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Letteratura italiana contemporanea: PIER PAOLO PASOLINI

venerdì 6 giugno 2014

Pier Paolo Pasolini è una figura complessa del panorama culturale. È sì poeta, ma fu anche regista, opinionista critico, drammaturgo e comunque una moltitudine di figure che contraddistinguono il suo vagare.

Le Ceneri di Gramsci è la sua prima raccolta in lingua, esce nel 1957 e qui il poeta riflette sulla situazione italiana post-bellica. Lamenta la perdita degli ideali della resistenza, ideali che la resistenza aveva perseguito per arrivare ad una società più giusta.

S'ispira all'epigrafe che fu posta sulla tomba di Gramsci ovvero “cineraGramsci”, posta al cimitero acattolico di Roma al Testaccio.


Nasce a Bologna nel 1922, era figlio di un ufficiale dell'esercito, vivrà quindi parecchi anni spostandosi in varie città dell'Emilia e del Veneto. Tornerà a Bologna per iscriversi alla facoltà di Lettere frequentando le lezioni di Roberto Longhi e si laureerà in lettere con una tesi su Giovanni Pascoli.


Nel 1943 durante la guerra è sfollato in Friuli a Casarsa e vi rimane fino al 1949, periodo in cui si dedica all'insegnamento, dal quale verrà però allontanato proprio nel '49 a causa della sua dichiarata omosessualità e di presunte violenze.


Pasolini diventerà subito un personaggio molto discusso, ma allo stesso tempo anche di punta nel panorama culturale internazionale. Nel '49 si trasferisce a Roma diventando un personaggio importante grazie alle sue molteplici attività: affianca all'attività di poeta anche quella di critico militante (gli scritti critici che verranno poi pubblicati in Passione e
deologia), la passione letteraria e artistica e dall'altra parte la militanza ideologica. Il suo comunismo è un comunismo eretico, il suo marxismo eretico viene fuori sia nei suoi romanzi (1955 ragazzi di vita, 1959 una vita violenta) che dalle produzione cinematografiche. Dal 55 al 58 dirige la rivista “Officina” insieme a Fortini, Roversi, tutti intellettuali che si riconoscono in questo marxismo eretico e nello sdegno verso il moderno comunismo.

All'inizio degli anni 60 dirigerà la rivista “nuovi argomenti” insieme a Moravia.

Sarà sempre un personaggio “contro” tanto che anche la sua vita si concluderà in modo violento, assassinato il 2 novembre 1975 sulla spiaggia di Ostia.


Nel 1942 scrive “Poesie a Casarsa” che vengono valutate molto bene dal critico Gianfranco Contini. Sono poesie in Dialetto friulano, che da una parte ha una sua carica mimetica in quanto il dialetto è lingua del popolo, ma ha un'altra componente di sperimentazione iperletteraria: quella che viene subito agli occhi è l'idea di voler far parlare il popolo con la propria lingua, dunque impulso mimetico, ma anche una grande valenza di sperimentazione, trovare un linguaggio assoluto per la poesia. Un linguaggio che va al di là delle trasformazioni. Un ritorno alle radici, alla madre, che sarà fortissimo in tutta l'attività poetica di Pasolini. Da una parte il friulano diventa allora la lingua dell'autenticità del popolo, dall'altra c'è una componente di sperimentazione iperletteraria che si dirige verso il plurilinguismo. Il dialetto si presta a questo tipo di sperimentazione. Il dialetto e l'uso del dialetto dal punto di vista materno è molto viscerale, è un ritorno alle radice del suo essere per capirsi meglio. C'è già in questa raccolta una idea mitica della poesia, quindi serve un linguaggio speciale per fare poesia. Mito del popolo, che non è il popolo di cui parla il PCI, ma il mito del sottoproletariato, quello che vive le periferie romane; una civiltà primitiva che va oltre lo spazio e il tempo presente.


Con Le Ceneri di Gramsci, lo scenario è quello di Roma, questo perché la città è il centro emblematico delle contraddizioni del dopoguerra. Lui qui cerca le energie vitali del sottoproletariato, il mito del popolo che è precedente alla rivoluzione industriale, in questo popolo Pasolini vede le forze nascenti di una possibile rigenerazione sociale. Di qui parte il suo rapporto tra passione e ideologia. Passione per quel popolo, passione letteraria. E dall'altra l'ideologia, nell'immagine di Antonio Gramsci le cui ceneri sono il simbolo del fallimento del partito comunista. 
 

Nei testi c'è una forte commistione di registri e di livelli, passando per il dialetto quasi incomprensibile, arrivando a parti più auliche che creano un magma che è il caos delle ideologie di quel tempo post-bellico.

La meglio gioventù” del 1954 raccoglie tutte le poesie dialettali di Pasolini.

Nel 1958 pubblica “L'usignolo della chiesa cattolica” che raccoglie le poesie in Italiano, pur essendo comunque una lingua composita.

Nel 1961 pubblica “La religione del mio tempo”


Nel 1964 pubblica “Poesia in forma di rosa” raccoglie testi che vanno dal 1957 fino al 1964. è una raccolta di tipo autobiografico e di tipo polemico, ci si ritrova il Pasolini corsaro, quello che sente se stesso nel ruolo di diverso e non integrato ed è il Pasolini che sente perseguitato da un specie di persecuzione giudiziaria. Io suo io è al centro delle poesie, raggiunge una sua epicità. Sono gli anni questi dei film “Mamma Roma” e “Il vangelo secondo Matteo”. Matura in questo periodo il suo credo riguardo una nuova rivoluzione industriale che porterà ad una dittatura dell'economia. Proietta nelle sue poesie un senso di sconforto e di naufragio, di baratro perché sente che i valori del sottoproletariato stanno cadendo uno per uno sotto la dittatura dell'economia. Li cerca dicendo che la vera modernità è nel mondo contadino, del passato e della tradizione. Il proletariato è contrassegnato da una disperata vitalità perché c'è questa vita e le energie ma anche la disperazione attraverso la coscienza del naufragio dei valori ai quali si dovrà tornare. Percepisce l'idea di una possibile nuova aurora contro questo neocapitalismo, contro la dittatura dei prodotti e degli oggetti industriali. Disperata vitalità anche perché il sottoproletariato tasta la coscienza di non essere protagonista di questa storia.

Nel 1971 pubblica “Trasumanar e organizzar”



Analisi “Le ceneri di Gramsci”:

formato da sei capitoli (quello presente nel libro di testo è il quarto).

Il personaggio è ovviamente Gramsci, nato in Sardegna del 1891 e muore a Roma nel 1937 in carcere. Nel 1921 fonda il PCI e nel 1926 viene messo in carcere dove morirà.

Mussolini disse di Gramsci: “Dobbiamo impedire che questa mente pensi.” Ma Gramsci penserà lo stesso, scrivendo quaderni e lettere pubblicate poi negli anni '50. 
 

I poemetti delle ceneri di Gramsci sono scritti in terzine dantesche, il modello quindi è Dante ma mediato da Pascoli. Il modello è l'endecasillabo in terzine, rivolgendosi quindi alla tradizione, ma rispetto al modello dantesco ci sono versi che diventano ipometri e ipermetri per far sentire la gabbia in cui l'Io lirico si ritrova. Anche a livello stilistico e metrico, Pasolini dimostra come non riesca ad adattarsi alla realtà politica, ed anche attraverso la sintassi ci da questa impressione. Quello che fa a livello metrico lo fa anche a livello ideologico, attraverso la poesia e lo stile poetico fa sentire il suo disagio. Questa è la chiave di lettura più interessante. Si sente incalzato e non riesce ad adattarsi neppure a Gramsci che eppure prende come modello.


A livello sintattico c'è una sintassi sospesa e contorta che non si conclude, con inversioni e accumulo di aggettivi. Questa sintassi fatta di subordinate che non finiscono e che quindi danno un senso di vuoto e di non adattamento, lui parla di eccesso di espressione, una sorta di ridondanza assoluta che è una chiave di lettura per capire questa sua contraddizione.

Lo scandalo del contraddirmi, è una dissociazione perché si sente comunista con la ragione, ma nelle buie viscere dell'inconscio sente di dovere contraddire questa ideologia perché non va più bene. C'è sempre questa contraddizione tra passione e ideologia.


L'allegria di questo popolo ideale di cui Pasolini parla, di questa vita proletaria ideale è il punto da cui si può sviluppare la palingenesi. La religione dell'io lirico è legata allora alla vita proletaria, all'allegria di questa vita proletaria, dunque non alla sua lotta. La luce poetica è legata a qualcosa di irrazionale, alla nostalgia di questi miti e valori che sono storia nel tempo. Alla fine c'è una constatazione che questa religione del popolo primitivo è minacciata dal progresso, e questo gli impedisce d'essere un comunista ortodosso come Gramsci. Sono versi in cui si esprime un'epica civile che è soggettiva ma anche corale, di una Roma sottoproletaria, delle borgate, che parla dialetto e dei cantieri bruciati dal sole. Il tutto raggiunge il suo massimo nel terz'ultimo verso che è isometrico, il modello è il Carducci delle odi barbare. È un verso che arriva alle tredici sillabe. C'è questa luce della Roma sottoproletaria, la luce di cui parla Roberto Longhi riguardo il Caravaggio: la luce ideologica ritrova le radici nella luce artistica.


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