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Il pensiero nell’età del progresso: Il Positivismo

mercoledì 16 luglio 2014

La rivoluzione industriale, iniziata in Inghilterra nell’ultimo periodo del XVIII secolo portò ad un aumento esponenziale della produttività ed al successo di un modello socio-culturale che influenzò l’Europa intera.1 Attraverso l’utilizzo massiccio del ferro e del carbone, essa diede il via alla più radicale trasformazione delle forme produttive della storia umana ed i pensatori, i filosofi e gli intellettuali in genere, cercarono di cogliere, analizzare e decodificare gli aspetti sociali e culturali di un fenomeno di tale portata. Una nuova generazione di studiosi s’impegnò nella costruzione di filosofie in grado spiegare ciò che stava accadendo. Ovviamente questo avvenne nelle tre nazioni caratterizzate, se pur in tempi diversi, dai rapidi processi di trasformazione sociale che seguirono all’industrializzazione, l’Inghilterra, la Francia e la Germania.


Se la prima rivoluzione industriale, che aveva nelle fabbriche, nel settore tessile e nell’invenzione della ferrovia i suoi cardini, fu l’età dei pensatori economisti, i teorici dell’Utilitarismo, la seconda rivoluzione, periodo di straordinario progresso scientifico, esteso a tutti i campi del sapere (dalle scienze della natura a quelle dell’uomo), segnò il definitivo divorzio tra la scienza e la filosofia vera e propria con il trionfo del Positivismo, che denomina complessivamente la tendenza di un’epoca.

Il Positivismo. Mito del progresso, culto della scienza, ottimismo.

Movimento filosofico e culturale, caratterizzato dall’esaltazione della scienza e dei suoi metodi, il Positivismo nasce in Francia nella prima metà dell’Ottocento e s’impone a livello europeo solo nella seconda parte del secolo.

Il decollo del sistema industriale, della scienza e della tecnica, la possibilità di accelerare gli scambi commerciali e culturali su larga scala determina un “clima” di fiducia entusiastica nelle potenzialità del sapere scientifico e tecnologico e una generale fiducia nell’incontrastabile progresso umano. Il continuo avanzamento della ricerca (nella chimica, nella fisica, nell’ingegneria, nella medicina) offrì il miglior motivo di diffusione di questo sentore di ottimismo che si tradurrà in un vero e proprio culto per il pensiero scientifico e tecnico (= Progresso, Ottimismo, Culto per la Scienza). Per cui, se l’Illuminismo aveva celebrato, come tipo ideale, il “filosofo” ed il Romanticismo “il poeta”, il Positivismo esalta soprattutto lo “scienziato”, di cui è incarnazione massima quel Newton della biologia che è Darwin.

  1. Il positivismo della seconda metà del secolo appare come la vera filosofia della moderna società industriale, tecnico-scientifica, l’espressione culturale delle speranze e delle infatuazioni ottimistiche che hanno caratterizzato un’epoca. Non per nulla si sviluppa principalmente in quelle nazioni all’avanguardia nel progresso industriale e scientifico.
  2. Il Positivismo è l’ideologia tipica della borghesia liberale dell’occidente, che di questa rivoluzione è stata fautrice. Con questa borghesia emergente il positivismo condivide la fiducia nella moderna società industriale e la tendenza politica riformista, nemica tanto del conservatorismo quanto del rivoluzionarismo socialista che, proprio in quegli anni, con Marx, andava elaborando una critica dell’esistente, una fotografia in negativo dei “costi umani” collegati alle strutture socio-economiche del capitalismo industriale.

Il termine Positivismo fu coniato da Auguste Comte (1798-1857), che, nella sua opera fondamentale, Corso di filosofia Positiva (1830), fornì la base teorica di quella che diventerà in seguito una vera e propria “scuola”. Dalla metà del secolo, infatti, il Positivismo di Comte si diffuse in tutta Europa, assumendo progressivamente i tratti di una filosofia, di una visione del mondo e di un’ideologia, per non dire una religione, al pari di quella romantica capace di esercitare una vastissima influenza.

Il sapere “positivo”, per Comte, è un sapere che fa ricorso esclusivamente a leggi e metodi scientifici, rifiutando ogni spiegazione del mondo di carattere metafisico che si rifaccia ad ipotesi non dimostrate o a principi religiosi.

I suoi caratteri fondamentali:

  1. Il ricorso al metodo della scienza (= osservazione dei fenomeni, formulazione di ipotesi e loro verifica sperimentale)
  2. La totale indipendenza della ricerca scientifica da legami con la religione.
  3. L’estensione del metodo scientifico ad ogni manifestazione della vita dell’uomo, compresa quella associata che può essere oggetto di studio come un organismo.
  4. La nascita della “Sociologia” come scienza atta a indagare l’organismo societario, a individuarne malattie e soprattutto indicare possibili cure.

Comte. Il Positivismo sociale.

Il fondatore del Positivismo, Auguste Comte (1798-1857), nacque a Montpellier, studiò al Politecnico di Parigi, fu collaboratore di Saint-Simon e nel 1830 pubblicò il primo volume del Corso di filosofia positiva. Il cuore della filosofia di Comte è la Legge dei tre stadi, ossia la legge che spiega lo svolgersi del pensiero umano dalle origini ai nostri giorni. Ogni stadio descrive un modo complessivo di intendere il mondo ed i suoi fenomeni, “tre modi insomma di fare filosofia”. Lo stadio teologico rappresenta l’infanzia dell’umanità; lo stadio metafisico, la giovinezza; quello positivo la maturità del genere umano. Alle origini, l’umanità viveva in una condizione spirituale teologica, dove, in un mondo incomprensibile, ogni evento naturale era spiegato con l’intervento di cause o potenze sovrannaturali e divine. In seguito, in Grecia nacque la metafisica. Mediante essa l’uomo volle comprendere il mondo, le essenze elementari che lo compongono e le leggi che lo regolano. Nonostante in esso l’uomo abbia raffinato la propria razionalità, lo stadio metafisico altro non è se non “una semplice modificazione del precedente stadio”, in quanto sostituisce agli agenti soprannaturali principi astratti, quali il “principio di causa”, il concetto di “essenza”. Nello stato positivo, finalmente, lo spirito umano, da Galileo in poi, rinuncia a cercare l’origine e il destino dell’universo, a conoscere le cause ultime dei fenomeni, per dedicarsi esclusivamente a scoprire, con l’uso opportunamente combinato del ragionamento e dell’osservazione, le loro leggi effettive. In altre parole, il pensiero positivo rinunciando al chiedersi il “perché” delle cose si concentra esclusivamente sul “come”.


Facendo un esempio pratico, la filosofia positiva accetta che i fenomeni generali dell’universo siano spiegati dalla legge newtoniana della gravitazione (= la tendenza di tutte le molecole le une verso le altre, in ragione diretta delle loro masse e in ragione inversa dei quadrati delle loro distanze)2 che spiega una serie di fenomeni legati alla pesantezza dei corpi ed alla loro attrazione reciproca; ma rinuncia a spiegare che cosa siano, in se stesse, l’attrazione e la pesantezza, perché questo lo lascia “all’immaginazione dei teologi o alle sottigliezze dei metafisici”. A proposito dell’esempio riportato riguardo alla pesantezza ed all’attrazione, tutte le volte che si è tentato di definire questi principi, dice Comte, non si è riusciti a far altro che spiegare l’uno per mezzo dell’altro e viceversa. Quindi la scienza evita di chiedersi quale sia la natura intima degli oggetti che misura, dato che il tentativo di spiegare la natura in termini metafisici porta a contraddizioni insolubili.3


La convinzione di Comte è che tutti i fenomeni, sia quelli naturali che quelli della vita dello spirito, siano il prodotto di sistemi complessi ma scomponibili nelle loro parti semplici, meccaniche e materiali. Questo prende il nome di riduzionismo.4 Poiché tale operazione di riduzione non si attua con la stessa facilità in tutti gli ambiti del sapere, Comte propone l’organizzazione di una Enciclopedia delle scienze in senso gerarchico, che collochi le scienze secondo un ordine di complessità crescente e comprenda infine quattro scienze fondamentali. L’astronomia, la fisica, la chimica e la biologia. Dal novero sono escluse: la matematica (in quanto presupposta come il fondamento di tutte); la logica (che in quanto studio dei metodi di ogni scienza è interna a ciascuna); la psicologia (che Comte non ritiene possa mai pervenire allo stadio di scienza, poiché da essa non è possibile ricavare dati oggettivi e quantificabili). Inoltre c’è una scienza che merita a pieno titolo il posto d’onore tra quelle positive ed è la Sociologia; ad essa tutte le altre dovrebbero essere subordinate come mezzi ad un fine. La “fisica sociale”, come la chiama Comte, ha il compito di condurre la società ad una nuova e più efficace organizzazione del vivere comune ed a questo scopo deve costituirsi nella stessa forma delle altre discipline positive, ossia concepire i fenomeni sociali come soggetti a leggi naturali che ne rendano possibile la previsione, sia pure nei limiti della loro complessità superiore.


Lo scopo di ogni indagine scientifica è, infatti, la formulazione della legge -> solo la legge permette la previsione -> e solo la previsione dirige e guida l’azione dell’uomo sulla natura. Scienza, donde previsione; previsione, donde azione. La scienza è previsione, dunque azione.

Essendo l’analisi di Comte esplicitamente diretta a favorire l’avvento di una società nuova che egli chiama sociocrazia (un regime fondato sulla sociologia, corrispondente a quello teocratico, fondato sulla teologia), lo studio della società in termini scientifici diviene indispensabile.


Statica e dinamica sono le due componenti della fisica sociale. La prima corrisponde al concetto di ordine e mette in luce la relazione intercorrente tra le varie parti del sistema societario, l’altra studia lo sviluppo continuo e graduale della società. Il progresso realizza un perfezionamento incessante, per quanto non illimitato, del genere umano, ma esso non implica che una qualsiasi fase della storia umana sia inferiore alle altre. La stessa nozione di progresso implica che ciascuno stadio consecutivo sia il risultato “necessario” del precedente e motore indispensabile del seguente. Per Comte, come per Hegel, la Storia è sempre, in tutti i suoi momenti, tutto ciò che deve essere e in ciò cita De Maistre: tutto ciò che è necessario esiste.5


Avverso alle moderne idee di libertà individuale e pluralismo, Comte concepisce il suo ordine sociale come un regime assolutista altrettanto organico di quello teologico che dovrebbe soppiantare. Espresso nel Sistema di politica positiva, questo nuovo ordine positivo interviene a ripristinare l’unità, culturale e pratica, infranta dall’interregno anarchico della società moderna e mira a trasformare la filosofia positiva in una religione. Il concetto fondamentale di questa nuova società è quello di Umanità che deve prendere il posto di quello di Dio. L’umanità come tradizione ininterrotta e continua del genere umano, che ha saputo gradualmente svilupparsi nelle sue età primitive (quella teologica e quella metafisica) per giungere all’età positiva, che preannuncia la sua piena maturità. L’umanità è tributaria di un culto dotato di un cerimoniale e di una morale. Tale morale è l’altruismo. Vivere per gli altri è la massima fondamentale. Infatti, accanto agli istinti egoistici l’uomo possiede naturalmente istinti simpatici, che l’educazione positivista può sviluppare gradualmente sino a renderli predominanti sugli altri.


NOTE

1. Con l’esclusione soltanto di aree refrattarie come la Russia.
2. “Due corpi, rispettivamente di massa m1 e m2, si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle masse ed inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Tale forza ha la direzione parallela alla retta congiungente i baricentri dei corpi considerati”.

3. Caro Comte, per altri motivi e differenti scopi, questo è quello che diceva Kant.

4. È la tendenza a ricondurre la spiegazione di un dato fenomeno ad agenti quanto più elementari e meno numerosi possibile.
Lo vedremo nel dettaglio più avanti, a pag. 5.


5. Diplomatico, giurista e filosofo italiano, teorico del giustificazionismo, il conte Joseph de Maistre fu tra i portavoce più importanti del movimento controrivoluzionario che fece seguito alla Rivoluzione francese. Nato in Savoia, fu Ambasciatore del re Vittorio Emanuele I presso la corte dello zar Alessandro I.


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