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Prestiti linguistici

giovedì 5 giugno 2014


Il lessico di una lingua è costituito di un fondo lessicale, nel caso dell’italiano si tratta del fondo latino, e s’arricchisce in vari modi: mediante gli elementi già esistenti all’interno della lingua, come per esempio la derivazione con l’aggiunta di suffissi, prefissi o affissi; la composizione delle parole; la transcategorizzazione o l’accorciamento; o importando parole da altre lingue. Le parole assunte da un’altra lingua si chiamano i prestiti linguistici.1

L’esistenza dei prestiti in una lingua è strettamente legata alle cause extralinguistiche: invasioni militari, rapporti economici o influsso culturale d’un paese sull’altro.2 La Francia si trova geograficamente vicina all’Italia; entrambe le lingue appartengono allo stesso gruppo di lingue, ciò che facilita il passaggio delle parole di una lingua all’altra; nella storia la Francia appare più volte nella posizione di una dominazione politica; gli scambi commerciali tra i due paesi si realizzano da secoli ed il prestigio culturale francese era intenso; non sorprende dunque il numero abbastanza elevato di francesismi in italiano.3

Dal punto di vista della lessicologia si distinguono, secondo il grado d’integrazione, i prestiti non adattati, i prestiti adattati ed i calchi. I prestiti in forma non adattata appaiono in italiano piuttosto recentemente, per la prima volta nel Seicento. Però in tali parole si manifesta spesso il sistema della lingua che le riceve, per esempio nella loro grafia o nella pronuncia, ed i suoni non esistenti nella lingua ricevente vengono pronunciati solo approssimativamente. Inoltre, le parole non adattate sono più spesso rifiutate da parte dei puristi o del sistema stesso.

Più comune e più antico, secondo Zolli, è il processo dell’adattamento dei prestiti secondo le norme fono-morfologiche e grafiche della lingua che li riceve. Gli esempi concreti saranno studiati nel capitolo che analizza i francesismi del corpus considerato.

I calchi invece sono di due tipi: formali e semantici. I calchi formali presentano la traduzione esatta della parola o meglio la sua riproduzione. Si vedono soprattutto in locuzioni o in parole composte, per esempio la parola francese franc-maçon viene riprodotta in italiano come franco muratore o il franco tiratore è un calco sul francese franc-tireur. I calchi semantici rappresentano le parole già esistenti nella lingua che assumono però un significato diverso grazie all’influsso di un’altra lingua. Così abbiamo in italiano la parola aperitivo che prima denota un lassativo o uno stomachico, ma che poi nel XX secolo riceve il significato di una bevanda analcolica o di media alcolicità, capace di stimolare l’appetito“4 secondo il francese apéritif.5

Un altro tipo di divisione conduce ai termini di „prestiti di necessità“ e „prestiti di lusso“, terminologia introdotta da Ernst Tappolet.6 I primi comprendono le parole che indicano oggetti, prodotti, animali o concetti nuovi e sconosciuti prima. I prestiti del suddetto tipo entrano in una lingua sia con le scoperte di nuovi paesi, ad esempio con la scoperta dell’America sono arrivate in italiano le parole patata o mais; sia con lo sviluppo tecnico, tali le parole computer o scanner. I prestiti di lusso invece sono parole per cui la lingua possiede già un’espressione adeguata o quasi, ma per varie ragioni (per lo più la „moda“ o la superiorità culturale di un paese) preferisce il forestierismo.
La divisione sopraindicata viene commentata da Zolli: „infatti la necessità in senso assoluto di un prestito non esiste; ogni lingua possiede i mezzi per indicare nuovi oggetti o nuovi concetti senza ricorrere a parole straniere, tant’è vero che se il francese ha accolto la voce tomate (di origine azteca), l’italiano per denominare lo stesso prodotto ha preferito servirsi della perifrasi pomodoro.7
Per lo stesso motivo Bezzola introduce una terminologia diversa: „prestito di comodità“, perché il prestito chiede uno sforzo minore a quello che bisogna impiegare per creare una parola nuova, e „prestito di valore affettivo“ perché una voce venuta dall’estero „sembra portare già nella sua propria sostanza qualche cosa di più nobile, di più elevato [...] un valore affettivo superiore, un non so che di più distinto, di meno volgare e comune.“8 Però i due procedimenti non si escludono come quelle di Tappolet, invece si completano a vicenda.
Finalmente si distinguono i „prestiti definitivi“, quelli che sono stati introdotti nella lingua e si usano fino a oggi, ed i „prestiti non riusciti“, cioè prestiti che vengono espulsi a causa della loro struttura, troppo estranea alla lingua ricevente, o sono passati solamente nei dialetti, ad esempio rouleau (rolò in veneziano) o décrotteur (decrotore in parmigiano, piemontese, milanese, bolognese o romanesco). Tra i prestiti non riusciti appartengono anche molti francesismi ottocenteschi respinti dai puristi.9

NOTE
1.  Cfr. Tullio De Mauro, La Fabbrica delle Parole, a cura di C. Allasia, Torino 2005, p. 127.
2.  Cfr. Paolo Zolli, Le Parole straniere, a cura di F. Ursini, Bologna, Zanichelli 1991, p. 1.
3.  Il Grande dizionario italiano dell’Uso, diretto da T. De Mauro, Torino, UTET, 1999 registra 4370 lemmi venuti dal francese (superato soltanto dai grecismi con 8354 lemmi e dagli anglicismi con 5510 lemmi) sul totale di 250.000 lemmi. Vedi Tullio De Mauro, La Fabbrica delle Parole, p. 136.
4. Giacomo Devoto, Gian Carlo Oli, Vocabolario della lingua italiana, Firenze 2007, [CD-Rom].
5. Paolo Zolli, op. cit., pp. 4-6.
6. Ernst Tappolet, Die alemannischen Lehnwörter in den Mundarten der französischen Schweiz; kulturhistorisch-linguistische Untersuchung (Volume 1), Strasburgo 1914-17, pp. 53-58, disponibile su: http://www.archive.org/stream/diealemannischen01tappuoft#page/n0/mode/2up.
7. Paolo Zolli, op. cit., p. 3.
8. Reto R. Bezzola, Abbozzo di una storia dei gallicismi italiani nei primi secoli, Heidelberg 1925, p. 16.
9. Cfr. Paolo Zolli, op. cit., p. 3, p. 48.

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