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Il Positivismo evoluzionistico

mercoledì 16 luglio 2014


Il concetto di Entropia, emerso dagli studi sulla termodinamica di Robert Clausius e allegri compagni, reintroduceva in fisica la nozione di disordine già affermata da Empedocle e quella di “asimmetria del tempo”, per la quale ogni sistema fisico isolato tende spontaneamente a un progressivo passaggio da una condizione di ordine a una di disordine, passaggio del quale il tempo lascia invariabilmente una traccia.
Le ricerche sulla biologia, allo stesso modo, sviluppano un tema già affrontato dall’Illuminismo, vale a dire la convinzione che la vita sulla terra abbia una storia e segua una sua evoluzione, ma in senso opposto a quello evidenziato dalla termodinamica, poiché la traccia lasciata dietro di sé dal tempo evidenzia il lento affermarsi di una organizzazione.1
Il primo tentativo di sistematizzare l’idea di un processo evolutivo della vita lo dobbiamo a Jean Baptiste Lamark (1744-1822). Nella sua Filosofia Zoologica (1809) e nella Storia Naturale degli invertebrati (1815-1822) egli enunciava la sua “teoria di trasformismo biologico”, fondata sulla ipotesi di un’originaria tendenza della vita ad organizzarsi in forme sempre più complesse e ramificate. Tale intuizione, osteggiata dai sostenitori del fissismo come Georges Cuvier (1769-1832), rimase inascoltata. Ad essa, Georges Cuvier (1769-1832) oppose “la teoria della catastrofi”, che postulava la sparizione delle specie fossili ad opera di cataclismi che periodicamente hanno distrutto sulla terra le specie viventi. Dobbiamo attendere fino alla seconda metà del secolo perché l’evoluzionismo riprenda vigore su solide basi scientifiche, con l’intervento di Charles Darwin.
In termini filosofici l’“evoluzionismo positivistico” è l’indirizzo di pensiero che consiste nell’assumere il concetto biologico di evoluzione, desunto dalle dottrine di Lamark e Darwin, quale fondamento di una teoria generale della natura e nell’identificare nella stessa evoluzione la manifestazione di una realtà ignota e infinita. Condizionata dal presupposto romantico, che il finito sia manifestazione dell’infinito, tale teoria evoluzionistica generale presuppone che i singoli processi evolutivi, accertabili frammentariamente dalla scienza in alcuni aspetti della natura, siano saldati, gli uni agli altri in un processo unico, universale, continuo e necessariamente progressivo. Visto sotto questo aspetto l’evoluzionismo positivistico è l’estensione al mondo naturale del concetto di Storia elaborato dall’idealismo romantico.
Se il presupposto filosofico dell’evoluzionismo è il principio idealistico dell’infinito che si realizza nel finito, il punto di partenza di fatto è la teoria biologica, avanzata da numerosi studiosi (Buffon, Lamarck, Lyell) della “trasformazione della specie”, che ebbe la definitiva dimostrazione soltanto con le osservazioni e gli esperimenti di Charles Darwin (1809-1882), il quale, nel 1859, diede alle stampe L’origine della specie.
Il nucleo della teoria di Darwin si fonda sulla legge della “selezione naturale”, la quale viene desunta dall’osservazione di due ordini di fatti.
  1. L’esistenza di piccole variazioni organiche che si verificano negli organismi viventi nel corso del tempo sotto l’influenza delle condizioni ambientali.
  2. La lotta per la vita osservabile negli individui delle varie specie che tendono a moltiplicarsi in progressione geometrica (tale legge è desunta dalla dottrina di Malthus).
Da ciò consegue che gli individui che presentano mutamenti organici più vantaggiosi hanno maggior probabilità di sopravvivere nella lotta per la vita, e in virtù del principio di ereditarietà vi sarà maggior tendenza a conservare, nelle generazioni future, i caratteri accidentali acquisiti.
La teoria ci dice che la natura ha selezionato gli individui più resistenti e scartato quelli “inadatti”, e questo vale anche per le specie, alcune delle quali sono sopravvissute ed altre no, e di queste ultime rimangono tracce nei residui fossili. Per Darwin “la selezione naturale agisce solamente per il bene di ciascun individuo […] e tenderà a progredire verso la perfezione”. Attraverso l’opera di Darwin la scienza ha inserito l’intero mondo degli organismi viventi nella storia progressiva dell’universo, e per quanto Darwin si fosse definito “agnostico” riguardo alla credenza in una “finalità” superiore della natura l’intera struttura della sua teoria si fonda sul presupposto dell’idea di progresso che dominava il clima romantico dell’epoca.2


NOTE
1.Vedi in proposito: Jacques Monod, Il caso e la necessità.
2. Il termine “Agnostico” è stato creato dal naturalista Thomas Huxley che, nel 1869, giunse a considerazioni evoluzionistiche analoghe a quelle di Darwin e che di lui divenne fervido seguace. Il termine implica un riferimento all’impossibilità di trovare, nel dominio della scienza conferme o disconferme decisive delle credenze religiose tradizionali.
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