elfi, che si chiamava Giovanni. Prese un torrone, lo spaccò con un pesante martello e ne diede un pezzetto a Natale.
-Porco boia, ma che è 'sta roba? A momenti mi rompevo un dente!- si lamentò il malcapitato. -E' tutto così il vostro torrone?-
-Oh, no! Ne abbiamo anche di un altro tipo: molle, appiccicoso e molto ricco di zucchero.-
Poi gli Elfi condussero i nuovi venuti in un capannone vicino, di dimensioni minori, dove venivano fabbricati vari tipi di giocattoli: bambole, soldatini, mitragliette ad acqua ed anche giochi educativi come "Tangentopoli" e "Il piccolo spacciatore".
-Bello questo! A quanto lo vendete?- chiese Natale, prendendo in mano un bambolotto dalla testa pelata (se gli si alzava il braccio destro, il pupazzo urlava degli slogan nazisti).
-Non hai capito un c... avolo, amico.- rispose Giovanni Elfi, sogghignando. -Noi i dolci e i giocattoli non li vendiamo. Abbiamo intenzione di regalarli!-
-Ma siete matti? E perché mai?-
-Beh, come avrai notato, questa roba fa veramente schifo. Nessuno si sognerebbe di comprarla.-
-D'accordo, ma che convenienza avete a regalare queste cose? E a chi le regalate? Forse a qualche ministro, per ottenere degli appalti?-
-No, niente ministri. E' tutto destinato ai bambini.-
-Non vedo cosa ci sia da guadagnare a regalare giocattoli e torroni ai bambini.- osservò Natale.
-Beh, c'è chi ci paga, ovviamente. Gradisci una caramella mou? Le fabbrichiamo noi, sono a base di zucchero e colla a presa rapida.-
-No, grazie.-
-Non capisco.- fece la signora, tentando di mangiare un mostacciolo che sembrava una pietra -Chi ci guadagna se i bambini si abbuffano di dolciumi?-
-Ma i dentisti, naturalmente! Questa robaccia farà polpette dei denti di quei piccoli stupidi.-
-E che c'entrano i giocattoli?-
-Niente, servono solo a confondere le idee.-
-Che bisogno c'era di fabbricare queste cose al Polo Nord?- chiese la signora Habetswallnerstein.
-E' il posto migliore.- spiegò Giovanni Elfi -Non si pagano tasse, il terreno non costa niente e non viene nessuno a romperci le scatole.-

Poi gli Elfi condussero Natale e consorte in una stalla, dove c'erano degli strani animali.
-Cooosa?! Delle renne con le ali?! Non ho mai visto una cosa del genere!- esclamò il nostro eroe.
-E scommetto che non hai mai visto nemmeno i pomodori che hanno la consistenza delle patate, e le piante che al buio emettono luce. E' incredibile quello che si può fare con l'ingegneria genetica!- disse Antonio Elfi.
-Una slitta trainata da queste renne volanti è un ottimo mezzo di trasporto.- spiegò Giovanni Elfi -E' veloce e non consuma benzina. Si deve solo dar da mangiare alle renne: è molto più economico.-
-Queste renne le userai tu, caro Babbo Natale,- disse Ugo Elfi, il più basso della famiglia -per portare i nostri doni ai bambini. Entrerai nelle case attraverso i camini, depositerai i regali e andrai via.-
-Un momento: questa roba non la possiamo spedire per posta?- obiettò Natale -Che bisogno c'è di andare in giro con queste benedette renne?-
-Serve a fare più scena, ed a confondere maggiormente le idee. E' essenziale che nessuno capisca lo scopo di questa operazione.-
-Questo è proprio il momento giusto.- disse Alvaro Elfi, che era il più cattivo dei quattro -Si è deciso di effettuare la distribuzione nel periodo natalizio, perché questo è il periodo in cui i dentisti hanno più spese, e quindi devono guadagnare di più.-
-Ma io non posso trasportare da solo tutta questa roba in pochi giorni!- osservò Natale.
-Se l'operazione avrà successo, in seguito assolderemo altra gente.-
-Quest'idea di passare per il camino, però, mi sembra davvero balzana!-
-E' un'ottima idea, invece: molti mettono l'antifurto alle porte ed alle finestre, ma nessuno lo mette mai al camino.-
-Ma quanta gente credete che abbia un camino, al giorno d'oggi?-
-Più di quanta tu pensi, Babbo!-
-C'è ancora una cosa che non mi è chiara: una volta entrato in una casa, perché mai dovrei limitarmi a depositare i doni e andare via? Non potrei fare piazza pulita?-
-Fanne a meno.- ribatté uno degli Elfi -Il piano è perfetto così. Faremo un sacco di soldi, e nessuno potrà accusarci di niente!-
-E come la mettiamo con la violazione di domicilio?-
-Figurati! Chi vuoi che ti denunci dopo che gli hai fatto un regalo?-
E così, Babbo Natale cominciò la sua nuova attività. Per maggior sicurezza, indossava un bizzarro costume rosso ed una barba finta, per evitare che qualcuno potesse riconoscerlo. Il più delle volte, a scanso di guai, si limitava a depositare i regali (vicino all'albero di Natale, se ce n'era uno), ma ogni tanto si lasciava vincere dalla tentazione e, vedendo un orologio d'oro o un anello con brillante, lo faceva sparire in una tasca del bizzarro costume. Ciò provocava spesso delle liti furibonde nelle case delle sue vittime.
-Che fine ha fatto il mio orologio?!-
-E che ne so?! Io non l'ho toccato!-
-E già, sta' a vedere che l'ha portato via Babbo Natale!-. E giù pugni e schiaffi.

P.S.: Avete risolto l'enigma dei due esquimesi? No? Voglio darvi un piccolo aiuto: se l'esquimese grande non è il padre dell'esquimese piccolo, chi mai sarà?
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