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La filosofia della religione

lunedì 6 ottobre 2014


• Stabilendo in modo del tutto ingenuo il compito della filosofia della religione, si può dire che la religione va compresa, concepita in termini filosofici, ossia proiettata in un contesto comprensibile. La posizione del problema della filosofia della religione dipende quindi dal concetto di filosofia: M. Heidegger, Fenomenologia della vita religiosa, p. 113.
• «La filosofia della religione è il pensiero filosofico che assume come oggetto la religione, e che dunque si sforza di chiarire riflessivamente l’essenza e le modalità della religione. Perciò la domanda che sollecita la filosofia della religione e la stimola a pensare è la seguente: che cos’è propriamente la religione?»: Welte, Dal nulla al mistero assoluto, 14.
• «la filosofia della religione si configura come uno dei modi particolari in cui la filosofia sperimenta il proprio carattere estroflesso, la propria vocazione a essere filosofia di altro, mettendo in rapporto atteggiamenti e tradizioni diverse (così come accade, ad esempio, nel caso della filosofia della scienza, della filosofia dell’arte, filosofia della politica, ecc.). In quanto tale, la filosofia della religione si rivolge, appunto con domande e con stile tradizionalmente filosofici, alla sfera religiosa, e presuppone quindi, per lo sviluppo del problema di Dio, il modo in cui Dio si fa questione in uno specifico ambito degli atteggiamenti umani: la dimensione religiosa», Fabris, Introduzione alla filosofia della religione, 43;
• per Olivetti la connessione filosofia della storia e filosofia della religione «non solo scandisce una precisa fase storica della filosofia della religione – quella in cui “filosofia della religione” diviene il nome istituzionalizzato per una disciplina specifica – ma anche identifica un tipo ideale della filosofia della religione; infatti le due fasi storiche di quest’ultima, scandite, rispettivamente e successivamente, dall’assenza e dalla presenza della filosofia della storia, si sono cristallizzate nel concreto esercizio della teoria e rappresentano tutt’oggi i due generi sommi, per così dire, in cui si configura la filosofia della religione: quello non storico (e sostanzialmente prosecutore della “teologia naturale”, di cui talora è sinonimo) prevalente nella filosofia angloamericana di stile analitico-empiristico e, pur con tutte le differenze, nella filosofia delle università ecclesiastiche cattoliche, e quello storico ed ermeneutico prevalente nella filosofia di tradizione europeo-continentale»1;
• in filosofia della religione il baricentro può spostarsi verso la filosofia (A) o verso la religione (B):
A. la filosofia assume un ruolo omnideterminante, interpretando i fenomeni religiosi secondo un sistema filosofico; è il caso di Kant e del fondatore del neokantismo, Hermann Cohen, nel suo Der Begriff der Religion im System der Philosophie2 del 1915;
B. la religione è assunta quale fatto e dato, guardando prima di tutto a come le persone religiose comprendono linguaggio e comportamento religiosi, le loro asserzioni e le loro pretese; di questo tipo ad esempio sono le filosofie della religione di A. Brunner, A. Lang e B. Welte; in R. Schaeffler, Religionsphilosophie, si combinano tre metodiche: trascendentale, fenomenologia, analisi del linguaggio3;
• possibile programma di una filosofia della religione: «dovrebbe: 1) chiarire l’essenza della religione, tanto dal punto di vista dell’oggetto che da quello dell’atteggiamento religiosi; 2) giustificare la religione davanti alla ragione critica, non solo sviluppando una teologia filosofica, ma anche elaborando una legittimazione del comportamento religioso come forma di vita umana», Brito, Filosofia della religione, 101;

1 M. M. Olivetti, Filosofia della religione, in P. Rossi cur., La filosofia, vol. 1, UTET, Torino,1995, p. 184.


2 Ed il sistema per Cohen è quello della Logik der reinen Erkenntnis (1902), della Ethik des reinen Willens (1904) e della Ästhetik des reinen Gefühls (1912).


3 Ancor meglio «associare le varie prospettive esplorate dalle filosofie della religione di questi ultimi secoli, soprattutto il metodo trascendentale, la via fenomenologia, l’approccio ermeneutico e l’analisi del linguaggio, in modo che questi indirizzi si completino e correggano i loro rispettivi limiti»: Brito, Filosofia della religione, 101.
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