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Il pensiero nell’età del progresso: Lamarck e Darwin più da vicino

mercoledì 16 luglio 2014

Verso la fine del XVIII, lo zoologo e naturalista francese Jean-Baptiste Lamarck coniò il termine biologia ed elaborò la teoria sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti. Con la pubblicazione, nel 1809, dell’opera Philosophie zoologique giunse alla conclusione che gli organismi, così come si presentavano, fossero il risultato di un processo graduale di modificazione che avveniva sotto la pressione delle condizioni ambientali.
La sua è considerata la prima teoria evoluzionista e si basa su tre principi:
  1. Il principio di mutazione in grado di render conto della varietà di specie esistenti: Lamarck riteneva che poche specie fossero riuscite a mutare nel corso degli anni.
  2. L’uso e il non uso degli arti: le specie avevano, con il tempo, sviluppato gli organi del loro corpo che permettevano di sopravvivere e di adattarsi all’mbiente. Per spiegare questa idea ricorse all’sempio delle giraffe: in un primo momento, secondo Lamarck, sarebbero esistite solo giraffe con il collo corto; queste ultime, per lo sforzo fatto per arrivare ai rami più alti, sarebbero poi riuscite a sviluppare collo e zampe anteriori e quindi ad avere quindi organi adatti alle circostanze.
  3. L’ereditarietà dei caratteri acquisiti: le specie erano in grado di tramandare i caratteri acquisiti (il collo e le zampe più lunghi nel caso delle giraffe) ai discendenti.
La teoria di Lamarck consiste nell’affermazione “l’uso crea l’organo” e questo è tramandato alla discendenza.
La teoria evoluzionista successiva ha abbandonato la teoria lamarckiana, soprattutto per quanto riguarda l’reditarietà dei caratteri acquisiti. È ormai appurato che le mutazioni somatiche non si possono trasmettere ereditariamente, perché esse non intervengono sul patrimonio genetico dell’individuo che sarà poi trasmesso alla progenie. Tuttavia, gli ultimi studi sul citoplasma, sulla clonazione somatica riproduttiva nei mammiferi e sui citoplasti universali, stanno dimostrando che tale teoria, contrariamente a quanto era stato ritenuto in precedenza, è integrabile, in alcune sue parti, con quella della selezione naturale del biologo inglese Charles Darwin (che era, tra l’altro, un estimatore di Lamarck).
Nonostante ciò, Lamarck rimane il primo scienziato a propugnare una teoria evoluzionista che affermava la mutazione delle specie nel corso del tempo (idea che sarà poi condivisa da Darwin). In questo modo, egli portava la biologia fuori dal campo della filosofia e dal creazionismo e fondava una prospettiva dinamica della storia naturale.

Charles Robert Darwin (1809-1882)
Il suo nome è legato alla teoria dell’evoluzione delle specie (animali e vegetali) per selezione naturale e per aver teorizzato la discendenza di tutti i primati (uomo compreso) da un antenato comune. Pubblicò la sua teoria sull’evoluzione delle specie nel libro L’origine delle specie (1859), che è rimasto il suo lavoro più noto. Raccolse molti dei dati su cui basò la sua teoria durante un viaggio intorno al mondo in cui visitò le isole di Capo Verde, le Isole Falkland, la costa del Sud America, l’Australia e in particolare durante la sua sosta alle Isole Galápagos. Al suo ritorno, nel 1836, Darwin analizzò campioni di specie animali e vegetali raccolti e notò somiglianze tra fossili e specie viventi della stessa area geografica. In particolare, notò che ogni isola dell’arcipelago delle Galápagos aveva proprie forme di tartarughe e specie di uccelli differenti per aspetto, dieta, eccetera, ma, per altri versi, simili.
Nella primavera del 1837 gli ornitologi del British Museum, a cui si era rivolto, lo informarono che le numerose e piuttosto differenti specie che egli aveva raccolto appartenevano tutte ad uno stesso gruppo (cui appartengono anche i comuni fringuelli). La lettura del saggio sui principi della popolazione di Thomas Malthus (1798) (in cui si teorizzava il concetto di disponibilità di risorse alimentari intesa come limite alla numerosità delle popolazioni animali) gli forniva l’idea per la teoria dell’evoluzione per selezione naturale e sessuale. Darwin ipotizzò che, ad esempio, le differenti tartarughe avessero avuto origine da un’unica specie e si fossero diversamente adattate nelle diverse isole.
Consapevole dell’impatto che la sua ipotesi avrebbe avuto sul mondo scientifico, Darwin si mise ad indagare attivamente alla ricerca di eventuali errori, facendo esperimenti con piante e piccioni e consultando esperti selezionatori di diverse specie animali. Nel 1842 stese un primo abbozzo della sua teoria e, nel 1844, iniziò a redigere un saggio in cui esponeva una versione più articolata della sua idea originale sulla selezione naturale. Fino al 1858 (anno in cui Darwin si sarebbe presentato alla Linnean Society di Londra)1 non smise mai di limare e perfezionare la sua teoria.
Con la teoria evoluzionistica Darwin dimostrò che l’evoluzione è l’elemento comune, il filo conduttore della diversità della vita. Secondo una visione evolutiva della vita, i membri dello stesso gruppo si assomigliano perché si sono evoluti da un antenato comune. La teoria evoluzionistica di Darwin si basa su tre presupposti fondamentali:
  1. Riproduzione: tutti gli organismi viventi si riproducono con un ritmo tale che, in breve tempo, il numero di individui di ogni specie potrebbe non essere più in equilibrio con le risorse alimentari e l’ambiente messo loro a disposizione (teoria di Malthus).
  2. Variazioni: tra gli individui della stessa specie esiste un’ampia variabilità dei caratteri; ve ne sono di più lenti e di più veloci, di più chiari e di più scuri, e così via.
  3. Selezione: esiste una lotta continua per la sopravvivenza all’interno della stessa specie e anche all’esterno. Nella lotta sopravvivono gli individui più favoriti, quelli meglio strutturati per sfruttare le risorse naturali messe loro a disposizione, ottenendo un vantaggio riproduttivo sugli individui meno adatti.
La selezione naturale avviene quando variazioni ereditabili vengono esposte a fattori ambientali che favoriscono il processo riproduttivo di alcuni individui rispetto ad altri. Darwin affermò che l’evoluzione di nuove specie deriva da un accumulo graduale di piccoli cambiamenti. Ciascuna specie presenta una propria serie di adattamenti, ossia di caratteristiche che si sono evolute mediante la selezione naturale; comprendere in che modo gli adattamenti si sono evoluti per selezione naturale è di estrema importanza nello studio della vita quindi nella biologia.

NOTE
1. La Linnean Society of London è la maggiore associazione del mondo per lo studio e la diffusione della tassonomia e della storia naturale, fondata nel 1788, deve il nome al celebre naturalista svedese Carl von Linné.

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