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PARAPSICOLOGIA, VERITÀ O FINZIONE? di ROBERTO BURÒ

venerdì 13 giugno 2014

Nella piovosa primavera del 1978 un'interessante trasmissione televisiva« Inchiesta sulla Parapsicologia » di Piero Angela, ha appassionato sostenitori e scettici, riproponendo il problema, antico ma quanto attuale, di quanto ci sia di vero o di contraffatto nei cosiddetti fenomeni paranormali, cioè i fenomeni che sfuggono alle leggi fisiche conosciute, come la levitazione, l'incombustibilità, la telepatia, la precognizione, la lettura nei libri chiusi, le guarigioni miracolose e così via.
Angela, giornalista lucido e preparato, procedendo con indubbio tordo, sostiene che nessuno dei fatti mirabolanti, portati ad essere dell'esistenza di facoltà fuori del comune, è avvenuto in circosta: tali da garantire un sufficiente controllo di tipo scientifico, quindi vi è alcuna prova della sua veridicità. Dove questo controllo è stato messo in atto con la dovuta severità, i fenomeni sono spariti. Per cui riassume la sua tesi con un'equazione: controlli zero = fenomeni cento; controlli cento = fenomeni zero. Tutto il paranormale quindi da punto di vista scientifico sarebbe inesistente.
Compiacendosi del ruolo di Pierino Lapeste del mondo magico Angi demolisce miti consolidati, come quello di Uri Geller, il piegatore cucchiai e di chiavi; di Ted Serios, che impressiona con il pensiero la pellicola fotografica. Attacca i chirurghi psichici delle Filippine come venditori di « placebo » (cioè operanti unicamente per suggestione), i camminatori sul fuoco, gli astrologi. Sostenuto dai pareri del presti­giatore James Randi, trova inconsistente anche la fenomenologia condotta da veggenti come feane Dixon, Gerard Croiset e dal sensitre Gustavo Rol.
E qui Angela, animato dal sacro fuoco del giustiziere, va decisamente oltre il segno. Che il vastissimo campo degli interessi paranormali si presti a trucchi e mistificazioni, d'accordo! Che vi possano prosperare molti ciarlatani è pacifico. Ma che tutto si riduca a una colossale prt in giro, vuol dire voler vedere le cose sotto un'angolazione faziosa e preconcetta.
Persino fenomeni avvenuti a tutti almeno una volta nella vita, come casi di telepatia o di premonizione (quante volte ci è capitato pensare a una persona che non vedevamo da tempo e poco dopo l'abbiamo sentita, incontrata; quante volte abbiamo percepito l'esatto pensiero di un essere a noi affettivamente vicino; per non parlare di' sogni premonitori), vengono liquidati come banali giochi di probabili! statistiche.
Che cosa si dovrebbe poi pensare di studiosi notoriamente seri come  dr. w.h.c. Tenhaeft, Zehner, Bender, Inardi, Cassoli, Servadio e tanti altri, che hanno avallato per anni fenomeni prodotti da soggetti ESP (dotati « sensibilità paranormale)? In malafede o creduloni? l'errore di Angela e degli uomini di scienza che gli si affiancano (ri­torna ¡l pregiudizio scientista ottocentesco!) è quello di non accettare che la creatività umana possa svilupparsi su canali estremamente liberi, in armonia con le forze della natura e dello spirito, senza che per forza il fenomeno sia ripetibile a piacimento e soprattutto in condi­zioni tali da bloccare la spontaneità del soggetto. Analogamente si po­trebbe chiedere a un artista di creare un capolavoro sotto gli occhi vi­gili e sospettosi di una commissione inquirente, in una stanza ermetica­mente isolata e sotto il controllo di cineprese ad infrarossi. Se non ci riesce vuol dire che non è un artista, che le sue opere precedenti sono dei falsi o che l'arte scientificamente non esiste. Paradossale? Ma questo è in sintesi il discorso di Angela. Se non c'è controllo non c'è certezza, molti sono i mistificatori! Certamente, ma il fatto che vi siano dei falsificatori di quadri non toglie valore alla pittura e ai pittori. Un fenomeno paranormale autentico è una tale testimonianza sulle facoltà umane e sul cammino della verità, da rendere insignificanti tutte le contraffazioni. Chi bara inganna se stesso e il prossimo, ma prima o poi viene smascherato. E poi il mondo non finirà di certo perché vi sono dei maghi fasulli, ma piuttosto perché vi sono gli scienziati. Giustamente Gustavo Rol, in un suo articolo su « La Stampa » del 3-9-1978, in risposta a un invito del professor A. C. )emolo e dello psi­chiatra F. Granone a dare prova « scientificamente » dei suoi poteri, dichiara di non ritenere la scienza attuale in grado di affrontare la dimensione spirituale nella quale egli vive e dove si verificano dei fenomeni che non gli appartengono, ma che si manifestano grazie a profonde armonie e non sono manipolabili a piacimento per vanità, interesse o per far piacere a chicchessia. Allora forse sbagliano i para­psicologi a voler acquisire una patente di scientificità a un campo del­l'esperienza umana che è « un'altra cosa ». La scienza procede oggetti­vando e quantificando ogni fenomeno, e questo è il suo pregio e il suo limite. Non è l'unica via di conoscenza, come insegnano le scuole sapienziali.
La percezione paranormale presuppone la fusione soggetto-oggetto in una comprensione vivente delle cose, testimoniata da un evento appa­rentemente impossibile: la creatività dello « spirito intelligente » (per­ire una definizione di Rol), che restaura un mondo di qualità e di significati. Dall'altra parte la scienza con i suoi numeri e le sue misure disanimate. Ci dice molte cose circa la temperatura del Sole o il tasso di emoglobina del sangue. Non ci sa dire neppure approssimativamente che cosa sia l'Uomo.
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