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Biografia di Kahlil Gibran

giovedì 10 luglio 2014

Kahlil, nasce a Bisherri, un villaggio nel Libano settentrionale, il 6 gennaio 1883, si chiamava Gibran Kahlil Gibran e quando emigrò negli, Stati Uniti a dodici anni e cominciò a frequentare le scuole americane, il nome gli fu abbreviato e cambiato e per questo, nei suoi scritti in inglese, la sua firma è Kahlil Gibran. I genitori sono cristiani maroniti, cioè cattolici della Palestina settentrionale, ha due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro Boutros, nato dal primo matrimonio della madre, rimasta vedova. La sua formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e paganeggianti di Boston, ove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli ed alcuni zii. Sono gli anni dell'emigrazione araba verso gli Stati Uniti e il Brasile. Il padre, semialcoolizzato, rimane in Libano, Gibran non avrà un buon ricordo del rapporto con lui. E la madre, Kamele Rahmè, gli trasmette la religiosità e i valori umani della sua tradizione culturale. A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all' Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese che separa abissalmente i ricchi dai poveri, l'aristocrazia ed il clero dal popolo. Completati gli studi, nel 1897, viaggia attraverso il Libano e la Siria. Vi fa ritorno nel 1902 come guida e interprete di una famiglia americana, ma presto deve rientrare a Boston a causa della malattia della madre, che muore di tisi l'anno seguente, come Sultana e Boutros. A Boston, nel 1904, conosce Mary Haskell, l'incontro più importante della sua vita. Mary sarà sua protettrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Si sono incontrati all'esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un amico fotografo. Mary che ha 10 anni più di lui, è preside di una scuola femminile. Grazie a lei Gibran studia pittura a Parigi, tra il 1908 e il 1910, all'Acadèmie Lucien. Legge Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive "Spiriti Ribelli", pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro e nostalgico sulla società libanese. Tornato negli Stati Uniti, va a vivere a New York dove comincia ad essere conosciuto come pittore. Nel 1918 pubblica il suo primo libro in inglese, "Il Folle". Vive tra gli artisti del Greenwich Village. Insieme a Mikhail Naimy e il principale animatore di un'associazione letteraria Siro-Libanese, al-Rabitah, nata a Boston e New York tra letterati e pittori arabi d'oltre oceano, i Mahjar. Gibran vuole portare avanti una "rivolta contro l'occidente tramite l'oriente", parole scritte in occasione della pubblicazione de "Il Folle", cioè contro il decadentismo dell'occidente e il tradimento del suo stesso Romanticismo. Allo stesso tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della letteratura araba, per esempio si libera della poesia monorima e quantitativa (da Qasida) per il verso libero. Gibran è stato preceduto nel secolo scorso da Al Bustani e da Marrash, due importanti scrittori del filone cristiano-orientale, che si è sviluppato nel XVI secolo. Si differenzia da loro per l'uso del linguaggio: mentre Marrash attinge tanto alla filosofia, quanto alla scienza, Gibran ha un vocabolario più limitato ma è più attento all'effetto artistico, anche se questo può sembrare strano agli europei che trovano più determinante per Gibran "il messaggio" dell'opera rispetto alla "letteratura".
Nel nuovo continente egli si inserisce nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman, Emerson (che stimò in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e predicatoria. Spesso pubblica dei disegni insieme alle opere, mai lunghe. Sembra che Auguste Rodin lo abbia definito "Il William Blake del XX secolo". Le prime biografie di Gibran, scritte da chi lo frequentò molto negli ultimi anni, come Mikhail Naimy e Barbara Young, e in parte dettate da Kahlil stesso, non sono tuttavia completamente affidabili, in quanto tendono ad alimentare il ruolo di Guru che molti ammiratori già vedevano in Gibran. Il primo studio serio su di lui è quello di Kahlil S. Hawi, pubblicato a Beirut nel 1972. La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana. Muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da tubercolosi, il 10 Aprile 1931. Gibran è sepolto in un antico monastero del suo paese d'origine, in un giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young, (Le parole dette: "Il corteo funebre di Gibran" di Barbara Young). Gibran lascia i diritti d'autore in eredità agli abitanti di Bisherry per opere di pubblico beneficio.

Le opere

"Le ninfe della valle", "Spiriti Ribelli" e "Ali spezzate" (1906-1914) raccolgono complessivamente otto racconti, molto simili per stile e temi. tutti sono ambientati in Libano, luogo allo stesso tempo della nostalgia, per la bellezza della natura, e della sofferenza perché dominato dall'aristocrazia e dalla chiesa, che ha tutto del sistema feudale e nulla più del cristianesimo. I protagonisti di questi racconti diventano vittime la cui unica arma è l'eloquenza. Nei suoi numerosi personaggi femminili, Gibran si dimostra compartecipe della condizione "di prigionia" della donna orientale.
Gibran non è stato certo l'uomo pacato e sereno che si immaginerebbe limitandosi a conoscere il suo libro più famoso "Il Profeta". Il disgusto giovanile per la società libanese si allarga alla società in genere nelle opere dell'età adulta, dal tono amaro. "Segreti del cuore" è una raccolta rappresentativa del lavoro di Gibran in questa seconda fase. Suo ultimo libro scritto in arabo, fu pubblicato nel 1920 col titolo "Le tempeste", e ripubblicato postumo in inglese. Contiene i generi letterari preferiti da Gibran: racconti e parabole, poesie e drammi. Vi si trova, soprattutto, una figura allegorica nodale: il "Grave Digger" (becchino), che Gibran, come sappiamo, dal diario di Mary Haskell, stava elaborando nel 1912. "Gli uomini", dice il "Grave Digger" a un viandante spaventato dal suo incontro, "hanno venduto la loro anima e sono dei morti viventi, insepolti; il mondo ora necessita di becchini". "Il Becchino" è anche il titolo di un breve apologo di "Il Folle", del 1918, il primo libro, come si è già detto, pubblicato da Gibran in inglese. "Il Profeta" viene pubblicato nel 1923, è il più letto e il più amato dei libri di Gibran. E' un'opera compiuta in sé ed è considerata la sua eredità, infatti la riflessione sulla vita e sull'umanità, il senso del sacro, sono qui particolarmente accentuati.
A "Il Profeta" seguiranno: "Il Giardino del Profeta" (incompleto e postumo, 1933) e "La morte del Profeta"; visti come trilogia, i testi tratterebbero dell'atteggiamento dell'uomo rispettivamente verso il suo prossimo, verso la natura e verso Dio. La struttura narrativa del Profeta è estremamente semplice: si tratta di una serie di sermoni tra una scena di apertura e una di conclusione; all'interno del testo più che di personaggi si può parlare di figure, che interagiscono tra loro. L'antitesi è un procedimento compositivo prediletto da Gibran, lo si trova perfino in un titolo "Il Pianto e il sorriso" , e molti dei sermoni del Profeta ne sono esempi: "Gioia e Dolore", "Ragione e passione", "Il Bene e il Male". Anche le figure dei suoi disegni sono composte dalla semplice contrapposizione di bianco e nero. In Gibran, questo metodo rispecchia anche il credo nel panteismo, nella presenza di Dio in tutto l'universo, nella sua armonia e nella sua ragione, quindi nell'apparenza dei dualismi: "La vita è al di là della leggerezza e più ancora della follia" ("Il Giardino"). Nel Profeta, ancora, conferma: "Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere."/"E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento". Come nella poesia araba e nei testi sacri, ricorrono frasi che possono essere indipendenti dal testo, avere un senso compiuto in sè ed essere estrapolati come proverbi.
L'inglese scritto di Gibran, almeno in poesia, è quello della Bibbia protestante, grammaticalmente e sintatticamente, con frasi come "Vi è stato detto....ma io vi dico", "Ed Egli parlò", tipiche comunque di una letteratura direttamente derivante dalla cultura orale (chi lo conobbe ricorda che Gibran narrava come scriveva). Curiosamente, i lettori occidentali apprezzarono in Gibran il misticismo della letteratura orientale e originaria, mentre gli arabi avvertirono l'influenza del romanticismo europeo, tedesco in particolare.
"Il Profeta", inoltre, ripercorre tappe della vita di Gibran. Almustafa ha trascorso dodici anni ad Orfalese, come Gibran a New York al momento di iniziare a scrivere l'opera; Orfalese stessa è New York. Ne "Il Giardino del Profeta" i discepoli chiedono ad Almustafa "Maestro parlaci della città di Orfalese, e della terra dove hai trascorso questi dodici anni./" E Almustafa rimase in silenzio, e guardò verso le colline e il vasto etere, e nascondeva una lotta il suo silenzio. Infine disse :"Miei amici e compagni di strada, pietà per la nazione piena di credi ma vuota di religione (...) Pietà per la nazione divisa in frammenti, ognuno dei quali si considera una nazione". L'indovina Almitra, che "per prima lo aveva cercato, e aveva creduto in lui dal giorno del suo arrivo in quella città" è Mary Haskell. L' "isola nativa" è il Libano. Tra i libri dell'ultimo periodo c'è "Gesù Figlio dell'Uomo", un'opera in prosa del 1928. Gibran vuole raccontare la storia di Gesù, episodio dopo episodio, attraverso coloro che sono venuti in contatto con Lui. L'atmosfera e il linguaggio di questa sorta di vangelo apocrifo sono ben riusciti.

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