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Umberto Saba, Amai trite parole

venerdì 6 giugno 2014

Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo. 
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco. 

Il contesto 
Il componimento è del 1947, compreso nella raccolta « Mediterranee », pubblicata 10 anni prima della morte del poeta.
È però collocato in apertura dell’Antologia del « Canzoniere », uscita postuma, a cura di Carlo Muscetta, nel 1963.
Esso costituisce infatti una « dichiarazione di poetica », poesia che parla tdella poesia, e del suo poeta.
La poesia ruota intorno ai due campi semantici “amore” e “verità”. Il componimento poetico è una sorta di “testamento spirituale”, in cui il poeta parla del suo amore per la poesia semplice. Infatti Saba viveva in un’epoca di grandi trasformazioni di tecniche riguardanti la poesia. Il poeta, al contrario dei suoi contemporanei, invece ama la poesia semplice e diretta, di più facile significato. In questa poesia si riscopre anche la rima più semplice e abusata, fiore-amore, che diventa però una rima significativa e difficile. La seconda strofa è incentrata sulla “verità” considerata da Umberto Saba l’elemento più importante che spesse volte viene però celato da un velo di finzione. Questa è difficile e dolorosa da raggiungere ma quando la si scopre difficilmente la si abbandona.
 
L’ultima strofa riguarda il rapporto tra il lettore e il poeta. L’autore ammira la persona che si appresta a leggere i suoi componimenti, perché quest’ultima cerca di capire i sentimenti e le emozioni che hanno spinto il poeta a scrivere quei brani. Inoltre il poeta accenna ad una “buona carta lasciata al fine del suo gioco.


 
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