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Economia e società nel basso Medioevo in Italia

mercoledì 30 luglio 2014

Con l'avvento della civiltà comunale il centro della vita economica e sociale si sposta dalla campagna alle città: sono questi i luoghi in cui ci si incontra, si fa politica, si svolge L'economia l'attività economica, si fa cultura. Se nel sistema feudale l'economia si basa essenzialmente sulla produzione agricola, nella società comunale l'attività fondamentale diviene quella mercantile; se quella feudale è un'economia chiusa, quella urbana è un'economia aperta, fondata sullo scambio e sulla rapida e intensa circolazione di capitali. La figura sociale tipica della nuova età è quella del mercante. Non che essa mancasse nella società feudale, ma là era una figura marginale, di scarso peso; ora diviene la figura veramente centrale e dominante nella vita cittadina. Originariamente il mercante è un semplice intermediario nello scambio di merci tra un venditore e un compratore: acquista dei prodotti per rivenderli ad altri, ottenendo un profitto. Con i proventi questa intermediazione il mercante accumula un capitale, che reinveste nell'acquisto di nuove merci. È questo il carattere distintivo dell'economia di scambio: il denaro non giace infruttuoso né è destinato allo sperpero, come nella società feudale, ma è continuamente reinvestito. Il capitale può essere investito in proprietà immobiliari, case, palazzi cittadini, che. affittati, offrono una rendita; ma può essere altresì investito in proprietà terriere. Ma anche quando il mercante diviene proprietario terriero, la sua mentalità è radicalmente diversa rispetto a quella del signore feudale: se il signore è un proprietario assenteista, che si dedica solo a consumare le rendite, il mercante si preoccupa di far fruttare le terre, controllando il lavoro dei contadini. Per questi ultimi la situazione muta in peggio e si accresce lo sfruttamento. 
Vi è anche un altro modo in cui il mercante può investire i suoi profitti: prestando de­naro ad interesse: strettamente legata all'attività mercantile è quindi quella bancaria. Nelle città del Due e Trecento la figura del mercante e quella del banchiere di regola coincidono. L'attività bancaria raggiunge dimensioni di grandissimo rilievo: i banchieri italiani, specie quelli fiorentini, arrivarono a prestare denaro ai sovrani stessi, anche stranieri, costretti a indebitarsi per finanziare le spese delle corti o quelle militari. Più avanti il mercante da semplice mediatore diviene imprenditore in proprio, producendo egli stesso le merci da vendere sul mercato. Importa le materie prime, come la lana e la seta (l'attività produttiva prevalente era allora quella tessile), e le fa lavorare nella propria bottega. Questa dapprima è a conduzione familiare, poi si trasforma in un vero e proprio opificio, dando lavoro a personale salariato; spesso il lavoro è anche distribuito a domicilio, impiegando così mano d'opera femminile. 
L'intensificarsi delle attività economiche nelle città attrae i nobili, che anelano a far aristocrazia cittadina e parte della realtà urbana, divenendo essi stessi imprenditori. Si assiste pertanto ad una graduale fusione tra i due ceti più influenti: ai primi del Trecento al potere vi è una nuova aristocrazia, proveniente in parte dalla vecchia nobiltà feudale, che ha ormai interessi economici nelle attività mercantili e bancarie, e in parte dall'alta borghesia, che ha acquisito terre e stili di vita aristocratici. Sono attratti dalla città anche i contadini, che vi scorgono la possibilità di un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Tale inurbamento, unito all'incremento demografico stimolato dalla crescita economica, determina un aumento a volte impressionante della popolazione e delle dimensioni delle città. Firenze, che da questo punto di vista è l'esempio più tipico, tra Due e Trecento deve ampliare due volte la cerchia originaria delle mura, arrivando a toccare i centomila abitanti nel Trecento. 
A completare il quadro sociale della città occorre ancora ricordare il clero, la cui presenza è un elemento essenziale della vita cittadina, dato il ruolo che la religione ricopre nella società medievale; e la sua importanza è confermata dalla letteratura, dove figure di preti e frati tornano continuamente, ora come oggetto di devozione, ora, e forse più spesso, come oggetto di riso e satira. Questa struttura sociale contiene elementi di mobilità, in quanto la classe mercantile sociale ascende proprio grazie alla sua energia e alla sua abilità spregiudicata, acquistando sempre maggior peso economico e politico (anche se poi, raggiunto il potere, la nuova classe egemone tende a ristabilire un nuovo equilibrio statico a proprio vantaggio, im­pedendo l'ascesa di ceti inferiori).
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