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"Morte a Venezia", Analisi e confronto fra l ́opera di Thomas Mann e quella di Luchino Visconti

giovedì 10 luglio 2014


Su T. Mann e Luchino Visconti e il loro stimolo verso l'opera
Il romanzo Morte a Venezia vide la luce nel 1912. L ́autore, Thomas Mann (1875- 1955), disse, riguardo all’opera che essa era quasi completamente basata su un viaggio a Venezia che affrontò insieme a sua moglie, Katia. La gente e l'esperienza di Venezia divennero un modello per la sua storia a tal punto che “not a single feature was invention: the suspicios gondolier, the boy Tadzio and his family-everything was real, needed only to be put in the story.” Katia descrive il modello del personaggio di Tadzio come: “an extremely attractive boy of about thirteen [...] whose appearance captivated my husband.” Thomas Mann riceve il Premio Nobel per Letteratura nel 1929 e su Morte a Venezia disse: “Hér kemur allt heim og saman, allt gengur upp, kristallinn er tær .”
 
Il film Morte a Venezia di Luchino Visconti (1906-1976) è girato nel 1971, sedici anni dopo la morte di Mann. Il romanzo di Mann è pubblicato poco prima della Prima Guerra Mondiale ed è spesso interpretato come simbolo della tensione che regnava in Europa in quel periodo. Il film di Luchino Visconti è invece girato negli anni settanta, periodo caratterizzato da nuove idee e senso di libertá. 

Visconti, già regista maturo e celebrato, era noto in tutto il mondo come uno dei padri del neorealismo, per film come Ossessione (1943), La terra trema (1948), Bellissima (1951) e Rocco e i suoi fratelli (1960). Visconti aveva però abbandonato questo stile oggettivo che rispecchia prima di tutto i problemi sociali della classe operaia e i suoi film erano divenuti più personali e più raffinati. I suoi ultimi film, tra cui Morte a Venezia, evidenziano sia la disintegrazione morale ed economica delle famiglie aristocratiche, sia la decadenza della borghesia. È interessante notare che lui stesso discendeva da una famiglia aristocratica e avendo la possibilità di finanziare i propri film, era un privilegiato, nel suo campo artistico. Fin da giovane fu in buoni rapporti con grandi artisti dell’epoca, uno dei quali, Jean Rénoir, lo introdusse nel mondo del cinema. 

Dal romanzo al film
Morte a Venezia, il romanzo di Thomas Mann, tratta di un celebrato scrittore tedesco di nome Aschenbach, che trascorre solitamente le stagioni estive a scrivere nella sua casa di villeggiatura ma che all’improvviso sente nel suo animo l ́impetuoso desiderio di viaggiare. Dopo una settimana e mezzo vissuta su un’isola del Mar Adriatico, scopre di non essere nel posto giusto. Vuole invece andare nella meravigliosa Venezia. Arriva nella città lagunare col vaporetto e poi prende la gondola fino all’isola del Lido, dove ha prenotato in un albergo lussuoso. Nella sala della colazione nota una famiglia polacca accompagnata da un’istitutrice e composta dalla madre, tre figlie e Tadzio, un ragazzo di circa quattordici anni. Aschenbach nota subito che il ragazzo è di una bellezza perfetta. Lo scrittore diventa ossessionato, inizia così a guardare e seguire continuamente il ragazzo e Tadzio, pur non rivolgendogli mai la parola, ogni tanto risponde allo sguardo di Aschenbach. Nel frattempo un ́epidemia di colera si diffonde nella città, ma i Veneziani cercano di nascondere il fatto per ragione di profitto. Alla fine del romanzo, Aschenbach, infettato dal colera e da un amore che non si può realizzare, muore sulla spiaggia mentre guarda il suo idolo. 

Nel romanzo si fa conoscenza dello scrittore soprattutto attraverso i suoi pensieri, infatti Aschenbach è un solitario che non rivolge spesso la parola agli altri durante il suo viaggio. Il problema, nell’adattare il romanzo allo schermo cinematografico, è quindi ovvio. Visconti opera un fondamentale cambiamento rispetto al romanzo: nel film, Aschenbach diventa un compositore. La musica, tuttavia, spiega solo in parte la sua passione verso Tadzio. Per approfondire il personaggio di Aschenbach Visconti usa molto la tecnica del flashback, con cui racconta memorie di eventi passati che non sono presenti nel romanzo, ma rappresentano pure invenzioni di Luchino Visconti e dello sceneggiatore Nicola Badalucco. Geoffrey Nowell-Smith afferma che il significato simbolico che si può estrarre dall’interrelazione di questi diversi livelli temporali non crea un senso più profondo della relazione fra un vecchio e un giovane. Le ragioni di Aschenbach sembrano quindi essere di genere patologico. Lo spettatore è consapevole del fatto che dovrebbero sussistere dei significati negli eventi e nella narrazione, ma non può essere sicuro di quali essi siano o di dove localizzarli.8 È vero che i flashback sembrano a volte servire proprio allo scopo di complicare la narrazione e rendere lo spettatore perplesso. 

È interessante notare, giacché il romanzo ha una forte connessione con l’omosessualità, che nel film Aschenbach era in passato un uomo sposato; egli si consola ricordando i tempi trascorsi con sua moglie e la sua giovane figlia, con cui gioca in un ambiente alpino. Un altro flashback si svolge nello stesso ambiente, ma questa volta la coppia è devastata dal funerale della figlia. È possibile che attraverso i flashback Visconti voglia citare la vita del compositore Gustav Mahler, la cui figlia morì effettivamente in giovane età. Nel romanzo, il solitario Aschenbach possiede una casa estiva in montagna, dove di solito trascorre le sue estati a scrivere. Mentre soggiorna a Venezia, pensa ogni tanto a questo posto. Le memorie o i flashback nel film, anche se diversi da quelli creati da Thomas Mann, portano Aschenbach ugualmente in un ambiente alpino e possono quindi essere visti come citazione al romanzo. 

Un altro flashback interessante per lo stesso motivo riguarda ancora l’omosessualità, la costruzione della scena pone Aschenbach in un postribolo in cui incontra una giovane prostituta di nome Esmeralda. Questo ricordo lega insieme il passato col presente in due modi: la prostituta ha lo stesso nome del vaporetto con cui Aschenbach arriva a Venezia all’inizio del film; si allude così al fatto che la destinazione, Venezia, è la destinazione verso un luogo di piacere, un posto di passioni proibite. Inoltre, il nome della barca si vede quasi di sfuggita scritto sulla prua, mentre quello della prostituta è pronunciato una sola volta dalla sua collega. Lo spettatore deve stare attento a non farsi sfuggire i dettagli, a cui Visconti bada molto. 

Quando Aschenbach arriva nella camera di Esmeralda, lei sta suonando Per Elisa di Ludwig Van Beethoven al pianoforte e successivamente, nel film, Tadzio suona in solitudine lo stesso motivo nella sala d’albergo, su un altro pianoforte. Il legame fra queste due scene indica che i sentimenti che Aschenbach riserva per il giovane Tadzio non sono soltanto di natura platonica, ma che egli lo desidera sessualmente come ha desiderato Esmeralda. 
 
Altri flashback poi, mostrano Aschenbach ad un concerto in cui riceve applausi e disapprovazione dagli spettatori. Questa scena fa riflettere sulla sua musica, su che cosa la gente si aspettava da lui e perché non era soddisfatta. Probabilmente la musica non era abbastanza sensuale, troppo Apollinea.9 Nella stessa scena il pubblico viene anche informato da un dottore che l ́artista è debole di cuore, elemento che può essere inteso come una predizione della sua morte. Il flashback più rilevante del film è poi un discorso che Aschenbach ha con un caro amico sulla natura dell’arte, discorso che verrà preso in considerazione più oltre.

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