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INTELLETTUALI E PUBBLICO DELL'ETÀ UMANISTICA

martedì 15 luglio 2014

Per quanto riguarda le varie tipologie d’intellettuale che si possono incontrare durante l’Umanesimo occorre ricordare che la formula politica della Signoria penetra nella città di Firenze con un certo ritardo, e quindi in questa città sopravvive per i primi decenni del ‘400 la tipica figura d’intellettuale comunale: cioè il cittadino che non trae il suo sostentamento dalla professione d’intellettuale, ma da altre attività o professioni, e che partecipa alla vita politica e civile del Comune, ricopre cariche pubbliche e sostanzia ciò che scrive delle sue idealità civili.

Si tratta dei rappresentanti del primo Umanesimo fiorentino, l’UMANESIMO CIVILE, appunto, come ormai si usa chiamarlo. (Coluccio Salutati, Poggio Bracciolini, Leonardo Bruni, Niccolo Piccoli).
E’ una figura che non scomparirà del tutto a Firenze anche in seguito, grazie al ritorno a forme repubblicane: sarà il caso di Macchiavelli ai primi del ‘500.

L’intellettuale cortigiano:
Ma il tipo di’intellettuale che diviene dominante è quello cortigiano, che si colloca e agisce nell’ambiente della corte.
Spesso questo intellettuale è un nobile oppure il signore stesso come Lorenzo dei Medici, oppure un aristocratico che non ha bisogno dello stipendio del signore, come Matteo Maria Boiardo; ma questa è un’eccezione e non la norma.
Il caso più comune è quello dell’artista che è alle dipendenze di un Signore e ne riceve protezione e mantenimento in cambio dei suoi servizi. Che differenze ci sono tra questo tipo d’intellettuale cortigiano e l’intellettuale dell’età comunale:
  1. la subordinazione al potere e la perdita della propria autonomia;
  2. il cortigiano è uno specialista delle lettere, che si dedica interamente all’attività letteraria, e da questa trae sostentamento. Non è detto che per forza debba essere uno scrittore di opere d’arte, ma può svolgere anche la mansione di precettore dei figli del signore o quella di ambasciatore o di funzionario.
  3. In questa età i principi di solito sono molto liberali e tendono a concedere molta autonomia ai letterati cortigiani. La situazione cambierà nella seconda metà del ‘500 in piena età controriformistica.
  4. L’unica possibilità che si offre all’artista, se vuole sfuggire al condizionamento e alle dipendenze del Signore è la condizione clericale, che offre notevoli vantaggi materiali. Questa era già stata la scelta del Petrarca e del Boccaccio. Alcuni di questi intellettuali riuscirono anche a fare carriera nelle gerarchie della Chiesa: il dotto umanista Enea Silvio Piccolomini riuscì anche a diventare Papa. (Pio II).
Le lettere godono nel Quattrocento di grande considerazione: esse sono il centro del sistema culturale, la base della formazione della persona, vengono definite litterae humanae. Solo chi ha qualità letterarie si ritiene possa partecipare a pieno titolo alla vita di corte. Il letterato ha in questa epoca una grande considerazione di sé, egli ritiene di essere il depositario dei valori più alti della civiltà e di svolgere una funzione centrale e insostituibile , quello di elaborare i principi che regolano la vita collettiva e di formare i ceti dirigenti. A questa coscienza corrisponde anche un grande prestigio sociale: i letterati sono ricercati, riveriti, ammirati.

La mobilità degli intellettuali nello spazio.
Un’altra caratteristica tipica degli intellettuali in questo periodo è la loro estrema mobilità nello spazio. L’Italia possiede una grande quantità di centri di produzione culturale: Milano, Mantova, Ferrara, Urbino, Firenze, Roma, Napoli, Venezia.
I letterati si spostano tra queste sedi cercando la sistemazione migliore e più conveniente e questo continuo movimento è fonte di una circolazione viva di idee, quindi favorisce una sostanziale omogeneità culturale che ha queste caratteristiche:
  • Il culto dei classici;
  • La loro imitazione,
  • Il culto delle lettere come l’attività in cui risiede la stessa humanitas;
  • L’idea laica della dignità dell’uomo.
Il pubblico.
Il pubblico di questa età è diverso da quello dell’età comunale. Cosa è successo nel Due e Trecento? Si è avuta un grande processo di assimilazione culturale, in cui i ceti emergenti si appropriano della cultura che serve alla loro affermazione sociale e politica, per cui traduzione e divulgazione diventano la forma mentale più diffusa.
La cultura umanistica è invece strettamente elitaria. A ciò contribuisce anche il ritorno al latino, che torna a essere la lingua ufficiale dell’alta cultura. (Un la tino raffinato modellato sui classici).
La produzione umanistica è un circuito chiuso, nel senso che gli intellettuali scrivono quasi esclusivamente per altri intellettuali, che hanno lo stesso livello di cultura.
Anche quando si torna di preferenza al volgare nella seconda metà del ‘400 la situazione non cambia di molto, perché si tratta ancora di una lingua volgare che si rivolge alle elites colte che parlano una lingua aristocratica e modellata sugli schemi latini classici.
Si crea un distacco tra la cultura alta e la cultura popolare, che si affida all’oralità e resta limitata al campo religioso. Questo pubblico “basso” è estraneo alla nuove idealità umanistiche.
Questa situazione incomincia a cambiare con l’introduzione della stampa, che favorisce maggiore alfabetizzazione e diffusione della cultura.

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