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La crisi dell’impero e della chiesa in Italia

mercoledì 30 luglio 2014


Nel Nord di Italia, nonostante la vivacità della vita cittadina, mancava un centro Domenico di Guarniti' (1170-1221 ca), e quello dei Francesca­ni, fondato da Francesco d'Assisi (1181-1226).
politico unificante. Al particolarismo feudale, che nel Sud creava perpetui conflitti tra i diversi signori, si sostituiva un fenomeno non meno negativo, il particolarismo municipale, che contrapponeva tra loro le varie città. La funzione universale affidata all'autorità dell'imperatore e a quella del papa risultava infatti sempre più svuotata di contenuti reali. Dopo la morte di Federico II (1250), vi è una vera e propria vacanza del potere imperiale in Italia, poiché i suoi successori non si occupano più dei loro domini d'oltralpe, presi dalla necessità di consolidare quelli germanici. Questa crisi del potere universale dell'Impero consente ai Comuni italiani di affermare appieno la loro autonomia. Ciò favorisce lo sviluppo civile ed economico, ma lascia libera facoltà di esplodere alle tensioni municipali, cioè alle continue guerre delle città tra di loro e delle fazioni rivali all'interno di esse. Anche la presenza dello Stato della Chiesa in Italia, nei suoi complessi e mutevoli rapporti con l'autorità imperiale, non costituisce un fattore di coesione e di stabilità, ma, al contrario, contribuisce a creare situazioni aspramente conflittuali. La Chiesa, che cerca di difendere e di ampliare i propri privilegi, sia politici sia territoriali, non cessa infatti di partecipare alle vicende del tempo, in un complesso gioco di alleanze e di lotte, che coinvolgono l'Impero, le monarchie nazionali e l'emergente forza dei Comuni. Dopo un aspro conflitto con la forte monarchia nazionale francese, ai primi del Trecento la Chiesa vede iniziare un lungo periodo di crisi e decadenza, che si concreta nel trasferimento della sede papale ad Avignone, durato ben settant'anni Per altro verso, la Chiesa è impegnata sul fronte, per così dire interno, dei problemi religiosi. Particolarmente delicato e difficile risulta Patteggiamelo da tenere nei confronti dei movimenti spirituali, spesso ereticali, che nascono dal basso e rappresentano le esigenze di un profondo rinnovamento della vita e dei costumi ecclesiastici; esigenze che, da un lato, esprimono voci di protesta popolare nei confronti delle ingiustizie sociali, dall'altro si propongono di contrastare la decadenza e la corruzione della Chiesa, per riportarla alla purezza evangelica delle origini. In questo complesso intrecciarsi di motivazioni di tipo ereticale o più semplicemente riformatore si collocano la fondazione e il ruolo degli ordini mendicanti, caratterizzati da un forte richiamo alla povertà: quello dei Domenicani, creato da Domenico di Guarniti' (1170-1221 ca), e quello dei Francesca­ni, fondato da Francesco d'Assisi (1181-1226).

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