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LE TEORIE DELLA CRITICA LETTERARIA

mercoledì 30 luglio 2014

Metodi = ipotesi di lavoro da verificare -> i metodi nuovi non soppiantano i precedenti, ma devono essere tenuti in considerazione (non come regole fisse, ma tenuti presenti)

I nostri antenati
La critica è sempre stata oggetto di obiezioni quando è applicata all’arte e alla poesia: queste derivano da un criterio di bellezza che sfugge al ragionamento, è impossibile cercarne una spiegazione. Da questo presupposto
  • l’arte può risultarne sminuita, in quanto vista come “senza ragione”
  • l’arte viene elevata ad un livello superiore (la sacralità dell’arte), il sublime (oltre il limite) e non vi è ragione di applicarvi la critica
Platone accenna a entrambe le possibilità
  • Nella Repubblica è contro le imitazioni, le favole false dei poeti
  • In Jone (un dialogo) paragona la poesia a un sacro furore (manìa) da cui si è invasi o no e assimila il poeta a un essere divino; l’ascoltatore è travolto dal sublime
Nel corso del tempo (500. 700, sentimentalismo romantico 800, oggi…) permane la concezione di arte sublime, ed è malvista la critica che giudica e separa.

Storia del Trattato
Il Trattato è un’attività critica che lavora sui testi per la costruzione di un modello che deve essere aperto: ogni buona critica deve tener conto delle precedenti esperienze.
Aristotele è il primo ad utilizzare questa forma di critica: nella “Poetica” considera la letteratura come un modo di rappresentazione, una forma di imitazione. Individua altri generi, oltre a quelli già identificati da Platone, classificati in base ai modi, ai mezzi (versi o prosa) e agli oggetti (persone nobili o meno) coinvolti. Obiettivo del trattato è spiegare come dev’essere un opera per riuscire perfetta, per comunicare con il pubblico; il trattato detta un modello per il futuro e un metro di giudizio per ciò che già esiste.
L’ideale di bellezza è legato all’unità dell’opera, all’armonia. E l’effetto sul destinatario non è una mania, come per Platone, ma una catarsi: i sentimenti che scaturiscono sono mediati dalla presa di coscienza dello spettatore.
Orazio “Arte Poetica”, riprende le teorie di Aristotele rendendole più in forma di consiglio che non di norma; crea una serie di suggerimenti su come dovrebbe essere uno scritto (1 tema – tono confacente – personaggi tradizionali mantenuti tali – personaggi costanti – conveniente – equilibrato – non contraddittorio)
500: i trattatisti del ‘500, seguaci di Aristotele, al contrario di Orazio, ne esagerano alcuni aspetti (criterio di unità, catarsi) e, grazie ad una profonda analisi si allarga la ricerca sui generi.
Ludovico Castelvetro: adotta la logica della verosimiglianza integrandola con il ragionevole; esalta l’autocoscienza (polemica con il furore)
Giordano Bruno: (condannato x eresia) polemica contro le regole e classificazioni, inapplicabili alla poesia
600: i trattatisti spiegano che l’imitazione dei grandi autori va intesa come emulazione del loro genio, e non come pura imitazione (-> acutezza): Baltasar Gracian, Emanuele Tesauro (barocchi) cercano di attirare l’attenzione del destinatario e sorprenderlo aggiungendo alla verosimiglianza la capacità di insaporire con invenzioni novità (-> maraviglia)
Tuttavia, vi è un ritorno ai classici con Nicolas Boileau che recupera Orazio con il suo equilibrio, naturalezza ed armonia, anche per conquistare il piacere del pubblico.
700: il trattato (Gianvincenzo Gravina) fa ancora riferimento ad una regola razionale, ai classici e alla chiarezza, ma i modelli devono essere riadattati ai gusti moderni. Si accenna all’interpretazione (Lessing), un lavoro critico che serve per scoprire il vero senso delle letture; il critico deve individuare il valore dell’opera

Il Commento: forma di critica che rende il testo più comprensibile, più diffondibile. E’ una pratica pluralista (commenti di vario tipo e da varie fonti, es. commento filologico -> per ritornare a un testo corretto, originale) che semplifica l’opera. Necessita di un’interpretazione -> Ermeneutica: arte dell’interpretazione.
Nel Medioevo l’interpretazione diventa molto importante perché legata alla diffusione delle Sacre Scritture (accederne al senso mistico) ed è molto controllata dalle autorità ecclesiastiche.
Interpretazione non significa ridurre i significati a quelli più ovvi, ma spiegare meglio per far emergere altri significati nascosti. Se ne possono individuare 4 secondo la dottrina del 4 sensi:
  • Letterale -> ciò che i fatti narrano
  • Allegorico -> la verità a cui i fatti rimandano
  • Morale -> ordini e consigli che si possono ricavare per le nostre azioni
  • Anagogico -> proiezione nella prospettiva della storia della salvezza, legato alla vita eterna
Dante include nel Convivio un autocommento a margine per renderlo più fruibile: spiegando il senso letterale per arrivare a quello allegorico, si ottiene un ampliamento delle conoscenze (arricchimento culturale)
C’è sempre il rischio però di un’interpretazione troppo arbitraria.
Benedetto Spinoza: divide “verità” e “senso” (senso letterale): il senso può essere stabilito (con criteri filologici), ma la prima è soggettiva (teoria rivolta verso le imposizioni interpretative della Chiesa)
Anche Diderot (700) scrive che la verità non è allo stesso livello del senso (Lettera ai sordomuti); bisogna cogliere lo spirito di uno scritto.
700/800 -> Schleiermacher: Ermeneutica romantica (psicologica) -> interpretazione dell’autore, delle sue caratteristiche psicologiche.

Critica militante
Mentre nel passato la Critica aveva principalmente una funzione emendatrice (Orazio -> il critico è giudice severo che depenna i malvagi [Aristarco] -700 Boileau -> consigli e rimproveri, con toni più aspri; nessun modello viene preso in assoluto, neanche i grandi) nel 700, grazie all’introduzione di nuovi strumenti (giornali e riviste) si assiste anche a un cambiamento.
Il nuovo critico (militante) non si pone ne prima dell’opera (trattatista) ne dopo (commentatore); ma interagisce con i testi sia rimanendo fuori dalla scena (Addison) sia prendendone posizione come nel caso di due periodici italiani
  • The Spectator (‘700 inglese) rivolto a un vasto pubblico (letteratura trattata in maniera accattivante)
  • La Frusta” (Giuseppe Baretti) -> giudica severamente (Aristarco Scannabue), richiamando il buon gusto e il buon senso
  • Il Caffè” (Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria ) -> Sia il titolo, sia l'impostazione del periodico erano nuovi nella tradizione italiana. Il titolo prendeva ad esempio i periodici inglesi di Addison e serviva a presentare la rivista come punto di raccolta delle discussioni che si tenevano in un caffè, gestito dal greco Demetrio, che era divenuto un luogo d'incontro per dibattere di argomenti politici e sociali. L'impostazione era completamente diversa dalle riviste dell'epoca più che altro legate a interessi eruditi o ad espressione delle varie Accademie. Fa parte di un progetto di risveglio culturale; contestata l’autorità dei precetti formali; non bisogna fermarsi su un piccolo difetto ma valutare l’effetto d’insieme dell’opera.

Dibattito sul gusto
David Hume (Regola del Gusto): c’è una gran varietà di gusti e la bellezza non è una qualità intrinseca dell’oggetto ma risiede nella mente di chi lo guarda; ognuno percepisce una bellezza diversa, anche se di base vi è una struttura mentale che predispone a provare piacere per determinate cose
Per Burke, le differenze dei giudizi sono differenze di grado che dipendono dalle doti naturali e dall’esercizio.
Immanuel Kant (Critica del giudizio) giudicare bello qualcosa significa accorgersi che è in accordo con le nostre facoltà conoscitive; il giudizio rimanda quindi a un senso comune -> si può sperare nel consenso degli altri. Sul gusto non si può disputare ma contendere.
Il gusto buono è quello disinteressato, universale, senza scopo, su cui tutti devono essere d’accordo necessariamente, senza caratteri concretamente sensibili. Il giudizio estetico nasce dall’armonia tra immaginazione e intelletto (aumento di carica vitale). Aumenta il senso dell’arte: la poesia è l’esposizione di un concetto cui si accumulano molte altre idee con il risultato di fortificare l’anima.

Con l’età moderna nasce la necessità di una comprensione storica dei testi letterari, della loro evoluzione. La storia influenza i testi che si sviluppano a fasi, come la vita umana. La poesia rappresenta una fase iniziale, conoscitiva. La storia può influenzare il giudizio del critico in vari sensi, dal rifiuto alla totale accettazione delle opere.

Gianbattista Vico (Scienza nuova) -> la storia influenza i testi; il loro sviluppo è come quello delle fasi della vita umana (porgimenti, progressi, stati, decadenze e fini); la letteratura – poesia è nella fase iniziale, quindi ha valore conoscitivo e sociale
La considerazione storica come influenza il giudizio di valore? Modi diversi, dal rifiuto all’assoluzione
Bettinelli: la storia serve a giustificare i limiti storici dei grandi del passato, pone quindi un distacco con la storia
Hohann Gottfried Herder: la considerazione storica porta tolleranza e giustificazione verso le opere passate, perché bisogna considerare l’apporto di valori del passato.
La storia è distaccata dalla critica? In realtà, anche se si dichiara distaccata dal materiale, l’arte è spesso interessata -> approfondimento di Bertold Brecht
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