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LE STRUTTURE POLITICHE, ECONOMICHE E SOCIALI DELLA LINGUA iTALIANA

martedì 15 luglio 2014


Alla fine del Duecento, si delineava in varie città italiane una nuova forma di governo, LA SIGNORIA, iniziava a prendere il posto del COMUNE.
I conflitti tra le fazioni comunali si facevano sempre più aspri e insanabili, e ciò aveva consentito a individui singoli o a famiglie d’imporre il loro dominio personale; in altri casi proprio il bisogno di pace e di stabilità aveva indotto i cittadini a consegnare il potere nelle mani di un SIGNORE, che fungesse da arbitro e mediatore delle contese.
  • In questo caso la Signoria nasceva con una forma di legittimazione popolare e non vi era apparente soluzione di continuità nelle istituzioni di governo, anche se queste risultavano svuotate di fatto.
  • Altre volte è il prestigio economico o militare o la forza che fa salire alla ribalta il Signore, e quando ciò accade la Signoria non è un esperienza temporanea, ma una vera e propria rivoluzione politica che permette alla famiglia del Signore di trasmettere il potere ai propri discendenti.
  • Il potere dei Signori viene spesso legittimato da titoli feudali concessi dall’Imperatore o dal Pontefice. Così la Signoria si trasforma in Principato. Si avranno in questo modo i Ducati di Milano, Ferrara, Mantova, Urbino.
  • Un’eccezione in questo panorama è costituita da Firenze che continua ancora nei primi decenni del ‘400 a reggersi secondo gli ordinamenti comunali, ma anch’essa nel 1435 passa sotto la Signoria di Cosino de’ Medici, appartenente a una ricchissima famiglia di mercanti e di banchieri. Ma bisogna dire che già alla fine del ‘300 gli ordinamenti comunali a Firenze sono solo una facciata, poiché il potere è in mano a un ristretto gruppo di famiglie ricche e potenti.
CARATTERI DEL POTERE SIGNORILE.
  1. Nel ‘400 si ha la scomparsa dei governi repubblicani, fondati su magistrature e consigli elettivi, su una base sociale relativamente ampia, a cui concorrono diversi ceti. Si affermano al loro posto forme di potere autoritario e gerarchizzato, concentrate nelle mani di un singolo e trasmesse ereditariamente.
  2. Il signore si circonda di persone a lui fedeli e da lui scelte, e di funzionari a lui devoti e obbedienti.
  3. Il Signore governa autonomamente e decide la politica estera e interna, amministra la giustizia, e imposta la politica culturale. Attorno a lui si crea una CORTE, di cui fa parte non solo il personale politico, che amministra lo stato, ma anche un vasto stuolo di intellettuali e artisti.
  4. Il MECENATISMO: il Signore ama circondarsi di intellettuali e uomini di cultura, ama proteggere le arti, per ricavarne prestigio presso gli altri stati e i sudditi, ma anche per assicurarsi il consenso. In questo senso si parla di mecenatismo (dal nome del ministro di Augusto, Mecenate, che proteggeva e dava lavoro agli artisti). Questo atteggiamento fa si che nel corso del ‘400 l’Italia diventi la patria dell’arte mondiale.
  5. Il CITTADINO del COMUNE si trasforma in SUDDITO della SIGNORIA. A questo splendore intellettuale fa riscontro uno spegnersi della dialettica politica e della vita civile, in confronto al fervore e alla passione che caratterizzava la vita comunale. Non esistono più i presupposti per la partecipazione dei cittadini alla conduzione del potere. Il cittadino si uniforma alle decisioni di uno solo: il Signore. Il cittadino non partecipa più alla vita della città neanche come soldato perché il principe preferisce assoldare delle milizie mercenarie straniere.
  6. Si ha quindi una netta separazione tra potere che viene gestito dall’alto e la società civile: il palazzo è lontano dalla piazza. Il Signore vive lontano dagli umori dei cittadini, circondato unicamente dai suoi funzionari e da una corona di intellettuali che spesso usa per pavoneggiarsi in pubblico. Il modo della Corte è un mondo chiuso. Al potere del signore non fa da contrappeso nessuna opposizione. Ci sono si delle congiure, come quella dei Pazzi a Firenze nel 1478 contro i Medici, ma queste operazioni non mirano mai restaurare le libertà comunali, ma piuttosto a sostituire una Signoria con un’altra. Nasce lo spirito cortigiano.
  7. Le Signorie più potenti tentano di espandere il loro territorio a danno delle città vicine: si crea un sistema di stati a dimensione regionale, e fra tutti questi stati nella prima metà del secolo ’400 ci sono delle lotte continue, interrotte dalla pace di Lodi (1454) con la quale si avrà l’inizio di un periodo di pace fino al 1494.
  8. Si tratta della politica dell’equilibrio voluta dal grande Lorenzo dei Medici signore di Firenze. Questo equilibrio e la pace che ne consegue consentono uno sviluppo economico notevole e una fioritura artistica mai vista prima, ma impediscono anche il formarsi di una solida entità statale unitaria in Italia. E ciò costituisce una minaccia potente nei confronti delle mire espansionistiche dei potenti stati europei come la Francia, la Spagna o l’Impero germanico. Queste sono le radici della debolezza e crisi di fine secolo, che porterà alla perdita d’indipendenza degli stati italiani.
ECONOMIA E SOCIETA’.
Dal punto di vista economico gli ultimi decenni del ‘300 erano stati segnati da una forte depressione, causata da epidemie e carestie, che avevano provocato un calo demografico e un abbassamento del tenore di vita. Nel corso del ‘400 si ha una lenta ripresa, le città più importanti mantengono la loro prosperità.
Ma il dato più importante è una riconversione degli investimenti in ATTIVITA’ AGRICOLE, un ritorno alla terra.
Molte famiglie di antica ricchezza preferiscono ai commerci l’investimento nei terreni ritenuti più al riparo dai crolli finanziari. Si rallenta così quella capacità imprenditoriale che aveva caratterizzato la vita comunale e urbana nei secoli precedenti. Lo spirito d’intrapresa viene meno e questo lo si riscontrerà anche in un mutamento di mentalità.
La grande borghesia cittadina che aveva prosperato con i commerci preferirà ora assimilare il suo status e il suo modo di vita a quello della grande nobiltà, accantonando il commercio e investendo sulla terra.
Come gli antichi nobili anche questi borghesi arricchiti vogliono gareggiare con loro nello sfarzo delle abitazioni, nella grandiosità delle feste e delle cerimonie, nell’esibizione pubblica di girelli e abiti sfarzosi. Si diffonde uno stile di vita, per le classi abbienti, improntato all’edonismo, alla ricerca del piacere, della gioia del vivere, del lusso esteriore.
E questi modi di vita si riflettono nelle nuove concezioni umanistiche che propongono un’esaltazione laica dei valori della vita terrena. Un libro di culto per questi personaggi è il Decameron di Boccaccio che fonde i valori aristocratici della cortesia con i nuovi valori borghesi.
Ma il distacco che separa le elites colte e ricche con il popolo dei contadini si fa sempre più evidente, per i contadini si tratta di vivere un continuo e buio Medioevo. I progressi culturali e sociali che caratterizzano quest’epoca sono circoscritti unicamente a una ristretta cerchia di persone: gli intellettuali, il signore mecenate, i suoi funzionari, le famiglie nobili. Gli strati inferiori non sono investiti da questa rivoluzione che riguarda la mentalità e il modo di produrre cultura, ma continuano a vivere nella superstizione e nell’ignoranza.
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