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LE IDEE E LE VISIONI DEL MONDO: L’Umanesimo

martedì 15 luglio 2014

Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento si diffonde tra gli uomini di cultura italiani il mito di una RINASCITA della civiltà classica nella letteratura, nel pensiero, nelle arti figurative, nella vita politica e civile.
L’idea della rinascita presuppone l’dea di una morte, di un tramonto della civiltà, di una decadenza. Si forma parallelamente il concetto di media aetas, di un’età di mezzo di barbarie, come uno schermo frapposto tra l’età aurea e perfetta della classicità e il presente sentito come età nuova.
L’età di mezzo, il Medio Evo avrebbe corrotto e travisato il messaggio dei classici piegandolo a esigenze estranee alla sua originalità e si sente ora l’esigenza di ripulire quel messaggio da tutte quelle incrostazioni che lo avevano appesantito.

In che misura questo concetto corrisponde alla realtà? Oggi noi abbiamo smesso di considerare il Medioevo come un’epoca di barbarie e di rozzezza, ma anzi abbiamo un’idea di quel periodo come un’epoca originale e di grande civiltà che ha prodotto grandi capolavori in tutte i campi, e che conservò e protesse il messaggio di classici assimilandolo alla propria visione del mondo. Non si tratta quindi di una civiltà inferiore, ma di una civiltà con altre caratteristiche.
Anche in età medioevale abbiamo dei personaggi che precorrono lo spirito umanistico, ma ora gli umanisti hanno la piena coscienza che quel processo è ormai maturo.


Il rapporto coi classici.
Ma cosa vedevano nei classici gli uomini del Quattrocento che i loro predecessori non vedevano? In primo luogo si ha una diversa visione della realtà.
Il Medioevo aveva una concezione del mondo di tipo TEOCENTRICO: Dio era posto al centro dell’universo come unico motore di tutta la realtà e autore della storia, che era vista come u prodotto di un disegno provvidenziale.

Con l’Umanesimo afferma una visione ANTROPOCENTRICA, in cui l’uomo pone se stesso al centro della realtà, come protagonista e autore della propria storia, che ha proprie leggi immanenti.

Questa visione ha grandi riflessi sul modo di concepire l’uomo.
  • Nel Medioevo l’uomo era visto come una creatura fragile ed effimera, condannata dal peccato originale, in continuo e instabile equilibrio tra le tentazioni della carne e le aspirazioni mistiche, la sua vita sulla terra era solamente un periodo di transito e di passaggio, perché la vera vita sarebbe stata quella celeste. Era una visione pessimistica dell’uomo, che pur dotato di libero arbitrio poteva scegliere unicamente tra bene e male, quindi salvarsi o considerarsi dannato.
  • Ora si afferma una visione più ottimistica della vita terrena e dell’uomo: egli appare più sicuro di sé, più ricco di forze, capace di contrastare le avversità del destino o della fortuna con la propria energia e la sua intelligenza, non c’è più una scelta biunivoca limitata al bene e al male, le possibilità sono più ampie. Ecco che l’uomo vive di una nuova dignità.
  • Come l’uomo domina la realtà esterna, così può dominare se stesso: non esiste più il distacco tra facoltà spirituali e corpo, ma la possibilità di un armonico equilibrio, che esalta tutte le potenzialità dell’uomo.
  • Si ha la rinascita del corpo non più condannato per la sua pesantezza carnale o la sua corruttibilità, ma ammirato e celebrato nelle sue forme e nella sua bellezza.
  • L’uomo ora tende a dominare le sue passioni in modo razionale, raggiungendo una sua serenità interiore.
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