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La situazione politica dell’Italia del Due e Trecento

mercoledì 30 luglio 2014


Rammentazione politica, esperienze di autogoverno cittadino, la monarchia di Federico II e lo stato della Chiesa
Il panorama politico dell'Italia nel periodo che ci interessa vede una netta
bipartizione tra il Centro-Nord della penisola e il Sud. Nell'area settentrionale e centrale, come vedremo, si era affermata a partire dal secolo XI una fitta rete di città politicamente autonome, i Comuni, forme di organizzazione politica nuove, rivoluzionarie rispetto al sistema feudale: erano città che, in concomitanza con la rinascita economica e demografica del Mille, avevano assunto un ruolo sempre più importante dal punto di vista commerciale e rivendicavano pertanto una loro autonomia di governo rispetto all’imperatore (germanico). I comuni erano dei piccoli stati autonomi, che si governavano con ordinamenti repubblicani, fondati sui consigli dei cittadini più influenti (i ceti subalterni erano esclusi dai diritti politici) e cariche pubbliche elettive. Essi estesero il loro dominio anche sul territorio circostante, il contado, strappandolo ai signori feudali.
Mentre l’Italia centro-settentrionale conosce l’esperienza politica dei comuni, quella meridionale, invece, è stabilmente retta da forme monarchiche: prima il regno normanno, poi quello degli Svevi, infine, la dinastia angioina che si installa a Napoli e quella aragonese che s'impadronisce della Sicilia. Mentre nel Nord l'affermarsi delle città indebolisce progressivamente il sistema feudale, nel Sud esso rimane forte e diffuso. L'imperatore Federico II di Svevia (1220-50) cerca di contrastarne il particolarismo, organizzando saldamente lo Stato attraverso un apparato efficiente di funzionari imperiali, ma l'avvento degli Angioini ridà pieno vigore alla feudalità. Nell'Italia centrale si era poi consolidato lo Stato della Chiesa, una particolare monarchia di tipo teocratico, in cui il potere temporale e quello spirituale erano nelle mani della stessa persona, il pontefice. Quindi, mentre nelle città del Centro-Nord si svilupparono una vivace vita civile ed un'intensa vita economica basata sullo scambio, nello Stato della Chiesa e nel Sud le strutture sociali ed economiche rimasero più arretrate e statiche. Questa bipartizione, gravida di conseguenze per il futuro sviluppo politico e sociale dell'Italia, influenza anche la vita culturale del basso Medio Evo, segnando in modo spiccato la fisionomia delle diverse zone e dei diversi centri.

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