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Edisu, la media non conta più per avere la borsa di studio

venerdì 5 settembre 2014


Le domande per le borse di studio per le Università del Piemonte sono in calo anche se negli uffici dell’assessorato regionale per il diritto allo studio sono convinti di superare quota diecimila. Al 26 agosto, però, i risultati della prima verifica rispetto al 2013 portano un segno negativo complessivo anche se il dato è contraddittorio. Sono in aumento le richieste per il primo anno mentre sono in calo quelle per gli anni successivi. 
Perché è successo? Monica Cerutti, assessore regionale allo studio offre una sua lettura: «All’interno di una situazione nazionale di calo delle iscrizioni il sistema universitario piemontese paga le scelte sbagliate della passata amministrazione di centrodestra che ha drasticamente tagliato i fondi e introdotto criteri di valutazione che stanno disincentivando gli studenti non piemontesi». Un’analisi che serve ad anticipare la volontà di «modificare i criteri per l’assegnazione delle borse di studio mantenendo il merito ma cancellando il parametro della media dei voti valido solo in Piemonte». La giunta Cota aveva imposto un minimo di 25/30, parametrato a seconda delle difficoltà delle diverse facoltà. 

I numeri
Al 26 agosto sono state raccolte 5.186 domande contro le 5.-275 dello stesso periodo dell’anno scorso. In tutto sono 99 richieste in meno che equivalgono ad una percentuale di meno 1,69. Ma un decremento maggiore si registra nelle domande di chi richiede anche un alloggio: in questo caso si passa da 3146 a 3018 con una riduzione del 4,07%. Come detto le richieste per il primo anno sono in aumento (746 contro 631) e compensano solo in parte quelle in calo degli anni successivi (in calo da 3.523 a 3.308). Secondo l’assessore «in questo caso si vedono gli effetti del fatto che i tagli del passato che hanno impedito di coprire tutte le richieste e questo ha scoraggiato gli studenti più vecchi. Nell’assestamento di bilancio abbiamo stanziato 6 milioni in più ma questo non permetterà comunque si soddisfare tutte le domande anche se è un segnale della volontà della giunta Chiamparino di invertire la rotta».  

No aumenti per mense
Si spiega anche così la decisione presa dalla giunta regionale di non aumentare il costo dei pasti per gli studenti universitari serviti nelle mense e regolati secondo le fasce Isee. Invariati anche i costi del pernottamento per chi non usufruisce delle borse di studio anche se si pagheranno due euro in più per i soggiorni brevi dopo le sedici notti. Dunque il costo medio di un pasto intero è di 6,69 euro e quello di un pasto ridotto è di 5,25. Mentre il costo medio effettivo mensile è di 489,60 euro.  

Nuovi criteri
Nelle scorse settimane la giunta regionale ha approvato un disegno di legge che modifica la composizione del consiglio di amministrazione dell’Ente per il diritto allo Studio (Edisu) riservando un posto per un rappresentante degli studenti e un secondo ad una personalità indicata dalle università. «Abbiamo accolto le istanze di chi vive dentro gli atenei», spiega l’assessore che è intenzionata a presentare un provvedimento che modifica i criteri per l’assegnazione delle borse di studio. «la nostra intenzione - spiega - è di dare peso al criterio del merito ma cancellando il requisito della media che crea una forte situazione di disparità tra i diverso corsi di laurea e che non trova riscontri a livello nazionale e nemmeno nelle altre regioni».  

Fonte: La Stampa
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