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L'uovo alla coque, Italo Cremona

giovedì 12 giugno 2014

Italo Cremona (1891-1979)
La domenica mattina i coniugi insegnanti dormono mezz'ora di più È tempo di scrutini, la settimana è stata pesante. Come tutti i giorni la moglie esce per i giornali e il cappuccino (il marito prende il suo iogurt in casa) e torna dopo mezz'ora con le ultime notizie. Al bar ha incontrato un giovane collega del marito che sorbiva un b zabaione caldo.
 
La parola « zabaione » suscita nel marito ancora in pigiama e ciabatte fulminei pensieri di voluttà alle quali il giovane collega deve essersi abbandonato nella notte o alle quali si prepara per la giornata in corso. « Si capisce che prende lo zabaione, se non lo prende lui, lo zabaione caldo di due uova e con tanto marsala chi lo deve prendere? ». Non solo il collega è giovane e bello ma ha fama di robusto amatore, di quelli che riducono le donne come schiave; anche senza zabaione, conclude il professore anziano con un filo di melanconia e di invidia: ma questi sentimenti fanno presto luogo ad una fredda visione della realtà mano a mano che la moglie gli ripete gli argomenti della conversazione al bar. Hanno sempre e soltanto parlato di cancri, di tumo­ri, di altre terribili malattie che affliggono persone di comune cono­scenza, e dopo l'enumerazione dei malanni i coniugi concludono che all'origine di tante disgrazie stanno l'inquinamento atmosferico e l'abuso di materie plastiche.

Nei giorni scorsi è venuto a trovarli dagli U.S.A. un caro cugino; hai no parlato con lui di inquinamento e di cibi avvelenati ed il cugini ha citato il caso di certi cimiteri d'America nei quali i morti sotterrati non si decompongono più perché a forza di mangiare sintetico si soni plastificati. « Speriamo almeno d'essere combustibili » pensa ogni tanto il professore che aspira alla cremazione, ma questa domenica mattina non insiste in pensieri funerei e va ad appartarsi con il giornale in uni sgabuzzino dove una luce tranquilla da una piccola finestra permetti una lettura a lume naturale adatta ai suoi occhi malandati a forza di correggere componimenti d'italiano scritti con zampe di gallina. La moglie ha fatto altrettanto con un foglio quotidiano di altra città che di domenica offre una pagina speciale della sua prediletta materia scientifica, mettendosi invece in pieno sole davanti ad una finestra spalancata; dopo mezz'ora di lettura i coniugi si avviano ad una stanza in penombra dove possono scambiarsi rapide impressioni sulle notizie e sugli articoli appena scorsi, segnalarsi quel certo elzeviro degno di speciale attenzione, raccomandarsi a vicenda di non perdere una certa frase, una certa trovata comica. Giungono così alle dodici e tre quarti convinti di potere finalmente vedere sullo schermo televisivo che tro­neggia in un angolo uno spettacolino di disegni animati che nelle altre domeniche non hanno mai potuto cogliere da principio, ma solo alle ultime battute.

Filmetti straordinari da godersi in santa pace con storie di animali argutissimi, un anatroccolo stilizzato magistralmente, musiche, rumori favolosi; meno male che è una domenica senza quegli impegni, quelle dimenticanze, quegli incidenti che sempre privavano dello spettacolo probabilmente inglese od americano perché la scritta che si riusciva sempre a leggere era soltanto - The end - fine.

Ma, delusione delle delusioni, stavolta il disegno animato non c'è. Passa un quarto d'ora di sigla televisiva con musichette evasive ed ecco alle tredici il secondo giornale con qualche brutta notizia. Dove andremo mai a finire? ecc. ecc.
I nostri coniugi hanno superato la delusione con animo forte: pazienza, non si può aver tutto nella vita, abbiamo un tetto, una professione, lo stipendio, avremo la pensione, si può fare a meno dei disegni animati.

« Allora io vado a portar giù il sacco della spazzatura » dice la moglie per rompere quell'atmosfera di delusione, e lascia il marito davanti alla TV.
Dalla cucina comincia a venire un gran baccano di bottiglie urtate.
Cosa sarà mai? si chiede preoccupato il professore, ma riappare sua
moglie a dirgli che ha deciso di buttar via un po' di vetri vuoti e lì
nasce un brevissimo ma rovinoso malinteso che è impossibile ricostruire
adesso e che lascia desolati i protagonisti.
« Eppure eravamo abbastanza di buon umore... ».
« È vero, ma io non riesco a parlare e a sentire insieme quel che dice
lo speaker... ».
« Non era il momento di fare tutto quel baccano con le bottiglie... » e via dicendo fino a che l'atmosfera non si rasserena nella prospettiva dell'imminente pranzo.
Sarà una domenica memorabile, di mezzo digiuno, decidono i coniugi, ogni tanto ci  vuole, mangeremo di più a cena, ma adesso basta una tazzina di tè ed un uovo alla coque. L'assunzione del tè passa liscia nonostante che manchino i biscotti chiamati « lagacci » che vengono sostituiti da una brioche fresca piuttosto insipida e da qualche biscotto per canarini, in compenso c'è zucchero a volontà, marmellata e tn; tipi di miele.

Venuto il momento delle uova, si dichiarano le diverse tendenze. La moglie cuocerà il suo uovo nel contenitore « Pyrex » che è un vasetto trasparente con coperchio mentre il marito lo vorrà fatto all'antica da potere usare il portauovo di ceramica vecchia e rompere il guscio col cucchiaino. Il maggior pregio dell'uovo alla coque, egli sostiene sta in questa irrinunciabile operazione eventualmente seguita, a guscio svuotato, da un altro buco nella parte opposta o addirittura dalla frantumazione di tutto il guscio nel portauovo. Per giungere a tanto bisogna tuttavia farlo cuocere, l'uovo col guscio, ed è a questo punto che si impone la scelta tra due scuole: quella che stabilisce che l'uovo dev'essere immerso nell'acqua bollente e lasciato bollire per un minuto e mezzo o due, e quella che consiglia di metter l'uovo nell'acqua fredda e ritirarlo al primo bollore.

I partigiani di questo secondo modo accusano il metodo tradizionale di infliggere all'uovo messo nell'acqua bollente una violenza eccessiva e traumatizzante, mentre il loro sistema accompagnerebbe con dolcezza il medesimo uovo al punto giusto di cottura.

Ma forse i partigiani di questo secondo modo sono soltanto un'inven­zione del professore che, in verità, dubita anche di questo tipo di cottura che egli personalmente non ha mai osato sperimentare temendo di sciupare un uovo; quel famoso uovo che ha sempre sentito citare come unità di misura del costo della vita; da cinque centesimi di lira al principio del secolo fino alle cento lire attuali. Bell'affare davvero! E poi si parla tanto di progresso!

In realtà il fatto che di solito le uova vengano tolte gelate dal frigo­rifero e messe nell'acqua bollente senza attendere che abbiano rag­giunto almeno la temperatura dell'ambiente provoca l'incrinatura del guscio e la fuoruscita del bianco d'uovo che si rapprende all'istante compromettendo il buon esito della cottura. Si potrà in ogni caso ricuperare questo uovo alla coque, metterlo nel portauovo, rompergli il guscio nel punto giusto, ma sarà sempre un uovo infelice e biso­gnoso di cure speciali. 
 
I nostri due coniugi conoscono questi ed altri pericoli e «mettono le mani avanti », come il caso consiglia posta l'acqua a bollire in due pentolini, l'uno per il cuociuovo « Pyrex » l'altro per cuocere l'uovo col guscio, le prime attenzioni vengono rivolte a questo uovo uscito bel fresco dal frigo immergendolo nell'acqua appena tiepida per togliergli il gelo di dosso, ma quando giunge •[ momento di metterlo nell'acqua bollente ci si accorge che è incrinato, pi chi sarà la colpa? Lasciamo andare, non approfondiamo, può essere stato venduto già rotto, ma adesso bisogna sostituirlo e per fortuna un terzo uovo c'è. E questo, lo decide il professore, verrà preriscaldato sotto l'acqua calda del rubinetto prima di entrare nell'inferno del suo pentolino dove l'acqua bolle furiosamente. Da questo momento, occhio al cronometro!

La lancetta dei secondi parte per la corsa del minuto e mezzo, il pro­fessore sta con gli occhi fissi sul quadrante mentre sua moglie vicino al fornello sorveglia i bollori dei due pentolini. La povera donna è esausta, le due diverse operazioni di cottura, l'incidente dell'uovo in­crinato, l'intervento del terzo uovo, la preoccupazione di non riuscire a mettere in tavola ben due uova contemporaneamente, l'hanno stremata. Finalmente al grido del marito « novanta secondi! » il gas può essere spento e nel giro d'altri due minuti ambedue le uova sono in tavola col relativo corredo di fettine di pane.

L'uovo cotto nel cuociuovo mostra le sue mucillagini dietro la parete :di vetro: fa pensare all'interno di un uovo fotografato ai raggi X. L'uovo preparato all'antica maniera nasconde ancora il suo segreto; sarebbe bella se si fosse spesa tanta fatica per un uovo guasto! Bisogna rischiare, non temere l'ignoto; toc, toc, con cautela ma anche con fermezza, il guscio viene rotto col cucchiaino ed ecco apparire un po' di bianco ancora trasparente e il resto giustamente rappreso intorno al rosso che emerge come un sole dalle nuvole del Fuji-yama. Ma questo incanto deve essere subito distrutto dopo una spolveratina di sale dal cucchiaino che fruga dentro e sconvolge le varie parti dell'uovo preparandolo all'immersione della prima fetta di pane. Lo svuotamento totale del guscio terminerà al solito col crudele sfon­damento del fondo in modo da lasciarvi il cucchiaino piantato dentro, dopo di che per l'ennesima volta i due coniugi si compiaceranno di aver fatto colazione con poca spesa e quindi di poter guardare all'av­venire con qualche fiducia, anche nel deprecabile caso di lunga e costosa malattia.


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